Stalking: la disciplina penale
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Articolo del 10/01/2008 Autore Avv. Veronica Ribbeni Altri articoli dell'autore


Nel “Resoconto sommario e stenografico” concernente la seduta del 17 ottobre 2007 della Camera dei Deputati, in riferimento alla deliberazione sulla richiesta di stralcio relativa ai progetti di legge nn. 2169, 1249, 2101 e 2066, si legge che nel corso dell’esame dei progetti di legge n. 950 e abbinati, recanti disposizioni in materia di violenza sessuale e concernenti l’introduzione nell’ordinamento del delitto di molestia insistente, era stato chiesto lo stralcio degli artt.13 e 18 Ddl n. 2169, dell’art. 7 della proposta di legge n. 1249, degli artt.12 e 13 della proposta di legge n. 2101, dell’art. 3 della proposta di legge n. 20661.

La configurazione di una fattispecie penalmente rilevante che punisca il c.d. stalking è a tal punto urgente da richiedere uno stralcio delle disposizioni concernenti gli articoli di riferimento, al fine di poter pervenire a un esame più rapido e conseguentemente a una più rapida approvazione, rispetto all’indubbiamente più lunga attesa dell’approvazione dell’intero progetto.

Il termine stalking deriva dall’inglese to stalk, termine tecnico utilizzato nella caccia, traducibile nell’italiano “fare la posta” e riconducibile a un insieme di comportamenti ripetuti e intrusivi di sorveglianza, controllo, ricerca di contatto e comunicazione nei confronti di una vittima, infastidita e/o preoccupata.

Tale pattern comportamentale era precedentemente ricondotto a quanto p.e p. ex art. 660 c.p.. L’interesse tutelato da detta norma è la tranquillità pubblica, avendo riguardo alla possibilità di una reazione.

L’interesse privato viene in tal modo tutelato solo di riflesso.

Elemento soggettivo di tale fattispecie è la volontà della condotta e la direzione della volontà verso il fine specifico di interferire inopportunamente nell’altrui sfera di libertà.

La contravvenzione di cui all’art. 660 c.p. richiede, come elemento costitutivo, che il soggetto agente sia mosso da petulanza, modo di agire pressante, ripetitivo, insistente, indiscreto e impertinente che finisce, stante il modo stesso in cui si manifesta, per interferire nella sfera della quiete e della libertà delle persone, o da altro biasimevole motivo.

Quanto esposto appare evidente soprattutto se si considera che nel caso di remissione di querela, quest’ultima non produce alcun effetto, accordandosi così la tutela penale senza e contro la volontà della vittima.

Il reato è procedibile d’ufficio al fine di prevenire il turbamento della tranquillità pubblica, attuato mediante offesa alla quiete privata2.

Prima contravvenzione, ora delitto.

Nella seduta del 14 novembre la Commissione Giustizia della Camera ha approvato il testo che sanziona penalmente lo stalking, adottando il testo unificato “misure contro gli atti persecutori e la discriminazione fondata sull'orientamento sessuale o sull'identità di genere”.

L’art. 1 del menzionato testo3 introduce l’art. 612 bis c.p. concernente gli atti persecutori.

“Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque reiteratamente, con qualunque mezzo, minaccia o molesta taluno in modo tale da infliggergli un grave disagio psichico ovvero da determinare un giustificato timore per la sicurezza personale propria o di una persona vicina o comunque da pregiudicare in maniera rilevante il suo modo di vivere, è punito, a querela della persona offesa, con la reclusione da sei mesi a quattro anni.

La pena è aumentata fino a due terzi se il fatto è commesso da persona già condannata per il delitto di cui al primo comma.

La pena è aumentata fino alla metà e si procede d'ufficio se il fatto è commesso nei confronti di un minore ovvero se ricorre una delle condizioni previste dall'articolo 339.

Si procede altresì d'ufficio se il fatto è commesso con minacce gravi ovvero nei casi in cui il fatto è connesso con altro delitto per il quale è prevista la procedibilità d'ufficio”.

Viene, altresì, inserito, l’art. 612 ter c.p. (diffida): “la persona che si ritiene offesa da condotta che può presentare gli elementi del reato di cui all'articolo 612 bis può presentare all'autorità competente richiesta di diffida all'autore della stessa.

Quando sussistono specifici elementi che fanno ritenere fondato il pericolo di reiterazione del reato di cui all'articolo 612 bis, l'autorità di pubblica sicurezza, su autorizzazione del pubblico ministero che procede, diffida formalmente l'indagato dal compiere ulteriori atti persecutori.

La diffida è notificata all'indagato con le forme di cui agli articoli da 148 a 171 del codice di procedura penale.

Se nonostante la diffida formale l'indagato commette nuovi atti persecutori espressamente denunciati all'autorità, il reato è perseguibile d'ufficio e la pena detentiva prevista dal primo comma dell'articolo 612 bis è aumentata fino a sei anni”.

Gli atti persecutori di cui all’art. 612 bis sono stati inseriti fra le aggravanti di cui all’art. 577 c.p. c.1, che applica la pena dell’ergastolo qualora il fatto di cui all’art. 575 c.p. sia commesso ove ricorrano le aggravanti in esso riportate, ed è altresì inserito anche fra le aggravanti di cui all’art.609 ter, che prevede la reclusione da 6 a 12 anni per i fatti di cui all’art. 609 bis.

Dagli articoli prospettati in precedenza si evince che il profilo dello stalker penalmente rilevante, inserito tra i delitti contro la libertà individuale, è riconducibile alle caratteristiche delineate da Galeazzi e Curci (2001).

I comportamenti dello stalker, connotati dal porre in essere minacce ripetute, agendo sulla base di un investimento di matrice psico-affettiva, con condotte intrusive e reiterate di sorveglianza, controllo, ricerca di contatto e di momenti di intimità indesiderati, al fine di configurare la fattispecie prevista dagli articoli in esame, devono essere tali da turbare le normali condizioni di vita di un soggetto, generando in lui uno stato di soggezione, paura o disagio emotivo, al punto da ledere la libertà morale, personale, o la salute psicofisica.

La parte offesa del reato teme per la propria incolumità fisica e psicologica e il fastidio, la preoccupazione e la paura provate, integrano la fattispecie.

Lo stalker è visto, ora, in relazione alla vittima, e non, esclusivamente, nell’ottica della tranquillità pubblica.

Avv. Veronica Ribbeni

1http://www.camera.it/_dati/leg15/lavori/stenografici/sed225/SINTERO.pdf

2 Cfr. Cass. Sez. I, 228217/04, Cass. Sez. I, 212550/98.

3 L’art. 2 concerne le modifiche al codice di procedura penale.L’art. 3 prevede modifiche alla L. 654/75 e al Dl.122/93, in ordine ai reati di omofobia, riconoscendo la discriminazione fondata sull'orientamento sessuale o sull'identità di genere.


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