Contratto a favore di terzo el comportamento illeggittimo del terzo nel contratto di albergo
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Articolo del 12/10/2007 Autore Dott. Sauro Renzi Altri articoli dell'autore


L’Art. 1411 e ss. Cod. civ. disciplina il contratto a favore di terzo, ovvero quel contratto in virtù del quale le parti, convengono che una di esse (cd. promittente) si obblighi nei confronti dell’altra (cd. stipulante) a eseguire una determinata prestazione a favore di un soggetto terzo, estraneo all’accordo.

In forza della stipulazione, recita l’art.1411 c.c., il terzo diviene direttamente titolare del diritto di credito alla prestazione nei confronti del promettente, salva in ogni caso la facoltà di rifiuto di profittarne.

L’aspetto più importante di questo contratto attiene alla posizione giuridica che il terzo beneficiario assume nei confronti del promettente.

A tal riguardo rileva la cd. teoria della relatività degli effetti del contratto,poiché dal coordinamentocon l’art.1372 c.c. ( che circoscrive alle parti l’ambito di esplicazione degli effetti del contratto prevedendo che solo eccezionalmente essi possano prodursi verso i terzi) si ricava un principio generale dell’ordinamento.

Il contratto è di regola improduttivo di effetti verso i terzi, a meno che si tratti di effetti favorevoli e salva, in ogni caso, la facoltà di rifiuto da parte del terzo.

Per effetto dell’accordo quindi, come costantemente indicato dalla Giurisprudenza 1, da un lato in capo al terzo sorge, come unico effetto, un diritto di credito verso il promittente sulla base di un contratto validamente e completamente operante tra altri soggetti contraenti e dall’altro tutte le obbligazione scaturenti dall’accordo gravano in via esclusiva sulla parte stipulante.

Un esempio di contratto a favore di terzo è quello del contratto di albergo in cui si accompagnano al mero godimento dell’immobile e si integrano con questo una serie di servizi a favore del “cliente” riconducibili al contratto di somministrazione o al contratto d’opera e altresì a quello della locazione di immobili.

L’albergatore si obbliga,infatti, dietro corrispettivo a fornire molteplici ed eterogenee prestazioni di dare e di fare con carattere non meramente accessorio.

Si pensi alla disponibilità di locali idonei al soggiorno o allo svago e alla fornitura dei più disparati servizi.

In tale contratto misto dunque si assiste aduna combinazione di diversi schemi negoziali in una causa unica e non sempre il cliente coincide con lo stipulante per ragioni varie quali quelle di carattere familiare,umanitario o associativo ( contratto a beneficio di un parente oppure contratto tra assessore comunale e albergatore a beneficio di una famiglia sfrattata o colpita da calamità naturali con perdita dell’abitazione o ancora contratto tra parroco e albergatore per il soggiorno di un gruppo di fedeli).

La circostanza che l’accordo sia strutturato come contratto a favore di terzo induce perciò a considerare distintamente i rapporti da esso scaturenti.

Sullo stipulante graveranno gli obblighi previsti dagli artt. 1590 ( restituzione della cosa locata alla scadenza del contratto) e 1591 c.c. ( pagamento da parte del conduttore in mora, fino alla effettiva riconsegna, di tutti i canoni e salvo l’obbligo del risarcimento dei maggiori danni).

Di conseguenza il promettente potrà esperire contro lo stipulante nel caso di un’occupazione dell’immobile superiore al periodo convenuto un’azione di inadempimento, ai sensi dell’art.1218 c.c. per ottenere il pagamento di tutti i canoni di locazione sino alla effettiva restituzione oltre al risarcimento del danno ulteriore e, ai sensi dell’art. 2930 c.c. lo sgombero dell’alloggio.

Ma in tale evenienza si configura anche nei confronti del terzo che abbia illegittimamente occupato l’alloggio oltre la durata del contratto, ove la scadenza gli fosse nota, una responsabilità extracontrattuale da atto illecito ex art. 2043 c.c..

Di conseguenza il promittente potrà agire anche contro di lui per ottenere il risarcimento del danno nella misura dei canoni relativi al periodo di occupazione successivo alla scadenza del contratto.

Sotto il profilo processuale, invero, nulla osta all’esperimento cumulativo delle azioni, di cui l’una contrattuale nei confronti dello stipulante e l’altra extracontrattuale nei confronti del terzo.

In virtù del contratto di albergo e per tutta la durata dello stesso, il terzo ha occupato l’alloggio a titolo di detenzione ma successivamente la sua condotta appare qualificabile come un vero e proprio mutamento della detenzione in possessoo vieppiù in uno spoglio del possesso in danno del promittente.

Questi,pertanto, a sua tutela, se non è decorso l’anno dal sofferto spoglio ben potrà esperire anche l’azione di manutenzione prevista dall’art.1170 c.c. chiedendo di essere rimesso nel legittimo possesso dell’alloggio a seguito dell’accertamento dell’occupazione sine titulo con condanna degli occupanti al rilascio del bene, oltre al risarcimento del danno.

Note:

1 cfr. da ultimo, ex plurimis, Cass. civ. sez.III,20 gennaio 2005, n.1150;


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