Dlgs 231/01 e sicurezza sul lavoro. Nuove problematiche per le piccole e medie imprese
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Articolo del 17/10/2007 Autore Dott. Luca De Gennaro Altri articoli dell'autore


Dopo alcuni anni dall'entrata in vigore del decreto legislativo 231, che ha introdotto nel nostro ordinamento la responsabilità amministrativa degli enti, anche la mancanta osservanza delle norme sulla “sicurezza sul lavoro” rientra nel novero dei “reati presupposti” da tale decreto.Infatti ad agosto di quest'anno è entrata in vigore la legge 123, che tra le norme che il Governo ha introdotto, e rese immediatamente operative, vi è l'ampliamento dei “reati presupposti” che giustificano l'applicazione delle sanzioni prevista dal decreto 231. Sicuramente si giungerà ad un ridimensionamento delle pene pecuniarie, come del resto ha richiesto anche la commissione del ministero della Giustizia presieduta dal pubblico ministero Francesco Greco. La legge prevede, nell'ipotesi caso di lesioni gravi, come nel caso della rottura di un braccio, la sanzione pecuniaria non possa essere inferiore ai 258.000 euro, oltre ad una serie di provvedimento cautelari, che l'autorità giudiziaria può applicare durante il giudizio diaccertamento del reato, è questa parte di provvedimenti cautelari che dovrebbe preoccupare l'imprenditore, infatti, se la pena pecuniaria attualmente prevista di 258.000 euro colpisce le finanze dell'impresa, mettendone a dura prova l'equilibrio della struttura finanziaria, non meno leggere e con riflessi consistenti sull'economia generale dell'impresa hanno le sanzioni non pecuniarie. Queste infatti prevedono per un minimo di tre mesi fino ad un massimo di un anno:

oltre:

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Tali misure si applicano quando sussistono gravi indizi da far ritenere la responsabilità della società per un illecito “amministrativo”, ovvero la mancanza sorveglianza dell'attività delle persone che agiscono per suo conto, o nel suo interesse, e/o vi siano fondati e specifici elementi da far ritenere in maniera concreta il pericolo che vengano commessi illeciti della stessa specie di quelli commessi.

Come è stato anticipato si tratta di misure che possono avere gravi conseguenze sull'attività dell'impresa.

Nel concreto, l'applicazione di queste sanzioni può avvenire qualora un operaio, nel compiere le proprie mansioni subisca un infortunio che lo tenga lontano per almeno 40 giorni dal posto di lavoro, si configura in questo caso l'ipotesi di lesioni personali gravi, sempre con la presunta violazione di una norma sulla legislazione sulla sicurezza sul lavoro.

Con la presenza di un “modello organizzativo” aggiornato, previsto dal decreto legislativo 231/01, si può evitare l'applicazione delle sanzioni, in quanto è richiesta l'accertamento in concreto della sua inadeguatezza, prima della loro richiesta e quindi della loro eventuale applicazione.

Per poter essere tranquilla l'impresa deve porre in essere un “modello organizzativo”, così come previsto dall'articolo 6 del decreto 231/01, ormai gli ambiti di applicazione di questo decreto sono così ampi e numerosi che un'impresa sana non può non adottarlo .

Per poter aggiornare il modello esistente l'impresa deve porre in essere una serie di procedure che possono essere così riassunte:

1 monitoraggio dell'attività:

in questa fase l'ente deve individuare le attività nel cui ambito possono essere commesse violazioni della normativa sulla sicurezza sul lavoro;

2 Aggiornamento procedure:

prevedere protocolli per prevenire le violazioni della normativa sulla sicurezza sul lavoro;

3 Organismo di vigilanza:

prevedere obblighi di formazione all'organismo di Vigilanza, deputato al controllo sul funzionamento e l'osservanza dei modelli considerando anche la normativa sulla sicurezza sul lavoro;

4 Codice etico e disciplinare:

introduzione di un sistema disciplinare.

Si discute se l' “Organo di Vigilanza”, ossia l'ufficio preposto al controllo del rispetto del “modello preventivo” deve essere composto da personale interno all'ente o il compito può essere affidato a professionisti esterni.

Se per le imprese di medio-grandi dimensioni non esistono reali problemi economico-finanziari nel costituire “ad hoc” un “Organo di Vigilanza” “ex novo”, discorso diverso bisogna fare per le piccole medie imprese, di cui il tessuto imprenditoriale nazionale è ricco.

Per queste realtà, infatti, costituire un “Organo di Vigilanza”, formato da personale, che oltre ad avere i requisiti morali previsti dalla legge, abbia anche le competenze tecniche per poter “vigilare” sull'attività dell'impresa non è né facile né economico. Allora, perché non esternalizzare questo compito affidandolo a un professionista che si farà carico del controllo dell'attività dell'impresa, con interviste check list e attività di audit? In questa maniera la piccola medio impresa può mettersi in regola, evitando il rischio di incorrere nelle sanzioni penal-amministrative a dei costi sostenibili.


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