I principi generali del processo penale minorile
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Articolo del 12/02/2008 Autore Avv. Rosalia Conforti Altri articoli dell'autore


In origine il processo penale minorile era disciplinato dalla legge istitutiva dei Tribunali per minorenni del 19341, un legge che, come è ovvio, risentiva fortemente di un clima profondamente innovato.

Fu così che nel 1988, nell’ambito di una profonda generale riforma del processo penale per gli adulti, venne emanato un autonomo provvedimento legislativo: il D.p.R. 22 settembre 1988, n.448, cui ha fatto seguito il d.lgsl. 28 luglio 1989, n. 272 recante norme di attuazione, coordinamento e transitorie del predetto decreto.

Tale decreto ha disciplinato un nuovo sistema procedurale per l’imputato minorenne2 caratterizzato da un necessario coinvolgimento di strutturati servizi e risorse volti a tentare un effettivo recupero del minore deviante agevolando, al contempo, le possibilità di rapida fuoriuscita dal circuito penale per coloro che non presentano gravi deviazioni nel processo di socializzazione, riducendo drasticamente, in tal modo, le ipotesi di trattamento carcerario che non consentono un reale recupero3.

La specialità del processo minorile è già evidente dalla lettura dell’art. 1 della riforma che, nel primo periodo, così recita: “Nel procedimento a carico di minorenni si osservano le disposizioni del presente decreto e, per quanto da esse non previsto, quelle del codice di procedura penale..” dettando, a tal fine, una norma di specializzazione analoga a quella dell’art. 15 delle preleggi in quanto assume che, nell’ipotesi di concorso di norme, hanno prevalenza le norme proprie del processo minorile.

Il carattere di specializzazione del processo minorile è altresì evidente nell’affermazione contenuta nell’ultima parte del primo comma dell’art. 1 secondo cui “Tali disposizioni sono applicate in modo adeguato alla personalità e alle esigenze educative del minorenne”. Tale norma, proprio per la sua collocazione sistematica, sta a significare che le stesse regole che valgono per il processo a carico di imputati maggiorenni vanno modulate in ragione di due specifiche esigenze: le esigenze educative e la personalità del minore.

Ed invero.

La riforma sottolinea con forza il principio secondo cui il processo minorile deve avere come obiettivo quello di riprendere l’itinerario educativo del minore che si è spezzato con il compimento dell’atto criminale, prevedendo, altresì, che il processo stesso si articoli in modo tale da poter contribuire allo svolgimento di questo itinerario, avendo esso stesso finalità educative4.

Molte disposizioni, infatti, evidenziano le caratteristiche educative del processo minorile: lo stesso articolo 1, nello svolgere una funzione chiaramente pedagogica, prevede che “il giudice illustra all’imputato il significato delle attività che si svolgono in sua presenza nonché il contenuto e le ragioni anche etico- sociali della sua decisione”o ancora l’art. 12, il quale prevede che in tutte le fasi processuali sia assicurata al minore un’assistenza non solo tecnica ma anche psicologica, al fine di comprendere il significato del processo e il senso dell’intervento del giudice superando, in tal modo, le ansie connesse con la particolare situazione di vita che affronta; l’art. 19 poi specifica che il giudice, nel disporre le misure cautelari, deve tener conto “dell’esigenza di non interrompere i processi educativi in atto” .

E’ evidente, dunque, che il processo minorile si sviluppa tutto su di un piano educativo: il nuovo assetto legislativo prevede, infatti, che il giudice e i servizi sociali predispongano sia un progetto processuale (atto a definire se è opportuno o no e con quali strumenti, una rapida fuoriuscita del minore dal sistema penale) e, successivamente, un progetto educativo che, utilizzando tutte le risorse del minore e del suo ambiente di vita, riesca a ricucire un itinerario di sviluppo della personalità del minore stesso5.

La finalità educativa ed il carattere di specializzazione del processo minorile è, altresì, evidente, nella previsione della presenza obbligatoria di soggetti che abbiano una specifica competenza sulle dinamiche proprie del soggetto in età evolutiva. È prevista, infatti, una specializzazione del giudice, attraverso la partecipazione a corsi di formazione e di aggiornamento6; una specializzazione della polizia, attraverso la costituzione di una sezione specializzata di polizia giudiziaria presso ciascuna Procura della Repubblica presso il T.M. con specifica competenza e preparazione di questo organo7; una specializzazione dei difensori, attraverso la previsione di un apposito elenco, istituito presso ciascun Consiglio dell’ordine forense, di “difensori con specifica preparazione nel diritto minorile”8. Particolare rilievo assume, infatti, nel processo minorile, la figura del difensore che non è il mero tecnico del diritto il cui unico obiettivo è quello di escludere o attenuare la responsabilità del cliente, bensì è l’interlocutore privilegiato della realizzazione di un progetto educativo che ha come fine il recupero del soggetto dalla personalità in formazione. Egli è, pertanto, l’individuo che dovrà aiutare ad individuare la migliore strategia processuale per assicurare il miglior recupero del minore, che dovrà impostare e mantenere un dialogo sia nei confronti dei servizi chiamati ad operare, sia nei confronti dei familiari coinvolti nel processo di recupero, che agevolerà, nel minore, la comprensione della valenza educativa del processo e delle misure adottate nel suo esclusivo interesse.

Al fine di rendere concretamente realizzabile il progetto educativo proprio del processo minorile è, altresì, necessario un partecipe coinvolgimento dei vari soggetti protagonisti del progetto educativo, in primo luogo il minore.

La struttura e le caratteristiche del processo fanno sì che il processo non sia celebrato contro il minore e sul minore bensì con il minore. Egli, infatti, da mero oggetto del diritto diviene, in questo campo, soggetto attivo di diritto: il suo convinto consenso al progetto educativo è, infatti, elemento necessario alla sua riuscita. Ne discende, pertanto, che le informazioni date al minore sull’andamento del processo, oltre ad essere funzionali ad una migliore comprensione di ciò che avviene, sono anche strumento perchè il minore stesso possa procedere nel processo verso un obiettivo di recupero.

Altri protagonisti di questo delicato e complesso sistema sono i genitori. Essi sono fortemente coinvolti nel processo, non solo come spettatori inerti o come soggetti ad adiuvandum nell’assistenza affettiva e psicologica al minore ma come soggetti che, in forza del dovere di cura e di vigilanza che a loro spetta, svolgono un compito determinate nell’azione recuperativa del minore. In tale prospettiva va vista, dunque, la notificazione dell’informazione di garanzia anche al genitore del minore e la previsione di una sanzione pecuniaria nel caso in cui il genitore non compaia all’udienza preliminare senza un legittimo impedimento.9

Altre figure centrali del processo sono i servizi: ministeriali e dell’ente locale.

Essi vanno visti non solo come figure che svolgono funzioni di assistenza al minore ma anche e principalmente come individuatori delle risorse personali, familiari ed ambientali su cui far leva e come attuatori del progetto educativo.

Contrariamente al passato, ove i servizi prendevano in carico il minore solo a seguito dell’esito del processo, oggi essi sono chiamati a svolgere in prima persona una funzione coadiutoria nel processo non solo per far comprendere al giudice (attraverso una puntuale analisi della situazione di vita del minore) le ragioni che hanno portato alla commissione del fatto penalmente rilevante e il grado di devianza a cui è prevenuto il minore, ma anche per predisporre la più opportuna strategia processuale, nell’interesse del minore, e per impostare il progetto educativo più adeguato alla sua personalità10.

Ogni singola disposizione normativa, dunque, manifesta chiaramente il carattere di specialità del processo minorile che trova il suo principio ispiratore nell’articolo 40 della Convenzione del 20 novembre 1989 sui diritti del Fanciullo11. Tale disposizione impone, infatti, una forte specializzazione in un settore in cui le clausole di salvaguardia dei minori abbiano prevalenza anche rispetto ad interessi fondamentali protetti in modo differenziato per gli adulti. È questo il senso dell’espressione “assicurare ai fanciulli un trattamento conforme al loro benessere e proporzionato sia alla loro situazione che al reato”, contenuta nel quarto comma dell’articolo 40 citato, espressione che non solo mette sullo stesso piano la situazione del minore ed il reato, ma, in caso di parità, attribuisce indubbia prevalenza alla prima, poichè impone un trattamento conforme al benessere del fanciullo stesso.

Da tutto quanto sopra ne discende che, per assicurare ai minori deviati un giusto processo, è fondamentale il rispetto non solo di tutte le garanzie riconosciute all’adulto ma anche di quelle specifiche legate alla peculiare condizione minorile e proprie dello specifico obiettivo di protezione del minore e di rieducazione della sua condotta.

È questo, dunque, un sistema che non può e non deve esaurirsi nel semplice rispetto delle regole, ma deve approfondire il vissuto in funzione di accompagnamento del fanciullo in piena conformità del disposto di cui all’articolo 30 della Costituzione secondo cui lo Stato deve adottare ogni provvedimento affinché prima la famiglia e, successivamente, le istituzioni sostitutive, provvedano non solo all’istruzione, ma principalmente all’educazione dei minori.

Avv. Rosalia Conforti

1 R.D.L. n. 1404 del 20 luglio 1934 (convertito in Legge n. 885 del 1935)

2 Giannino, Il processo penale minorile, Padova, 1994.

3 Di Nuovo- Grasso, Diritto e procedura penale minorile, Milano, 1999.

4 A. C. Moro, Manuale di diritto minorile, Bologna, 2006.

5 In tale prospettiva va vista la disposizione (art. 29 del d. lgsl. 28 luglio 1989, n. 272) secondo cui , proprio perchè il processo penale minorile non si pone contro l’imputatoma tende, anche attraverso una sentenza di condanna, al recupero del soggetto deviante, la stessa non comporta per l’imputato il pagamento delle spese processuali e di quelle del mantenimento in carcere.

6 Art. 4 e 5 d. lgsl. 28 luglio 1989, n. 272.

7 Le funzioni specifiche assegnate a questo organo sono: l’esecuzione degli ordini di applicazione delle misure cautelari; l’effettuazione di notifiche degli atti giudiziari; l’esecuzione di attività di accompagnamento coattivo di indagati ed imputati; l’effettuazione di indagini nell’ambito del potere di iniziativa del P.M.; l’acquisizione degli elementi di prova ai fini del giudizio. Secondo quanto previsto all’art. 6 delle disposizioni di attuazione, per l’assegnazione del personale di polizia alle predette sezioni si deve tener conto: dell’attitudine, dei titoli di studio, dei titoli di specializzazione in materie minorili, delle specifiche esigenze del candidato. Sono previste, altresì, iniziative di formazione e di aggiornamento del personale addetto alle sezioni di polizia giudiziaria.

8 Secondo l’art. 15 delle disposizioni di attuazione per l’iscrizione all’albo speciale, l’idoneità del difensore deve essere desunta dal fatto che l’avvocato abbia svolto, non saltuariamente, la professione forense davanti alle giurisdizioni minorili, dall’aver frequentato un corso di perfezionamento e di aggiornamento nelle materie attinenti al diritto minorile e alle problematiche dell’età evolutiva. È previsto che corsi di tal genere siano annualmente organizzati dai consigli dell’ordine d’intesa con il presidente del T.M..

9 La sanzione, prevista dall’art. 31, comma 4 è collegata nongià alla circostanza che il genitore si è sottratto all’onere di predisporre una difesa tecnica o un’assistenza affettiva e psicologica (che possono essere in altro modo assicurate), bensì al rifiuto colpevole di responsabilizzarsi nei confronti del figlio e di collaborare attivamente nel progetto educativo che s’intende impostare.

10 Determinante, in tal senso, è la previsione, all’art. 17 delle disposizioni di attuazione, secondo cui l’autorità giudiziaria provvede ad informare anche i servizi interessati, mediante apposita comunicazione dell’instaurazione del procedimento e successivamente degli atti per cui sia richiesta la partecipazione del minore.

11Art. 40: “1. Gli Stati parti riconoscono ad ogni fanciullo sospettato accusato o riconosciuto colpevole di reato penale di diritto ad un trattamento tale da favorire il suo senso della dignità e del valore personale, che rafforzi il suo rispetto per i diritti dell'uomo e le libertà fondamentali e che tenga conto della sua età nonché della necessità di facilitare il suo reinserimento nella società e di fargli svolgere un ruolo costruttivo in seno a quest'ultima. ‑‑2. A tal fine, e tenendo conto delle disposizioni pertinenti degli strumenti internazionali, gli Stati parti vigilano in particolare: ‑a) affinché nessun fanciullo sia sospettato, accusato o riconosciuto di reato penale a causa di azioni o di omissioni che non erano vietate dalla legislazione nazionale o internazionale nel momento in cui furono commesse; ‑b) affinché ogni fanciullo sospettato o accusato di reato penale abbia almeno diritto alle seguenti garanzie: ‑i) di essere ritenuto innocente fino a quando la sua colpevolezza non sia stata legalmente stabilita; ‑ii) di essere informato il prima possibile e direttamente, oppure, se del caso, tramite i suoi genitori o rappresentanti legali, delle accuse portate contro di lui, e di beneficiare di un'assistenza legale o di ogni altra assistenza appropriata per la preparazione e la presentazione della sua difesa; ‑iii) che il suo caso sia giudicato senza indugio da un'autorità o istanza giudiziaria competenti, indipendenti ed imparziali per mezzo di un procedimento equo ai sensi di legge in presenza del suo legale o di altra assistenza appropriata, nonché in presenza dei suoi genitori o rappresentanti legali a meno che ciò non sia ritenuto contrario all'interesse preminente del fanciullo a causa in particolare della sua età o della sua situazione; ‑iv) di non essere costretto a rendere testimonianza o dichiararsi colpevole; di interrogare o far interrogare i testimoni a carico e di ottenere la comparsa e l'interrogatorio dei testimoni a suo discarico a condizioni di parità; ‑v) qualora venga riconosciuto che ha commesso reato penale, poter ricorrere contro questa decisione ed ogni altra misura decisa di conseguenza dinanzi una autorità o istanza giudiziaria superiore competente, indipendente ed imparziale, in conformità con la legge; ‑vi) farsi assistere gratuitamente da un interprete se non comprende o non parla la lingua utilizzata; ‑vii) che la sua vita privata sia pienamente rispettata in tutte le fasi della procedura. ‑‑3. Gli Stati parti si sforzano di promuovere l'adozione di leggi, di procedure, la costituzione di autorità e di istituzioni destinate specificamente ai fanciulli sospettati, accusati o riconosciuti colpevoli di aver commesso reato, ed in particolar modo: ‑a) di stabilire un'età minima al di sotto della quale si presume che i fanciulli non abbiano la capacità di commettere reato; ‑b) di adottare provvedimenti ogni qualvolta ciò sia possibile ed auspicabile per trattare questi fanciulli senza ricorrere a procedure giudiziarie rimanendo tuttavia inteso che i diritti dell'uomo e le garanzie legali debbono essere integralmente rispettate. ‑‑4. Sarà prevista tutta una gamma di disposizioni concernenti in particolar modo le cure, l'orientamento, la supervisione, i consigli, la libertà condizionata, il collocamento in famiglia, i programmi di formazione generale e professionale, nonché soluzioni alternative all'assistenza istituzionale, in vista di assicurare ai fanciulli un trattamento conforme al loro benessere e proporzionato sia alla loro situazione che al reato


Avv. Rosalia Conforti
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