Giudizio dibattimento penale: le letture consentite ai sensi e per gli effetti dell’art. 511 c.p.p.
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Articolo del 05/10/2007 Autore Avv. Alessandro Amaolo Altri articoli dell'autore


All’interno del processo penale di stampo accusatorio la lettura di atti o verbali compiuti prima ed al di fuori del dibattimento costituisce un’espressa eccezione alla regola generaleche è quella del divieto di letture (art. 514). In sintesi, la lettura è considerata dal legislatore come una modalità residuale di acquisizione delle dichiarazioni rese in momenti antecedenti al dibattimento.

Tuttavia, l’articolo 511 del codice di procedura penale permette al giudice, anche di ufficio, di dare lettura1, integrale o parziale,di alcuni atti contenuti nel fascicolo per il dibattimento, a condizione che la lettura sia successiva all’esame della persona (art. 511, comma 2, c.p.p.), a meno che detto esame non abbia luogo.

Pertanto, i casi di letture consentite sono i seguenti:

gli atti contenuti nel fascicolo2 per il dibattimento (già depositati in cancelleria a disposizione delle parti prima dell’apertura del dibattimento oppure inseriti nel corso dell’istruttoria dibattimentale);

●i verbali delle prove assunte nel corso delle udienze. Più in specifico, si può dare lettura alle dichiarazionirese daltestimone in udienza, a condizione che egli venga prima escusso dal giudice. Non si esclude neanche la possibilità di leggere le precedenti dichiarazioni rese durante la fase delle indagini preliminari qualora queste ultime siano state acquisite nel fascicolo del dibattimento.

●la relazione scritta (art. 227 c.p.p.) del perito, che può avvenire, salvo alcune eccezioni stabilite dalla giurisprudenza di legittimità, soltanto dopo l’esame in udienza del perito stesso. Ciononostante, in tema di intercettazioni di conversazioni telefoniche, non sussiste inutilizzabilità della trascrizione a seguito del mancato preventivo esame nel dibattimento della persona che vi ha provveduto su incarico del giudice, dovendosi ritenere che il richiamo contenuto nel comma 7 dell’art. 268 c.p.p.“a forme, modi e garanzie” previste per la perizia operi limitatamente alla tutela del contraddittorio e dell’intervento della difesa rispetto all’attività trascrittivi. Nel caso di specie, la Corte ha ritenuto che la trascrizione delle conversazioni intercettate comporti una mera attività ricognitiva e non comprenda quei compiti di valutazione che sono alla base dell’art. 511 comma 3 c.p.p3., che consente l’acquisizione e la lettura della relazione scritta solo dopo l’esame del perito. (Cassazione Penale, 24 gennaio 2002).

le dichiarazioni orali di querela4 o di istanza, che viene consentita ai soli fini dell’accertamento della esistenza della condizione di procedibilità.

Inoltre, il secondo comma dell’art. 511 c.p.p. afferma che: “la lettura di verbali di dichiarazioni è disposta solo dopo l’esame della persona che le ha rese, a meno che l’esame non abbia luogo”.

La norma in esame è un principio generale e diretta espressione del sistema accusatorio, giacchè il legislatore ha voluto evitare che una persona, deponendo dopo la lettura delle pregresse esternazioni, possa essere guidata dal precedente, e non, come deve sempre essere, dalla sua memoria diretta.

Inoltre, di recente, la Suprema Corte ha ritenuto che: “la violazione dell’obbligo previsto dall’art. 511 c.p.p. di dare lettura degli atti contenuti nel fascicolo per il dibattimento ovvero di indicare quelli utilizzabili ai fini della decisione non può essere considerata come causa di nullità, non essendo essa specificamente sanzionata in tal senso nè apparendo inquadrabile in alcuna delle cause generali di nullità previste dall’art. 178 c.p.p.Tale violazione, inoltre, neppure può dare luogo adinutilizzabilità, ai sensi dell’art. 191 c.p.p., degli atti di cui è stata omessa la lettura o l’indicazione, non incidendo essa sulla legittimità dell’acquisizione delle prove documentate nei menzionati atti e facendosi, d’altra parte, riferimento sia nell’art. 191 che nell’art. 526 c.p.p. al solo concetto di acquisizione e, quindi, a un’attività che, logicamente e cronologicamente, si distingue, precedendola, da quella di lettura od indicazione degli atti inseriti nel fascicolo del dibattimento. (Cassazione, Sezione I, sentenza4 ottobre 2005 – 19 ottobre 2005, n. 38306)

Tuttavia, la lettura che, pertanto, coincide con la conoscenza ufficiale può essere disposta anche su richiesta diparte, secondo quanto stabilito dai commi 4 e 5 dell’articolo 511 c.p.p. Inoltre, l’articolo 511 c.p.p., proprio al comma quinto, dispone che non è sempre necessario procedere alla lettura dei verbali di dichiarazioni. Pertanto, proprio per questo motivo, il legislatore prevede che, in assenza di una specifica richiesta di una fra le parti interessate, la lettura viene ad essere sostituita con la mera indicazione da parte del giudice, anche di ufficio, degli atti da ritenere utilizzabili per la decisione.

Però, è importante evidenziare che in caso di disaccordo sul contenuto di altri atti contenuti nel fascicolo per il dibattimento il giudice diviene vincolato ad eseguire la richiesta di lettura; si badi bene che in tale ultima ipotesi deve trattarsi di altri atti e, quindi, diversi dai verbali di dichiarazioni.

Infine, l’articolo in esame si chiude e completa con il riconoscimento anche in capo agli enti ed alle associazioni di cui all’art. 93 c.p.p., previamente intervenuti nel processo, della possibilità di chiedere la lettura di atti del fascicolo o l’indicazione dei medesimi per la loro acquisizione al materiale probatorio su cui si fonda la decisione finale del giudice.

In conclusione, si deve ritenere che la lettura dei verbali d’udienza relativi alla formazione della prova in dibattimento, come pure di tutti gli atti contenuti all’interno del fascicolo del dibattimento, non è in grado di contrastare con il principio dell’oralità che caratterizza il processo penale. Infatti, a sostegno di quanto espresso, ritengo che le letture facoltative di cui all’art. 511 c.p.p. hanno solo la funzione di verificare quanto è stato trascritto e di stabilire se sia indispensabile, utile o meno di dover procedere ad ulteriori accertamenti.


Avv. Alessandro Amaolo
www.avvocatoamaolo.com

1 La lettura, integrale o parziale, degli atti contenuti nel fascicolo del dibattimento, che il giudice può disporre anche d’ufficio ai sensi dell’art. 511 comma 1, c.p.p., è riconducibile all’esercizio di un potere-dovere del giudice, il quale, in alternativa, può solo indicare specificamente gli atti utilizzabili ai fini della decisione (artt. 511, comma 5, c.p.p.): indicazione, che la norma rende equivalente alla lettura, salve le eventuali diverse richieste delle parti. Si evince dal combinato disposto dei commi 1 e 5 dell’art. 511 citato che l’atto, contenuto nel fascicolo per il dibattimento, può assumere, anche da solo, rilevanza di prova da porre a base della decisione, a condizione che esso sia reso a tal fine utilizzabile; sia, cioè, sottoposto al vaglio delle parti, mediante la lettura, disposta dal giudice (comma 1) ovvero mediante l’indicazione, da parte del medesimo giudice, circa la utilizzabilità dell’atto in questione ai fini della decisione (comma 5). CassazionePenale,SezioneIII,sentenza11 dicembre 1995 – 17 gennaio 1996, n. 514

2 La relazione di servizio proveniente dalla polizia giudiziaria e finalizzata alla comunicazione della notizia di reato può essere acquisita al fascicolo del dibattimento qualora per circostanze obiettive debba essere qualificata come atto irripetibile, quando cioè non esiste più la possibilità di rinnovazione dell’atto attraverso l’audizione del verbalizzante (fattispecie in cui si è ritenuta legittima l’acquisizione della relazione di servizio di un agente di polizia divenuto irreperibile in quanto dimessosi dal servizio e trasferitosi in località non conosciuta). CassazionePenale, Sezione VI, sentenza 11 maggio 2004 – 26 luglio 2004, n. 32505

3 La violazione del comma 3 dell’art. 511 c.p.p. – secondo cui la lettura della relazione peritale è disposta solo dopo l’esame del perito – non comporta l’inutilizzabilità della relativa prova, dando luogo piuttosto ad una nullità di ordine generale non assoluta per violazione del diritto di difesa (poiché non si assicura al difensore la possibilità di rivolgere domande al perito), come tale soggetta ai limiti di deducibilità di cui all’art. 182 ed alle sanatorie di cui all’art. 183 del codice di rito. (Nella specie la Corte ha ritenuto sanata la nullità verificatasi nel dibattimento di primo grado – ove era stata data lettura di una perizia di trascrizione di conversazioni intercettate senza audizione del perito – in forza della successiva escussione dell’interessato da parte del giudice di appello). CassazionePenale,SezioneV,sentenza7febbraio2003- 9 ottobre 2003, n. 38413

4 In base agli artt. 431 e 511 c.p.p. la querela viene inserita nel fascicolo per il dibattimento, ed è utilizzata, ai soli fini della procedibilità dell’azione penale; sicché da essa il giudice non può trarre elementi di convincimento ai fini della ricostruzione storica della vicenda. CassazionePenale,SezioneVI,sentenza24maggio2000 – 5 luglio 2000, n. 7832


Avv. Alessandro Amaolo
Avvocato

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