Contrassegno SIAE: Corte di Giustizia Comunità Europee - inottemperanza dello Stato italiano degli obblighi procedurali
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Articolo del 22/11/2007 Autore Avv. Veronica Ribbeni Altri articoli dell'autore


Il 12 febbraio 2000, come si legge nel testo stesso della sentenza della Corte di Giustizia, la Procura della Repubblica presso il Tribunale civile e penale di Forlì ha avviato un’indagine preliminare nei confronti del Sig. K.J.W.S., cittadino tedesco, legale rappresentante di una società a responsabilità limitata, in relazione all’imputazione di cui all’art. 171 ter, n. 1, lett. c), L.633/41.

Il Sig. S. deteneva compact disc, presso i magazzini della menzionata società, contenenti opere d’arte figurativa, importati dalla Germania per conto di altre società e destinati al commercio nell’ambito culturali, privi del contrassegno dell’ente nazionale incaricato della riscossione dei diritti d’autore.

Il 14 dicembre 2004 il GOT del Tribunale di Cesena, B. De Virgiliis ha accolto un’istanza di domanda pregiudiziale, formulata dall’Avv. Sirotti Gaudenzi, nel corso dell’udienza svolta nella medesima data, sospendendo il procedimento e disponendo la trasmissione degli atti alla Corte di Giustizia.

La questione pregiudiziale concerneva l'interpretazione della direttiva del Consiglio 92/100 CEE del 19 novembre 1992, nonché dell'art. 3 del Trattato CE, in riferimento al divieto imposto agli Stati membri di imporre “dazi doganali, restrizioni e misure ad effetto equivalente, inerenti l’entrata e l’uscita delle merci”, come disciplinato anche nel Titolo 1 della Parte Terza della del Trattato CE (versione consolidata 1997), nonché l'interpretazione della direttiva del Consiglio 83/189 CEE del 28 marzo 1983, che prevedeva una procedura d'informazione nel settore delle norme e delle regolamentazioni tecniche.

La domanda di pronuncia pregiudiziale è stata considerata ricevibile solamente nella parte in cui riguarda l’interpretazione della direttiva 98/34 e concerne gli artt. 1, 8, 10 e 11 della citata direttiva in riferimento alla possibilità che questi ostino a disposizioni nazionali.

Ciò che in primis andava verificato era se l’obbligo di apporre la sigla della Società Italiana degli Autori ed Editori sul supporto in cui sono contenute riproduzioni di opere d’ingegno, potesse essere qualificato come regola tecnica ex art. 1 della direttiva 98/34, e conseguentemente bisognava accertare se il progetto di regola tecnica era stato notificato alla Commissione dalle autorità italiane, dato che in mancanza di tale notifica esso sarebbe stato inopponibile al Sig. S..

L’Avvocato Generale nelle sue conclusioni ha specificato che, diversamente da quanto sostenuto dalla Società Italiana degli Autori ed Editori e dal governo italiano, il contrassegno SIAE non riguarda esclusivamente l’opera dell’ingegno, poiché la sua apposizione è diretta a informare i consumatori e le autorità nazionali sulla legalità delle copie, ed è effettuata sul supporto che contiene l’opera dell’ingegno, indi sul prodotto stesso.

Ex art. 1, punto 11, della direttiva 98/34 la nozione di regola tecnica è “una specificazione tecnica o altro requisito o una regola relativa ai servizi, comprese le disposizioni amministrative che ad esse si applicano, la cui osservanza è obbligatoria, de jure o de facto, per la commercializzazione, la prestazione di servizi, lo stabilimento di un fornitore di servizi o l'utilizzo degli stessi in uno Stato membro o in una parte importante di esso, nonché, fatte salve quelle di cui all'articolo 10, le disposizioni legislative, regolamentari ed amministrative degli Stati membri che vietano la fabbricazione, l'importazione, la commercializzazione o l'utilizzo di un prodotto oppure la prestazione ol'utilizzo di un servizio o lo stabilimento come fornitore di servizi”.

Il contrassegno SIAE costituisce una specificazione tecnica ai sensi dell’art. 1, punto 3, della direttiva 98/34, poiché rientra nelle prescrizioni applicabili ai prodotti considerati per quanto riguarda la marcatura e l’etichettatura.

Si legge, infatti, che per specificazione tecnica debba intendersi “una specificazione che figura in un documento che definisce le caratteristiche richieste di un prodotto, quali i livelli di qualità o di proprietà di utilizzazione, la sicurezza, le dimensioni, comprese le prescrizioni applicabili al prodotto per quanto riguarda la denominazione di vendita, la terminologia, i simboli, le prove ed i metodi di prova, l'imballaggio, la marcatura e l'etichettatura, nonché le procedure di valutazione della conformità”.

La specificazione tecnica presuppone, quindi, che la misura nazionale si riferisca al prodotto o al suo imballaggio in quanto tali, e che definisca una delle caratteristiche richieste di un prodotto.

L’osservanza di detta specificazione è obbligatoria de iure per la commercializzazione dei prodotti di cui trattasi, la specificazione in parola costituisce una regola tecnica ai sensi dell’art. 1, punto 11, primo comma, della direttiva in questione (v., in questo senso, sentenza 20 marzo 1997, causa C‑13/96, Bic Benelux, Racc. pag. I‑1753, punto 23).

Ex art. 8, n. 1, primo comma, direttiva 98/34, gli Stati membri devono comunicare alla Commissione ogni progetto di regola tecnica, salvo si tratti di recepimento integrale di una norma internazionale e europea. Gli Stati membri devono, altresì, comunicare i motivi che rendono necessario adottare tale regola tecnica ove questi non risultino dal progetto.

Se tale obbligo non è stato rispettato, la regola tecnica non può essere opposta ai singoli.

Finalità di quanto appena esposto è consentire alla Commissione di disporre di informazioni complete sul progetto di regola tecnica, onde consentirle di esercitare i poteri che le sono conferiti dalla direttiva.

Ed ex art. 8, n. 1, terzo comma, direttiva 98/34 gli Stati membri sono tenuti a dare nuova comunicazione qualora apportino modifiche al progetto di regola tecnica, che ne alterino il campo di applicazione, ne abbrevino il calendario di applicazione inizialmente previsto, aggiungano o rendano più rigorosi le specificazioni o i requisiti.

L’inclusione di supporti quali i compact disc, nell’ambito dell’obbligo di apposizione del contrassegno SIAE è riconducibile a una modifica inclusa tra quelle di cui all’articolo appena menzionato.

Avrebbe dovuto, pertanto, la Repubblica italiana comunicare tale modifica alla Commissione. Tale obbligo non è stato ottemperato, e ciò costituisce non solo un vizio procedurale nell’adozione delle regole tecniche, ma anche l’inapplicabilità delle stesse, che sono in opponibili ai privati.

Per questi motivi, la Terza Sezione della Corte di Giustizia (composta dal Presidente di Sezione A. Rosas, dal RelatoreU. Lõhmus, e dai Giudici J. Kluèka, A. Ó Caoimh e P. Lindh) ha dichiarato che “la direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 22 giugno 1998, 98/34/CE, che prevede una procedura d’informazione nel settore delle norme e delle regolamentazioni tecniche e delle regole relative ai servizi della società dell’informazione, come modificata con direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 20 luglio 1998, 98/48/CE, deve essere interpretata nel senso che disposizioni nazionali come quelle di cui trattasi nella causa principale, in quanto abbiano stabilito, successivamente all’entrata in vigore della direttiva del Consiglio 28 marzo 1983, 83/189/CEE, che prevede una procedura d’informazione nel settore delle norme e delle regolamentazioni tecniche, l’obbligo di apporre sui dischi compatti contenenti opere d’arte figurativa il contrassegno SIAE in vista della loro commercializzazione nello Stato membro interessato, costituiscono una regola tecnica che, qualora non sia stata notificata alla Commissione, non può essere fatta valere nei confronti di un privato”.


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