Getto pericoloso di cose e norme in materia di inquinamento atmosferico
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Articolo del 12/10/2007 Autore Dott. Sauro Renzi Altri articoli dell'autore


Rientrano nelle previsioni dell’art.674 c.p. i comportamenti molesti quali l’emissione di gas,di vapori o di fumo, al di fuori dei casi consentiti dalla legge.

Per consolidata giurisprudenza 1 il reato delineato da questo articolo è di carattere istantaneo,ma può assumere la natura di reato permanente quando la materia atta ad offendere, imbrattare o molestare, venga versata ininterrottamente, ovvero si tratti di emissione continuativa di gas, vapori, fumo etc.

La fattispecie prevista dall’art.674 c.p. è qualificata dalla Corte di legittimità come reato di mero pericolo.

Per configurarlo è sufficiente una condotta idonea a mettere in pericolo o ledere anche solo potenzialmente il bene giuridico tutelato rappresentato dalla pubblica incolumità.

Non è quindi necessario l’effettivo nocumento bensì è sufficiente la semplice attitudine dell’inquinante ad offendere,imbrattare o molestare le persone o comunque a cagionare effetti dannosi ed anzi è sanzionabile anche il fatto di destare preoccupazione ed allarme poiché per “molestia alla persona” deve intendersi ogni fatto idoneo a recare disagio,fastidio,disturbo, turbamento del modo di vivere quotidiano. 2

Il concetto di emissione inquinante, inoltre, deve intendersi latu senso data, allorché comprende non solo gas,vapori o fumo ma anche esalazioni di “odore” nauseanti,puzzolenti o intollerabili idonei a cagionare un fastidio fisico apprezzabile con carattere non del tutto momentaneo tanto da provocare (es. nausea, disgusto) un impatto negativo, anche psichico, sull’esercizio delle normali attività quotidiane di lavoro e di relazione, nonchè situazioni di allarme per la salute. 3

Nondimeno l’art.674 c.p. in correlazione sistematica con l’art. 844 c.c., sembra limitare la sua portata nell’inciso “nei casi non consentiti dalla legge” solo a quelle emissioni che superano la normale tollerabilità.

Ne risultano perciò moleste tutte le emissioni autorizzate o meno chesiano superiori al limite della cd. normale tollerabilità .

Di recente sul punto però si registra un contrasto nella giurisprudenza della Suprema Corte che ha adottato un indirizzo piuttosto ondivago alternando sentenze con prese di posizione che appaiono divergenti.

Un orientamento risalente e prevalente, confermato in recenti pronunce, riteneva, infatti, che il reato descritto nell’art.674 c.p. potesse trovare applicazione pratica anche nel caso in cui l’attività molesta fosse stata inferiore ai limiti tabellari dettati in base al D.p.r. n.203/88 ( norme in materia di inquinamento atmosferico) qualora non fossero stati adottati tutti gli accorgimenti tecnici possibili e doverosi, a nulla rilevando l’attestazione dell’autorità amministrativa che l’impianto “ non produce inquinamento atmosferico “ giacché si diceva la norma non tutela il bene giuridico “Aria” in sé considerato, bensì le persone che possono ricevere pregiudizio diretto da eventuali emissioni eccedenti appunto il predetto limite della normale tollerabilità. 4

Con una pronuncia 5 non rimasta peraltro del tutto isolata isolata, questo indirizzo è stato capovolto, tant’è che la Suprema Corte è arrivata a statuire che il divieto di cui all’art.674 si configura unicamente quando “ tale emissione avvenga anche in violazione delle norme che regolano l’inquinamento atmosferico (D.p.r. n.203/88). Perciò non basta che le emissioni stesse siano astrattamente idonee ad arrecare fastidio, ma è indispensabile la puntuale e specifica dimostrazione che esse superino gli standards fissati dalla legge ( nel quale caso il reato previsto dall’art.674 c.p. concorre con quello eventualmente previsto dalla legge speciale), mentre quando, pur essendo le emissioni contenute nei limiti di legge, abbiano arrecato e arrichino concretamente fastidio alle persone, superando la normale tollerabilità si applicheranno le norme di carattere civilistico contenute nell’art.844 c.c.”

Quanto all’elemento soggettivo del reato, occorre rilevare che la responsabilità penale dell’agente non va fondata sulla mera constatazione dell’elemento materiale poiché l’elemento psicologico deve essere presente nella condotta del contravventore.

Anche nella contravvenzione, infatti, l’antigiuridicità del comportamento non può prescindere da un coefficiente di colpevolezza.

Va sottolineato ad ogni modo ad avviso dello scrivente che la responsabilità penale andrebbe esclusa qualora l’agente agisca in virtù di un provvedimento amministrativo.

Da un tale provvedimento fondatamente si ritiene del tutto lecita la condotta, il quanto il provvedimento amministrativo determina, funditis, una falsa rappresentazione della realtà e dunque un errore sul fatto costituente reato dando luogo a carenza dell’elemento di ordine psicologico inerente la liceità della condotta. 6

Dott. Sauro Renzi

Note:


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