Oblazione: l’estinzione del reato e della pena - brevi considerazioni
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Articolo del 03/12/2007 Autore Avv. Alessandro Amaolo Altri articoli dell'autore


In via preliminare, si deve affermare che l’istituto giuridico dell’oblazione rientra nella filosofia generale del legislatore di realizzare una deprocessualizzazione, mediante una rapida fuoriuscita dal sistema penale di chi ha commesso violazioni che comportano minore allarme e danno sociale.

L’atto di oblazione può definirisi come un negozio giuridico unilaterale che una volta formato o portato ad effetto è insuscettibile di revoca, tanto meno sotto la forma indiretta della impugnazione nel merito del provvedimento definitorio che presuppone la sopravvivenza del rapporto processuale definitivamente estinto “in nuce” dall’iniziativa del privato che ha fatto venir meno la necessità di una decisione giurisdizionale sul merito dell’azione penale.

La ratio legis dell’oblazione è basata sul principio che in taluni casi, per la minore gravità degli illeciti commessi, lo Stato rinuncia a punire il colpevole permettendogli di provocare l’estinzione del reato con l’adempimento dell’obbligazione amministrativa. In sintesi, con l’istituto giuridico dell’oblazione, l’illecito penale si trasforma in illecito amministrativo attraverso il pagamento di una determinata somma di denaro.

Inoltre, l’oblazione, per il suo carattere eccezionale, è ammissibile solo prima del processo oppure nella fase predibattimentale e non più allorquando lo Stato, di fronte all’inerzia dell’interessato, ha ripreso il suo potere-dovere di perseguirlo.

Il codice penale del 1930 include, all’interno del libro primo “Dei reati in generale”, due tipologie di oblazione con gli articoli 162 e 162 bis1.

L’oblazione processuale prevista dall’art. 162 del codice penale e quella prevista dall’articolo 162 bis dello stesso codice, si distinguono per i profili seguenti: la prima è applicabile a quelle contravvenzioni non depenalizzate dagli artt. 32 e seguenti della legge n. 689 del 1981, che siano punibili con la sola pena dell’ammenda, mentre la seconda riguarda le contravvenzioni punite alternativamente con l’arresto o con l’ammenda.

L’oblazione regolata dall’art. 162 c.p. costituisce un vero e proprio diritto soggettivo dell’imputato2, tanto che il giudice ha solo il potere di verificare le condizioni“formali” che ne legittimano l’ammissione ed è obbligato a consentirla, dichiarando estinto il reato dopo l’avvenuto pagamento della somma. Invece, l’oblazione “facoltativa3”, introdotta con l’art. 162-bis c.p., è subordinata al potere discrezionale del giudice, il quale, oltre a verificare le condizioni formali e della inesistenza degli elementi ostativi, potrà immettere o respingere la domanda di oblazione in considerazione della ritenuta gravità del fatto, avuto riguardo agli elementi di cui all’art. 133 c.p.

Quindi, con l’oblazione l’estinzione del reato si verifica in modo autonomo con il versamento della somma fissata dal giudice, ed a questi non resta altro che dichiarare con sentenza la causa di estinzione del reato ormai già realizzatasi al momento del versamento. Pertanto, dopo il versamento della somma di denaro non è più possibile una revoca dell’ordinanza di ammissione all’oblazione.

Recentemente, la Cassazione ha affermato che non costituisce motivo di inammissibilità della domanda di oblazione la circostanza che l’imputato sia stato chiamato a rispondere, nello stesso processo, anche di un altro reato non oblabile (Cassazionepenale,sezioneV,sentenza4aprile2006, n. 16488).

Infine, si deve affermare che l’art. 162 bis, comma 3, non ammette l’oblazione speciale4 allorquando ricorrono i casi previsti dal terzo capoverso dell’articolo 99 (Recidiva5), dall’articolo 104 (Abitualità nelle contravvenzioni) o dall’articolo 105 (Professionalità nel reato), né quando permangono conseguenze dannose o pericolose del reato eliminabili da parte del contravventore.

In conclusione, l’istituto giuridico dell’oblazione, in presenza di determinati e specifici presupposti, è una vera e propria causa di estinzione del reato tanto per le contravvenzioni punite con la sola pena dell’ammenda, quanto per quelle punite alternativamente con l’arresto o l’ammenda.

Schema illustrativo

ILL.MO TRIBUNALE DI . . .

ILL.MO G.I.P./G.U.P. PRESSO IL TRIBUNALE DI . . .

R.G. n. . . .

 

Ilsottoscritto Sig. Caio imputatonelprocedimentoamargine,perilreatoprevisto e punito dall’art....consideratochenonricorronolecondizioniostativealladefinizionedelprocessomedianteoblazionerichiamatedall’art.162bis,comma3, c.p.;considerato, inparticolare,chenonpermangono(osonostateeliminate) le conseguenze dannose del reato, dal momento che . . . (come da documentazione che si produce in allegato); considerata e rilevata la scarsa gravità del fatto contestato, chiede di potere essere ammesso all’oblazione ai sensi e per gli effetti dell’art. 162 bis codice penale.

Con osservanza

 

Data e firma


Avv. Alessandro Amaolo
www.avvocatoamaolo.com

1 In tema di oblazione speciale ai sensi dell’art. 162 bis c.p., qualora siano state contestate più violazioni in continuazione, il limite massimo dell’ammenda al quale far riferimento per il calcolo della somma dovuta a titolo di oblazione (pari alla metà di esso) corrisponde al triplo della pena pecuniaria massima prevista per il reato. Cassazione penale, sezioneIV,sentenza2dicembre2005,n.2414

2 La facoltà di proporre l’istanza di oblazione può essere esercitata esclusivamente dall’imputato, in quanto si configura come un diritto personalissimo che implica la rinuncia a far valere la propria difesa in vista della estinzione del reato. Ne consegue che il difensore, non munito di procura speciale, non è legittimato a proporre l’istanza di oblazione per conto dell’imputato. Cassazione penale,sezioneIV,sentenza1dicembre2004, n. 5814

3 In tema di oblazione facoltativa, è richiesta una specifica motivazione sulle ragioni della ritenuta gravità del fatto (art. 162 bis, comma 4, c.p.) nel caso in cui la domanda di oblazione venga, per tale motivo, respinta; al contrario, se la domanda venga accolta senza che vi sia stato parere contrario del pubblico ministero, è sufficiente che il giudice dimostri di aver preso in esame la circostanza. Cassazionepenale,sezioneIV,sentenza6ottobre2005, n. 11359

4 Ai fini dell’ammissibilità dell’oblazione speciale di cui all’art. 162 bis c.p. non è richiesto che la recidiva reiterata, l’abitualità e la professionalità nelle contravvenzioni siano state giudizialmente dichiarate dalgiudice, essendo sufficiente la mera cognizione del magistrato della sussistenza di detti“status”, dal momento che l’art. 162 bis c.p. subordina la non ammissibilità dell’oblazione al fatto che“ricorrano” i casi previsti dal terzo capoverso dell’art. 99, dall’art. 104 o dall’art. 105 stesso codice, ovvero che permangano le conseguenze dannose o pericolose del reato, eliminabili da parte del contravventore, come si desume dal tenore letterale e logico della disposizione. Cassazionepenale,sezioneI,sentenza5aprile2006, n. 17316

In tema di oblazione, i precedenti penali – indipendentemente dalla circostanza che essi siano ostativi o meno all’ammissione all’oblazione (art. 162 bis comma 3 c.p.) – possono essere considerati ai fini della gravità del reato, anche in assenza di una formale contestazione della recidiva. Cassazionepenale,sezioneIV,sentenza11aprile2006, n. 21454

5 La recidiva reiterata è ostativa all’applicazione dell’oblazione facoltativa, pur in mancanza di una precedente apposita dichiarazione giudiziale dello“status”di recidivo, essendo la contestazione della recidiva necessaria unicamente per applicare l’aumento di pena. Cassazionepenale, sezioneIV,sentenza28aprile2006, n. 14751(udienza12gennaio2006)


Avv. Alessandro Amaolo
Avvocato

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