Responsabilità precontrattuale: brevi cenni
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Articolo del 19/10/2007 Autore Avv. Alessandro Amaolo Altri articoli dell'autore


All’interno del codice civile del 1865 non esisteva ancora una disciplina generale sulla responsabilità precontrattuale1. Tale opzione legislativa trovava origine dalla notevole influenza del modello giuridico francese2 che non conosceva a quell’epoca storica l’istituto giuridico della responsabilità precontrattuale.

È soltanto con il codice civile del 1942 che la responsabilità precontrattuale viene inserita a pieno titolo all’interno del nostro sistema giuridico.

La responsabilità precontrattuale può essere considerata, a mio modesto avviso, come un tertium genusrispetto a quella contrattuale ed extracontrattuale. L’istituto giuridico della responsabilità precontrattuale, a mio avviso, risponde anche ad un’esigenza di trasparenza nei rapporti commerciali.

Una delle norme che disciplinano l’istituto giuridico della responsabilità precontrattuale è quella contenuta nell’articolo 1337 c.c.: “Le parti, nello svolgimento delle trattative3 e nella formazione del contratto, devono comportarsi secondo buona fede”.

Tuttavia, il principio sopraccitato, di cui all’art. 1337 c.c.,trova una delle sue specifiche applicazioni nel successivo articolo 1338 codice civile, con cui si stabilisce che il contraente il quale conosca o debba conoscere l’esistenza di una causa di invalidità del contratto, deve, sotto pena di danni, comunicarla all’altra parte, se questa abbia senza sua colpa confidato nella validità del negozio, che si intese porre in essere.

Pertanto, la responsabilità precontrattuale, sulla base dell’articolo 1337 codice civile, è configurabile unicamente nei riguardi del soggetto che si presenta come controparte contrattuale4 o del suo rappresentante, o quantomeno del soggetto che, anche falsamente ha indotto la parte lesa a confidare senza sua colpa nel suo potere di impegnare il falso rappresentato. A mio avviso, peraltro, diretta conseguenza delle sopraccitate considerazioni è che il convenuto che non ha mai assunto, nella fase delle trattative, la qualità di parte contrattuale, non può rispondere dei danni causati violando la buona fede imposta“ex lege” ai futuri contraenti ex art. 1337 codice civile.

Un particolare esempio di responsabilità precontrattuale è ravvisato dalla ingiustificata revoca della proposta contrattuale. Ritengo che, attualmente, l’area della responsabilità precontrattuale sia sempre più in espansione a causa dello sviluppo del diritto privato ed anche a seguito delle direttive comunitarie in materia di tutela del consumatore e dell’entrata in vigore del Codice del consumo (DecretoLegislativo 6 settembre 2005, n. 206).

Inoltre, come già in precedenza esposto, anche la violazione dell’obbligo di comunicare le cause di invalidità del contratto costituisce un’autonoma e precisa ipotesi di responsabilità precontrattuale (art. 1338 – Conoscenza delle cause di invalidità).

Altra importante e significativa ipotesi di responsabilità precontrattuale discende dalla mancata osservanza dei doveri di informazione. Peraltro, una corretta informazione è sempre essenziale per un corretto svolgimento dell’attività negoziale. Più in dettaglio, una specificazione del dovere di informazione è rappresentata dal canone di buona fede oggettiva che importa la salvaguardia dell’altrui sfera giuridica, insieme all’obbligo di informazione nei riguardi della controparte.

Si può, altresì, citare come esempio di responsabilità precontrattuale che deriva dalla violazione dei doveri di informazione un cattivo investimento suggerito dalla banca inobbligazioni societarie (c.d. corporate bonds) con un esito negativo a seguito dell’epilogo fallimentare di uno Stato. È palese, oltre ogni ragionevole dubbio, che l’istituto di credito deve necessariamente rispondere in via precontrattuale della propria mancanza di diligenza da individuarsi in una carenza di caratura adeguata del profilo di rischio della investitrice, carenza informativa sui rating. Tuttavia, nella fattispecie de quo non si deve escludere un concorso di colpa della parte attrice, la quale secondo un elementare principio di autoresponsabilità avrebbe dovuto informarsi sui titoli che stava andando ad acquistare.

In sintesi, il principio di diritto che si può ricavare da tutte le mie sopraccitate considerazioni è il seguente: “la violazione degli obblighi informativi in materia di intermediazione mobiliare è in grado di generare un preciso obbligo risarcitorio a carico dell’istituto di credito che ha omesso di applicare le regole della buona fede (oggettiva e soggettiva) e della correttezza”. Peraltro, si può affermare che, anche nell’ambito della responsabilità precontrattuale, la buona fede deve essere intesa, altresì, proprio come una specificazione degli“inderogabili doveri di solidarietà sociale” imposti dall’articolo 2 della Costituzione.

Infatti, alla violazione degli obblighi di buona fede5 nelle trattative e nella conclusione del contratto segue la responsabilità precontrattuale o per culpa in contraendo.

Il danno6 risarcibile nella responsabilità precontrattuale è compreso nella misura dell’interesse negativo7, ovvero nelle spese inutilmente sostenute e nella perdita di occasioni favorevoli. Si devono escludere dal risarcimento, però, i danni che si sarebbero evitati ed i vantaggi che sarebbero derivati dall’esecuzione del contratto.

In estrema sintesi, in tema di responsabilità precontrattuale, tendenzialmente è dovuto l’integrale risarcimento del danno sofferto dal contraente ignaro, che può venire in rilievo sia sotto il profilo del danno emergente (consistente nelle spese sopportate nel corso delle trattative), sia sotto il profilo del lucro cessante (perdite sofferte dal contraente per la mancata conclusione di altre trattative dalle quali è stato distolto).

Tuttavia, in base ad un ineccepibile ragionamento della Suprema Corte, “non costituisce ipotesi di responsabilità precontrattuale la fattispecie in cui l’accordo tra le parti si è formato, ma a condizioni diverse da quelle che si sarebbero avute se la parte venditrice non avesse tenuto nei confronti degli acquirenti un comportamento contrario alla buona fede, in quanto la configurabilità della responsabilità precontrattuale è preclusa dalla intervenuta conclusione del contratto”. (Cassazionecivile, sezioneII,sentenza 5 febbraio 2007, n. 2479

Inoltre, si deve affermare, oltre ogni ragionevole dubbio, un dato incontestabile ossia che la Pubblica Amministrazione, quando agisce iure privatorum8, è tenuta a rispettare il dovere di buona fede, diversamente incorrendo in responsabilità precontrattuale. Più in dettaglio, durante lo svolgimento della sua attività di ricerca del contraente (c.d. fase precontrattuale) l’amministrazione è tenuta non soltanto a rispettare le regole dettate nell’interesse pubblico (la cui violazione implica l’annullamento o la revoca dell’attività autoritativa) ma anche le norme di correttezza di cui all’articolo 1337 codice civile, prescritte dal diritto civile.

In conclusione, l’istituto giuridico della responsabilità precontrattuale, così come delineato dal legislatore del 1942, è volto a reprimere il comportamento di chi si comporta in modo scorretto, sleale nella fase antecedente alla conclusione del contratto. Quindi, la responsabilità precontrattualeè stata inserita nel codice civile per tutelare la libertà negoziale ossia l’interesse del soggetto a non essere coinvolto in trattative inutili, a non stipulare contratti invalidi o inefficaci ed anche a non subire danni in ordine ad atti negoziali.

Infine, ritengo che lanorma di cui all’art. 1337 c.c. si profili all’interno del nostro ordinamento come una clausola generale la cui funzione è quella di colpire le condotte scorrette nella fase precedente alla stipulazione del contratto.

Avv. Alessandro Amaolo
www.avvocatoamaolo.com


1 Perché possa ritenersi integrata la responsabilità precontrattuale, è necessario che tra le parti siano in corso trattative; che le trattative siano giunte ad uno stadio idoneo a far sorgere nella parte che invoca l’altrui responsabilità il ragionevole affidamento sulla conclusione del contratto; che la controparte, cui si addebita la responsabilità, le interrompa senza un giustificato motivo; che, infine, pur nell’ordinaria diligenza della parte che invoca la responsabilità, non sussistano fatti idonei ad escludere il suo ragionevole affidamento sulla conclusione del contratto. La verifica della ricorrenza di tutti i suddetti elementi, risolvendosi in n accertamento di fatto, è demandato al giudice di merito ed è incensurabile in sede di legittimità se adeguatamente motivato. Cassazionecivile,sezioneIII,sentenza29marzo2007, n. 7768

2 Attualmente nell’ordinamento giuridico francese, come pure in quello Svizzero, la responsabilità precontrattuale viene sanzionata come una figura particolare di responsabilità extracontrattuale.

3 È nozione di comune esperienza che, nel corso delle trattative prodromiche alla conclusione del contratto, le parti assumono posizioni diverse e prospettano soluzioni varie, svolgendo le argomentazioni di cui il testo definitivo costituisce espressione della sintesi convenzionalmente raggiunta ed accettata, solamente a quest’ultimo occorrendo fare, peraltro, riferimento al fine di stabilire i rispettivi diritti ed obblighi. Cassazionecivile,sezioneIII,sentenza12dicembre2005,n. 2338

4 Non è configurabile una responsabilità precontrattuale ai sensi dell’art. 1337 codice civile una volta concluso il contratto sia pure a condizioni diverse da quelle che si sarebbero avute in presenza di un corretto comportamento dei contraenti. Cassazionecivile,sezioneII,sentenza16aprile1994, n.3621

5 In tema di esecuzione del contratto, la buona fede si atteggia come un impegno od obbligo di solidarietà – imposto, tra l’altro, dall’art. 2 Costituzione – tale da imporre a ciascuna parte comportamenti che, a prescindere da specifici obblighi contrattuali, ed a prescindere altresì dal dovere extracontrattuale del neminem laedere, siano idonei (senza rappresentare un apprezzabile sacrificio a suo carico) a preservare gli interessi dell’altra parte. In particolare, l’obbligo della buona fede in sede di esecuzione del contratto deve, pertanto, ritenersi violato non solo nel caso in cui una parte abbia agito con il doloso proposito di recare pregiudizio all’altra, ma anche qualora il comportamento da essa tenuto non sia stato, comunque, improntato alla diligente correttezza ed al senso di solidarietà sociale che integrano, appunto, il contenuto della buona fede. Cassazionecivile,sentenza 16 ottobre 2002, n. 14726

6 In tema di responsabilità precontrattuale, l’ammontare del danno va determinato tenendo conto della peculiarità dell’illecito e delle caratteristiche della responsabilità stessa, la quale, nel caso di ingiustificato recesso dalla trattativa, postula il coordinamento tra il principio secondo il quale il vincolo negoziale sorge solo con la stipulazione del contratto e l’altro secondo il quale le trattative debbono svolgersi correttamente. Pertanto, non essendo stato stipulato il contratto e non essendovi stata lesione di diritti che dallo stesso sarebbero nati, non può essere dovuto un risarcimento equivalente a quello conseguente all’inadempimento contrattuale, mentre, essendosi verificata la lesione dell’interesse giuridico al corretto svolgimento delle trattative, il danno risarcibile (liquidabile anche in via equitativa) è unicamente quello consistente nelle perdite che sono derivate dall’aver fatto affidamento nella conclusione del contratto e nei mancati guadagni verificatesi in conseguenza delle altre occasioni contrattuali perdute (cosiddetto “interesse negatvo”). Cassazione civile, sezioneIII,sentenza10giugno2005, n. 12313

7 In materia di responsabilità precontrattuale il pregiudizio risarcibile è circoscritto neilimitidellostrettointeresse negativo(contrapposto all’interesse all’adempimento), rappresentato sia dalle spese inutilmente sopportate nel corso delle trattative in vista della conclusione del contratto, sia dalla perdita di ulteriori occasioni per la stipulazione con altri di un contratto altrettanto o maggiormente vantaggioso, e dunque non comprende, in particolare, il lucro cessante risarcibile se il contratto non fosse stato poi adempiuto o fosse stato risolto per colpa della controparte; inoltre sia la perdita dei guadagni che sarebbero conseguiti da altre occasioni contrattuali, sia la relativa valutazione comparativa devono essere sorrette da adeguate deduzioni probatorie della parte che si assume danneggiata, e non possono basarsi sulla semplice considerazione della sua qualità imprenditoriale, né può senz’altro farsi luogo alla liquidazione equitativa da parte del giudice, ai sensi dell’art. 1226 codice civile, subordinata, anche nella materia della responsabilità precontrattuale, all’impossibilità o alla rilevantedifficoltà, in concreto, dell’esatta quantificazione di un pregiudizio comunque certo nella sua esistenza. Cassazionecivile,sezioneI,sentenza13ottobre2005, n. 19883

8 Il recesso o la sospensione delle trattative, provenga da soggetto privato o da una PubblicaAmministrazione, può essere causa di responsabilità precontrattuale quando sia privo di giustificato motivo, l’accertamento della cui sussistenza è riservato al giudice di merito ed è censurabile in cassazione per vizi logici o giuridici della motivazione (nella specie la Suprema Corte ha confermato la sentenza di merito che aveva ravvisato sufficienti ragioni per la sospensione delle trattative per l’acquisto di un immobile da parte di un ente locale nell’apertura di più inchieste – amministrativa, contabile, penale – sulla scelta dei contraenti privati e la congruità del prezzo). Cassazionecivile,sezioneI,sentenza1marzo2007, n. 4856


Avv. Alessandro Amaolo
Avvocato

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