La pedofilia: aspetti criminologici e novita’ legislative
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Articolo del 16/11/2007 Autore Avv. Rosalia Conforti Altri articoli dell'autore


L’analisi giuridico-legislativa sulla pedofilia non può prescindere, come punto d’approccio, il riferimento al significato del termine e agli aspetti criminologici ad essa relativi.

Etimologicamente il termine pedofilia (dal greco pais che significa fanciullo, e philìa amore) sta a significare predisposizione naturale dell'adulto verso il fanciullo come forma educativa o pedagogica1. In realtà essa deve essere intesa come attrazione sessuale dell’adulto verso i bambini in età pubere o in età pre-pubere (generalmente inferiore ai 13 anni).

Benché il fenomeno avesse radici ben più remote, è negli anni settanta che troviamo una prima definizione di pedofilia. Il comportamento pedofilo fu definito come la risposta dell'adulto all'amore che rivolgeva ad un "oggetto" esclusivo, preferenziale oppure occasionale come poteva essere considerato l'amore rivolto ai bambini, ai soggetti sessualmente immaturi, giovanissimi, prepuberi o appena puberi, o ancora come li ha definiti Pellegrini "persone proprie o dell'altro sesso non ancora genitalmente mature".2

Dal punto di vista clinico la pedofilia viene classificata tra le parafilie, ossia tra i disordini psicosessuali in cui si riscontra una devianza dai comportamenti generalmente accettati e in cui si devono verificare particolari condizioni per suscitare l'eccitazione. Il DSM IV3 connota la pedofilia come vera e propria parafalia solo ove il minore abusato sia prepubere e il soggetto attivo abbia almeno 16 anni e sia di almeno 5 anni maggiore del minore abusato.

Altri autori4, poi, hanno pensato di definire la pedofilia nongià come una perversione, ma come un «pervertimento sociale», in quanto la pedofilia è considerata perversa soltanto in alcune società e in alcuni periodi storici, ma non in altri nei quali invece è considerata un comportamento del tutto naturale. Tale definizione di pervertimento sociale è, però, sviante e sostanzialmente giustificazionista, perché non tiene conto della complessità e della conflittualità del fenomeno pedofilia anche in quelle società in cui è stato consentito.

I comportamenti di abuso sessuale su minori sono sempre esistiti, in qualunque società umana, in ogni tempo. Non è un fenomeno strettamente legato alla cosiddette "società complesse" e soprattutto non è frutto della modernità. Quello che c'è di diverso rispetto al passato è che oggi è pubblica la denuncia e pubblica la consapevolezza delle violenze sessuali sui minori, nonostante vi sia ancora molta reticenza e omertà su questo problema. Per comprendere la pedofilia, dunque, è necessario inscriverla all'interno della cultura e della società di riferimento, notando in questo modo, come tale comportamento assuma un diverso significato a seconda dei luoghi e dei periodo storici.

Infatti, come sostiene Schinaia: “il diverso significato che viene ad assumere la relazione pedofila, la sua relatività storica, prescinde dalla constatazione che c'è la costante presenza di un minimo comune denominatore, che consiste nella asimmetria esistente nel rapporto tra l'adulto e il bambino o l'adolescente. Tale asimmetria si costituisce in ogni caso come il cardine di una relazione di abuso, al cui interno si determina un divario di potere che nessuna passiva acquiescenza, scambiata o contrabbandata per consenso, potrà annullare o ridurre.” 5

LA DISCIPLINA LEGISLATIVA.

Il primo intervento legislativo teso a disciplinare il reato della pedofilia è contenuto nella legge 66 del 15 febbraio 1996, titolata Norme contro la violenza sessuale che ha introdotto, dopo l’art. 609 c.p., gli articoli 609 bis e segg.6 . Tale legge, tuttavia - pur prevedendo un inasprimento delle pene per il reato di violenza compiuta su minorenne di cui all’art. 609 bis c.p. e la soppressione della oramai obsoleta norma di cui all’ultimo comma dell’abrogato art. 530 c.p. riferita alla corruzione di minorenne - non presenta in generale aspetti di particolare interesse con riguardo al reato in questione.

Veramente preganante, invece, appare la novella 3 agosto 1998 n . 269 che è stata progettata ed è nata, appunto, come legge finalizzata alla repressione della pedofilia7. Tale legge, intitolata “Norme contro lo sfruttamento della prostituzione, della pornografia, del turismo sessuale in danno di minori, quali nuove forme di riduzione in schiavitù” nasce non solo a tutela del singolo minore, ma privilegia l’intervento contro il dilagante fenomeno della pedofilia.

Forte è, altresì, nella predetta legge, il richiamo alle Convenzioni Internazionali, contenuto all’art. 1 nel senso di esprimere un fermo proposito di opporsi all’idea di mercificazione e reificazione del minore e dell’infanzia in generale. In tale articolo si legge, infatti, una vera e propria dichiarazione di intenti, in richiamo dei principi della Convenzione sui Diritti del Fanciullo (New York 20 novembre 1989) ratificata dallo stato Italiano con legge 27 maggio 1991 n. 176 e della Conferenza mondiale di Stoccolma, adottata il 31 agosto 1996.8

La legge 269/1998 introduce nel codice penale una serie di nuovi articoli di seguito all’art. 600 c.p.: art. 600 bis: Prostituzione minorile; art. 600 ter: Pornografia minorile; art. 600 quater: Detenzione di materialepornografico; art. 600 quinquies: Iniziative turistiche volte allo sfruttamento della prostituzione minorile.Altro segnale forte è che queste nuove fattispecie di reato vengano di fatto inserite nel Capo del codice penale dedicato ai “delitti contro la libertà individuale” ed, in particolare, ai “delitti contro la personalità individuale”.

Secondo alcuni autori9, con tale legge - contrariamente a quanto avveniva con il precedente regime, ove i delitti commessi su minori non costituivano delle categorie proprie e distinte, ma tuttalpiù erano all’uopo previste norme di corredo a reati di carattere generale - sono state previste delle fattispecie penali ontologicamente autonome ove i soggetti passivi sono appunto i minori d’età.

Le tre principali categorie sulle quali si focalizza la legge sono: a) la prostituzione minorile; b) la pornografia minorile; c) il turismo sessuale in danno dei minori.

Nell’ambito delle fattispecie riguardanti la prostituzione minorile si distingue tra: 1) induzione; 2) favoreggiamento; 3) sfruttamento della prostituzione minorile. In aggiunta a tali fattispecie ne viene introdotta una ulteriore relativa agli atti sessuali con minore di età tra i quattordici e i sedici anni in cambio di denaro o altra utilità economica10.

Quanto alle fattispecie relative alla “pornografia minorile” possono distinguersi: 1) sfruttamento di minori finalizzato alla realizzazione di materiale pornografico; 2) commercio di materiale pornografico; 3) distribuzione, divulgazione e pubblicazione del materiale; 4) distribuzione e divulgazione di notizie o informazioni finalizzate all’adescamento o allo sfruttamento di minori; 5) acquisizione e detenzione di materiale pornografico.

L’art. 600 quinquies, come introdotto dall’art. 5 della legge 269/98, riguarda, invece, il turismo sessuale e punisce l’organizzazione e la propaganda di viaggi finalizzati alla fruizione di attività di prostituzione a danno dei minori.

Le ulteriori previsioni della legge si muovono nell’intento di introdurre misure di carattere processuale e organizzativo atte a favorire la repressione dei reati. Tali norme, oltre ad introdurre specifiche facoltà concesse alla polizia giudiziaria in equiparazione a quanto già previsto sul piano normativo per reati più gravi, razionalizzano l’attività di indagine con nuove misure organizzative, forniscono al Tribunale per i Minorenni nuovi strumenti “utili all’assistenza, anche di carattere psicologico al recupero e al reinserimento del minore11.

Nei confronti della suddetta legge la dottrina si è diversamente schierata.

Ed invero.

Mentre una parte della dottrina ha espresso commenti piuttosto positivi12, altra parte13 ha, invece, espresso commenti critici evidenziano come la mancanza di chiarezza di alcune norme (vd. ad esempio l’art. 3) da un lato, la mancanza di coordinamento con altre disposizioni penali vigenti, dall’altro, nonché in generale una certa approssimazione terminologica, non hanno fatto certo della novella un esempio cristallino di rigore giuridico – legislativo.

La legge 269/1998 è stata recentemente aggiornata dalla legge n. 38 del 2 marzo 2006 (38/2006)14, recante titolo: "Disposizioni in materia di lotta contro lo sfruttamento sessuale dei bambini e la pedo-pornografia anche a mezzo Internet". La leggemodifica la precedente normativa in particolare adeguandola ai recenti accordi internazionali e alla decisione quadro europea.

La nuova Legge, infatti, è successiva all'approvazione della decisione quadro 2004/68/GAI del 22 dicembre 2003 con la quale l'Unione Europa ha dettato le regole per una efficace lotta contro lo sfruttamento sessuale dei bambini e la pornografia infantile. L'obiettivo del provvedimento è stato quello di superare le divergenze nelle impostazioni giuridiche degli Stati membri e di contribuire allo sviluppo di una cooperazione efficace, a livello giudiziario e di applicazione delle leggi in materia. In particolare la decisione aveva stabilito che ciascun Stato dovrà prevedere sanzioni "effettive, proporzionate e dissuasive" contro gli autori dei reati in questione, nonché sanzioni di natura penale o non da applicare anche alle persone giuridiche.

Di fronte al dilagante fenomeno della pedo-pornografia anche attraverso la rete, il legislatore è intervenuto predisponendo una legge ad hoc che punisce con pene severe coloroche commettono reati di abuso sessuale e sfruttamento di minori, coloro che si procurano o detengono "materiale pornografico realizzato utilizzando minori degli anni diciotto" e chiunque partecipa ai viaggi "al fine di fruire di attività di prostituzione a danno di minori". Viene, dunque, ampliato il concetto di pedo-pornografia e del suo ambito15: v’è, infatti, l’introduzione della pedo-pornografia virtuale. Le pene e le sanzioni previste (dagli art. 600ter e 600quater del codice penale) per i reati di pedo-pornografia si possono applicare (seppure diminuite di un terzo) anche alle immagini virtuali intendendo per esse quelle realizzate ritoccando foto di minori o parti di esse "con tecniche di elaborazione grafica…(omissis) la cui qualità di rappresentazione fa apparire come vere situazioni non reali".

Con riferimento alla prostituzione minorile (art.600 bis) la legge prevede che venga punito chi compie atti sessuali, in cambio di denaro o di altra utilità, con minori di età compresa tra i 14 e i 18 anni, mentre nella precedente legislazione l’età era compresa tra i 14 e i 16 anni.

Per quanto riguarda il turismo sessuale è previsto l'obbligo per i tour operator che organizzano i viaggi di inserire, sui cataloghi e sui documenti forniti agli utenti, in modo evidente la dicitura: "la legge italiana punisce con la reclusione i reati concernenti la prostituzione e la pornografia minorile, anche se commessi all'estero ".

Oltre che per gli operatori turistici, la legge prevede tutta una serie di obblighi e responsabilitàanche per i fornitori di servizi in Rete. Questi in particolare hanno l'obbligo di segnalare al "Centro Nazionale per il contrasto alla pedo-pornografia sulla reteInternet" i soggetti e le imprese che distribuiscono o commerciano materiale pedo-pornografico e a fornire le informazioni sui contratti. Inoltre per impedire l'accesso ai siti segnalati i fornitori di connettività alla rete Internet devono utilizzare strumenti di filtraggio.

Una norma, dunque, al passo con i tempi, dettagliata e finalizzata alla repressione dei reati in questione con la previsione di sanzione effettive, proporzionate e dissuasive.

Avv. Rosalia Conforti

1 P. Monni, L'Arcipelago della Vergogna. Turismo sessuale e pedofilia, Edizioni Universitarie Romane, 2001, pp. 96.

2 R. Pellegrini, Sessuologia, Cedam, Padova, 1960

3 È da intendersi il notissimo Manuale Statistico e Diagnostico, IV edizione, American Psychiatric Association Masson, 1996.

4G. Scardaccione, A. Baldry, Tipologia dell'abuso sessuale e intervento giudiziario, Rass. It. Criminol., VIII, 1997, 1, 127-150

5 Schinaia, Pedofilia, Pedofilie. La psicoanalisi e il mondo del pedofilo, Bollati Boringhieri, Torino, 2001 p. 110.

6 Si tratta, nello specifico, dei seguenti articoli : art. 609 bis, Violenza sessuale; art. 609 ter violenza sessuale aggravata; art. 609 quater: Atti sessuali con minorenne ; art. 609 quinquies: Corruzione di minorenne ; art. 609 sexies: Ignoranza dell'età della persona offesa; art. 609 decies: Comunicazione al tribunale per i minorenni

7 Illuminante, a tal proposito, è che a due soli anni dall’entrata in vigore della legge in questione, la stessa era comunemente nota come “legge contro la pedofilia” o legge “antipedofilia”.

8 L’art. 1 così recita: “In adesione ai principi della Convenzione sui diritti del fanciullo, ratificata ai sensi della legge 27 maggio 1991, n. 176, e a quanto sancito dalla dichiarazione finale della Conferenza mondiale di Stoccolma, adottata il 31 agosto 1996, la tutela dei fanciulli, contro ogni forma di sfruttamento e violenza sessuale a salvaguardia del loro sviluppo fisico, psicologico, spirituale, morale e sociale, costituisce obiettivo primario perseguito dall'Italia. A tal fine nella sezione I del capo III del titolo XII del libro secondo del codice penale, dopo l'articolo 600 sono inseriti gli articoli da 600 bis a 600 septies, introdotti dagli articoli 2, 3, 4, 5, 6 e 7 della presente legge”.

9 Cfr. O. Forlenza, Un pacchetto di misure a tutto campo per una legge dalle grandi aspettative, in Guida al Diritto, fascicolo 33, 1998, pag 40 e segg.

10 È appena il caso di notare che tale fattispecie costituisce un’assoluta peculiarità del reato in essere, essendo notoriamente normativamente esclusa la punibilità del “cliente” della prostituta maggiorenne.

11 Cfr. le innovazioni di cui all’art. 2, comma 2, della legge.

12 Cfr. O. Forlenza, op. citata.

13 Cfr. V. Santoro, Mano pesante sul turismo sessuale infantile, in Guida al Diritto,fascicolo n. 33, 1998, pag. 46 e segg. e A. CADOPPI, in commento agli articoli 1, 3, 4, 18, 19 della legge, in medesimo autore (a cura di ) Commentari delle norme contro la violenza sessuale e della legge contro la pedofilia, Padova, 1999, pag. 425 e segg.

14 Pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 15 febbraio 2006

15 Va precisato che dal testo del disegno di legge presentato in Parlamento è stata espunta la fattispecie di ''pornografia virtuale'' che puniva la detenzione di materiale pornografico che ritraeva o rappresentava, oltre ad un minore reale, anche persone reali che sembrino essere minori, come soggetti efebici o comunque di aspetto adolescenziale o persone affette da nanismo, nonché realistiche immagini virtuali di minori.


Avv. Rosalia Conforti
Avvocato
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