Legal marketing: e adesso la pubblicità…..
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Articolo del 25/09/2007 Autore Avv. Annalisa Spedicato Altri articoli dell'autore


Sebbene le prime forme di campagne mediatiche, seppure sporadiche, pare stiano approdando nel mondo forense, non si può di certo affermare che nessun Avvocato abbia mai fatto uso di modelli di promozione prima dell’arrivo della Bersani.

In effetti, l’Avvocato, soprattutto all’inizio della sua carriera , ha sempre utilizzato le pubbliche relazioni per adescare i suoi clienti, vuoi frequentando i circoli cittadini, vuoi partecipando ad associazioni culturali o eventi sportivi, vuoi facendosi promotore in prima persona di eventi ed iniziative per ceti elevati.

Ma, la realtà era bendiversa…. Mancava, allora, un dato, quello attuale, che ha visto salire il numero dei legali italiani a circa 133 mila nel 2002 (La previdenza forense anno 2002 n. 2) e seguendodati ufficiosi addirittura a155mila nel 2004; mancava, allora,

l’ ampio ventaglio di scelta tra professionisti altamente qualificati che oggi si può offrire al cliente; mancava, allora, la forte presenza degli studi ingombranti, studi che oggi impongono le loro logiche gestionali anche al piccolo legale di periferia (si pensi allo studio legale internazionale Bonelli Erede Pappalardo che ha annunciato nel 2006 un reddito pari a 131 milioni di euro).

L’Italia artigiana si sta trasformando ed il migliore strumento di realizzazione di aspettativee di salvaguardia della qualità nel servizio è la pubblicità.

Quei legali che non accettano questa forma di comunicazione, quale strumento di mercato, non sono altro che coloro i quali, terrorizzati dal fatto di dover rinunciare al loro modo di organizzare la vendita del servizio legale, guardano con timore alla pubblicità e, dall’austero loro orgoglio non volendo manifestare quel timore, lo traducono nel vecchio retaggio culturale secondo cui la professione legale risulta più decorosa rispetto al commercio e, ad esso, foriera.

E’ ovvio che la pubblicità va regolamentata, soprattutto, quando la si applica ad un professionista come l’Avvocato, che si occupa di questioni delicatissime, ma questo non significa rifiutarla a priori adducendo a giustificazione di ciò , il decoro o la nobiltà della professione legale, perché in tal caso non faremo altro che restare ad un passo indietro rispetto ai colleghi stranieri.

Si pensi alla Svizzera, dove la pubblicità è libera in tutte le sue forme, l’unico vincolo è quello che riguarda la pubblicità comparativa, o ancora si pensi all’Austria dove un Avvocato può produrre gadget, tipo penne, agende, t-shirt su cui apporre il nome dello studio; per non parlare poi degli Stati Uniti, dove uno studio che si occupa di diritto di famiglia giunge addirittura all’istigazione al divorzio per promuovere la propria attività.

Guardate un po’qui:


"La vita è breve - divorzia"


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