La truffa: delitti contro il patrimonio mediante frode
Condividi su Facebook | Discuti nel forum | Consiglia | Scrivi all'autore | Errore |

Articolo del 10/01/2008 Autore Avv. Alessandro Amaolo Altri articoli dell'autore


Il reato di truffa 1 (dal latino fraus, fraudis, inganno), previsto e punito dall’articolo 640 codice penale, è stato collocato dal legislatore del 1930 nel libro II, titolo XIII, capo II del codice penale, quest’ultimo intitolato ai delitti contro il patrimonio mediante frode.

Pertanto, ai sensi e per gli effetti dell’articolo 640 c.p.vienepunito“chiunque, con artifizi2 o raggiri, inducendo taluno in errore, procura a sé o ad altri un ingiusto profitto con altrui danno”.

Il trattamento sanzionatorio, per l’ipotesi semplice, è quella della reclusione da 6 mesi a 3 anni con la multa da euro 51 ad euro 1.032.

Invece, il secondo comma dell’articolo 640 c.p. (truffa aggravata) dispone che la pena è della reclusione da 1 a 5 anni e della multa da euro 309 a euro 1.549:

Il bene giuridico tutelato dalla fattispecie incriminatrice in oggetto è il patrimonio, mediante la previsione della punibilità di condotte atte a ledere la libera formazione del consenso nei negozi giuridici patrimoniali.

L’elemento psicologico del delitto di truffa è costituito daldologenerico, diretto o indiretto, avente ad oggetto gli elementi costitutivi del reato anche se preveduti dall’agente come conseguenze possibili, anziché certe, della propria condotta, e tuttavia accettati nel loro verificarsi, con conseguente assunzione del relativo rischio.

Riguardo alla cd. truffa negoziale4 (contrattuale), l’elemento caratterizzante del reato è il dolo iniziale dell’un contraente, tale da falsare il processo volitivo dell’altro e da determinarlo alla stipulazione del negozio, appunto, in virtù dell’errore in lui generato mediante artifici o raggiri.

Pertanto, l’elemento oggettivo del reato di truffa è basato sui seguenti elementi:

●l’artifizio, che è un’alterazione della realtà esterna simulatrice dell’inesistente o dissimulatrice5 dell’esistente che crea una falsa apparenza materiale.

●ilraggiro6che operadirettamente sulla psiche del soggetto passivo. In sintesi, si tratta di una menzogna7 corredata da una serie di ragionamenti idonei a farla scambiare per verità.

È un reato istantaneo e comune, in quanto può essere commesso da chiunque; di danno, poiché richiede l’offesa in senso naturalistico al bene protetto. Inoltre, trattasi di un reato di evento, giacché si perfeziona con la semplice verificazione dell’evento dannoso ed a forma vincolata, in quanto la condotta è prestabilita dal legislatore. Più in dettaglio, l’evento nel reato di truffa consiste nel conseguimento del profitto con altrui danno, che sono elementi collegati tra loro in modo da costituire due facce della stessa medaglia. Il reato si perfeziona, quindi, con l’effettivo conseguimento del bene da parte del reo e la definitiva perdita di esso da parte del soggetto passivo.

Il tentativo è pienamente configurabile nel reato de quo ed è, quindi, costituito dalla possibilità di indurre in errore un soggetto dotato di media intelligenza attraverso gli artifici o i raggiri in astratto idonei allo scopo.

Per completezza espositiva, restano anche da analizzare gli aspetti procedurali del reato de quo. L’autorità giudiziaria competente è il Tribunale in composizione monocratica (art. 33 ter c.p.p.) e si tratta di un reato procedibile d’ufficio (art. 50 c.p.p.), solo se ricorrono le circostanze previste dal secondo comma dell’art. 640 c.p. o un’altra aggravante. In mancanza delle circostanze di cui all’art. 640, comma 2, c.p. o di un’altra aggravante il delitto di truffa è procedibile a querela di parte (art. 336 c.p.p.). Inoltre, aggiungo che il termine per proporre la querela decorre dal momento in cui il titolare del relativo diritto ha conoscenza certa del fatto di reato nella sua dimensione oggettiva e soggettiva, ovvero dalla data del reato perfetto in tutti i suoi elementi costitutivi.

In entrambe le ipotesi di truffa semplice o aggravata l’arresto è facoltativo in flagranza (art. 381 c.p.p.) ed il fermo di indiziato di delitto non è consentito (art. 384 c.p.p.); le misure cautelari personali interdittive (art. 287 c.p.p.) e coercitive (art. 280 c.p.p.) possono essere consentite e, quindi, applicabili solo nell’ipotesi di cui al secondo comma. Invece, nell’ipotesi di cui al primo comma sono consentite soltanto le misure coercitive (280, 391, 381 c.p.p.).

In riferimento ai rapporti con altri reati la Suprema Corte, di recente, ha affermato che: “E’qualificabile come furto aggravato da mezzo fraudolento e non come truffa la condotta che consista nell’impossessarsi di un oggetto (nella specie, un telefono cellulare) di cui si sia ottenuta, con un pretesto quale quello costituito dalla falsa rappresentazione di una urgente necessità, la momentanea consegna da parte del legittimo detentore, rimasto presente, in attesa della restituzione”. (CassazionePenale,sezioneV,sentenza9 marzo2007, n. 10211)

Inoltre, il criterio distintivo tra il reato di truffa e quello di estorsione, quando il fatto è connotato dalla minaccia di un male, va ravvisato essenzialmente nel diverso modo di atteggiarsi della condotta lesiva e della sua incidenza nella sfera soggettiva della vittima. In sintesi, ricorre la prima ipotesi delittuosa se il male viene ventilato come possibile ed eventuale e comunque non proveniente direttamente o indirettamente da chi lo prospetta, in modo che la persona offesa non viene coartata, ma si determina alla prestazione, costituente l’ingiusto profitto dell’agente, in quanto tratta in errore dalla esposizione di un pericolo inesistente. Invece, al contrario, si configura l’estorsione se il male viene indicato come certo e realizzabile ad opera del reo o di altri. Di conseguenza, in tale ultima ipotesi la persona offesa è posta nella ineluttabile alternativa di far conseguire all’agente il preteso profitto o di subire il male minacciato.

Ritengo, inoltre, che sia ipotizzabile il concorso materiale dei reati dipatrocinio infedele e di truffa nell’ipotesi in cui il patrocinatore, con la sua condotta infedele, occultando notizie o comunicando notizie false sul corso del processo, oltre a recare un reale ed effettivodannonei confronti della parte assistita procuri dolosamente a sé stesso un ingiusto profitto.

Sempre in riferimento ai rapporti con altri reati, c’è da affermare che ricorre il concorso tra il reato di truffa e quello di falso ogni qual volta la falsificazione sia preordinata ed usata come mezzo per la consumazione della truffa. Infatti, fra le due fattispecie criminose non esiste un rapporto di specialità, né è configurabile l’istituto del reato complesso, in quanto elemento costitutivo della truffa è l’artificio o il raggiro.

Infine, secondo il mio modesto parere, di particolare importanza è il criterio distintivo fra il reato di truffa ed il reato di frode in commercio (art. 515 c.p.). Pertanto, ritengo che il delitto di truffa si distingue da quello di frode in commercio per l’esistenza del raggiro o dell’artificio, che costituisce un“plus” rispetto alla frode in commercio e può essere realizzato anche nella fase esecutiva del contratto. Più in dettaglio, a mio parere, risponde del delitto di truffa il venditore che, in sede di esecuzione del contratto, avvalendosi di artifici e raggiri, induca l’altra parte ad accettare condizioni ben diverse da quelle pattuite all’interno del regolamento negoziale. Invece, al contrario, ritengo che si realizzi e si perfezioni il reato di frode in commercio nei casi in cui la frode intervenga al momento dell’esecuzione del contratto già concluso (in tal senso, Cassazione Penale, sezione III, sentenza 5 febbraio 2003, n. 2427). In conclusione, l’elemento distintivo fra i due reati ci viene fornito dal momento temporale in cui operano le rispettive condotte criminose. Orbene, il reato di frode in commercio si perfeziona in un momento posteriore e successivo rispetto a quello di truffa.

Avv. Alessandro Amaolo
www.avvocatoamaolo.com

1 In tema di delitto di truffa, se la condotta tipica cagiona un danno non solo al soggetto che, per effetto degli artifici e raggiri, pone in essere l’atto di disposizione patrimoniale pregiudizievole, ma anche ad altri, seppure nella forma della mancata acquisizione di un profitto, il diritto di querela spetta anche a questi ultimi. (Fattispecie in cui l’autore del fatto aveva indotto la vittima al pagamento di un premio assicurativo per una polizza solo fittiziamente stipulata, con danno anche per la Compagnia assicurativa per la mancata conclusione del contratto, che la vittima effettivamente era intenzionata a stipulare). CassazionePenale,sezioneII,sentenza 29marzo2007, n. 12969

2 È configurabile il reato di truffa aggravata ex art. 640, commi primo e secondo, n. 1, c.p., a carico di dipendenti di un ente pubblico i quali, facendo artificiosamente figurare le loro normali prestazioni lavorative come rientranti invece nell’ambito di un progetto-obiettivo specificamente finalizzato al miglioramento dei servizi, ottengano la indebita corresponsione dei compensi aggiuntivi previsti per la realizzazione di detto progetto. CassazionePenale,sezioneII,sentenza8marzo2007, n. 9786

3 Il reato di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche si consuma all’atto della effettiva percezione di tali erogazioni ma, quando queste vengano effettuate in più rate, nel perdurante silenzio dell’interessato, ciò non può dar luogo alla configurabilità di più reati uniti dal vincolo della continuazione, realizzandosi invece un caso di consumazione“prolungata”chesiesaurisceconla ricezionedell’ultima ratadelfinanziamento. In tale ipotesi, tuttavia, è da escludere l’applicabilità della confisca per equivalente, ai sensi dell’art. 640 quater c.p., introdotto dall’art. 3, comma 2, della legge 29 settembre 2000, n. 300, con riguardo alle somme percepite prima dell’entrata in vigore di tale legge. CassazionePenale,sezioneII,sentenza22novembre2006, n. 38803

4 In materia di truffa contrattuale, la condotta del debitore che maliziosamente ometta di riferire di avere già integralmente ricevuto i corrispettivi della compravendita di beni immobili, unita alla reiterata garanzianeiconfrontidell’istituto di credito che il prezzo di quelle vendite sarebbero state da lui utilizzate per ripianare i debiti, costituisce elemento idoneo ad indurre in errore la banca, perché si configura come quid pluris rispetto allasemplice promessa di adempimento non onorata. CassazinePenale,sezioneII,sentenza19ottobre2006, n. 35185

5 La stipula di un contratto preliminare di compravendita quale civile abitazione di parte di un immobile edificato in zona con destinazione alberghiera, operata dissimulando tale condizione amministrativa, integra il reato di truffa a carico del soggetto venditore. CassazionePenale,sezioneIII,sentenza15gennaio2007, n. 563

6 In tema di delitto di truffa, costituisce raggiro il comportamento del soggetto, che, nella qualità di amministratore di una società, ne venda alcune quote omettendo di riferire all’acquirente, determinatosi all’affare per le prospettive di guadagno derivanti dall’essere quella società controllante di altra a rilevante capitale pubblico e con florida situazione economica-patrimoniale, i rischi di un’eventuale e futura revocatoria fallimentare avente ad oggetto le quote di partecipazione della società cedutanella controllata, perché la revocatoria fallimentare colpisce un negozio fraudolento, che presuppone il consilium fraudis in capo al soggetto agente. Cassazione Penale, sezioneII,sentenza6 dicembre 2006, n. 40238

7 Non è configurabile il reato di indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato (art. 316 ter c.p.), né quello di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche (art. 640 bis c.p.), bensì eventualmente quello di truffa aggravata in danno dello Stato o di altro ente pubblico (art. 640, comma secondo, numero 1, c.p.), nella condotta di chi renda dichiarazioni mendaci in ordine alle proprie condizioni personali, familiari e patrimoniali al fine di ottenere l’erogazione dell’indennità da reddito minimo di inserimento, in quanto si tratta di un tipo di contributo che rientra nell’ambito delle erogazioni pubbliche di natura assistenziale, che come tali non sono prese in considerazione dalle norme incriminatici sopra citate, che si riferiscono esclusivamente ai casi di illecita o fraudolenta percezione di contributi pubblici di carattere economico-finanziario a sostegno dell’economia e delle attività produttive. CassazionePenale, sezioneV,sentenza 27 marzo 2007, n. 12687


Avv. Alessandro Amaolo
Avvocato

www.avvocatoamaolo.com
^ Vai all' inizio


Articoli correlati

Articoli su Overlex per l'argomento: penale

» Tutti gli articoli su overlex in tema di penale

Siti di interesse per l'argomento: penale





Concorso miglior articolo giuridico pubblicato su Overlex
Clicca qui
logo del sito
Il Quotidiano giuridico on line ISSN 2280-613X


Loading