Delitti contro il patrimonio mediante frode: la ricettazione
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Articolo del 04/09/2007 Autore Avv. Alessandro Amaolo Altri articoli dell'autore


Nel diritto romano la figura della ricettazione non era ignota, ma piuttosto confusa con il delitto di furto. Infatti, i romani consideravano la ricettazione come una forma speciale di compartecipazione al delitto di furto, nell’ambito del quale restava sostanzialmente incorporata. Da una mia personale ricerca risulta che il ricettatore, “receptores o receptatores”, ovvero colui che offriva rifugio a aiuto al ladro o colui che nascondeva presso di sé la cosa rubata, veniva considerato come concorrente nel delitto di furto: “receptores non minus delinquunt quam aggressores”. La frase in lingua latina può essere così tradotta: i ricettatori non delinquono meno dei ladri. Pertanto, sullabase di questapremessa la figura del ricettatore, al tempo dei romani, era in tutto assimilabile a quella dei ladri.

Anche durante l’epoca dei Glossatori e dei Commentatori (si ricorda fra tutti i Commentatori il famoso giurista Bartolo da Sassoferrato) la ricettazione veniva ancora confusa con il furto e considerata, quindi, come una particolare ipotesi di complicità nel furto.

È soltanto con le Codificazioni preunitarie che le precedenti concezioni di pensiero sull’istituto giuridico della ricettazione iniziano gradualmente a mutare. Anche nel Codice Zanardelli, nella formulazione della fattispecie criminosa, era presente una certa confusione tra la ricettazione ed il furto. In estrema sintesi, gli studiosi della materia ritengono che il processo di distacco fra i due delitti può ritenersi definitivamente realizzato e compiuto soltanto con l’approvazione del vigente codice penale del 1930.

Orbene, l’articolo 648 codice penale punisce : “Chiunque, al fine di procurare a sé o ad altri un profitto, acquista, riceve od occulta denaro o cose provenienti da un qualsiasi delitto, nel quale egli non sia concorso, o comunque si intromette nel farli acquistare, ricevere ed occultare”.

Il trattamento sanzionatorio per questa fattispecie incriminatrice è, in un autonomo caso, quello della reclusione da due ad otto anni e con la multa da euro 516 a euro 10.330. Invece, la pena è della reclusione sino a sei anni e della multa sino a euro 516, se il fatto è di particolare tenuità.

L’interesse tutelato dall’articolo 648 c.p. è l’incriminazione di traffici lucrosi e non che abbiano per oggetto le cose provenienti da delitti.

Il presupposto della ricettazione è l’esistenza di un delitto anteriore, ma non è necessario che tale delitto sia giudizialmente accertato nei confronti dell’autore del reato. A tal proposito, infatti, ai fini della responsabilità per ricettazione, basta che il fatto della provenienza delittuosa delle cose acquistate, ricevute od occultate, con la consapevolezza della loro illecita provenienza, risulti positivamente al giudice chiamato a conoscere della ricettazione, anche se rimanga ignoto l’autore del delitto principale.

L’elemento oggettivo della fattispecie criminosaprevista e punita dall’articolo 648 c.p. è comprensivo di una multiforme serie di attività successive ed autonome, rispetto alla consumazione del delitto presupposto, finalizzate al conseguimento di un profitto (ricezione, acquisto, occultamento o qualunque forma di intervento nel fare acquistare il bene). A mio parere la nozione di profitto prevista dall’art. 648 c.p. comprende non solo il lucro, ma qualsiasi utilità, anche non patrimoniale, che l’agente si proponga di conseguire.

Per quel che concerne il momento consumativo di tale fattispecie incriminatrice c’è da affermare che la ricettazione è un reato istantaneo che si consuma nel momento in cui il soggetto agente consegue il pieno possesso della cosa. Invece, nella sola ipotesi dell’acquisto si consuma nel momento dell’accordo sulla cosa e sul prezzo.

Si tratta di un reato comune perché può essere commesso da chiunque e di danno, in quanto richiede l’offesa in senso naturalistico del bene protetto. Inoltre, è un reato di evento ed a forma libera, poiché la condotta tipica non è prestabilita dal legislatore.

L’elemento psicologico del reato è, a mio parere, quello del dolo specifico, poiché oltre alla coscienza e volontà del fatto tipico, vi è l’ulteriore scopo di procurare a sé o ad altri un profitto. Alcuni autori, tuttavia, sostengono che l’elemento psicologco della ricettazione consta di entrambi i profili del dolo generico e specifico, ma lo scrivente ritiene di non aderire a questa tesi estensiva.

In riferimento ai rapporti con altre figure di reato c’è da dire che la Cassazione, di recente, ha affermato che, nell’ipotesi di occultamento di un oggetto costituente provento di reato, la distinzione tra delitto di favoreggiamento e delitto di ricettazione è individuabile nel dolo specifico, richiesto per il secondo e non per il primo reato. (Cassazione Penale, sezione II, 6 dicembre 2005, n. 47171). Infatti, per la configurabilità del fatto come ricettazione ex art. 648 c.p., anziché come favoreggiamento reale (art. 379 c.p.), assume rilievo determinante lo scopo di trarre profitto personale e diretto dall’acquisto del possesso di cose di provenienza delittuosa. Invece, per la configurabilità del favoreggiamento reale è necessario che l’eventuale ricezione del bene avvenga nell’interesse esclusivo dell’autore del reato principale. (Cassazione Penale, sezione II, 21 gennaio 2005).

Sempre in tema di rapporti con altri reati, di recente, la giurisprudenza di legittimità ha affermato che: “Sussiste concorso tra il reato di ricettazione e quello di cui all’art. 171 – ter della l. 22 aprile 1941 n. 633 e successive modificazioni quando l’agente, oltre ad acquistare videocassette e musicassette contraffatte, le detenga a fine di commercializzazione, configurandosil’illecito meramente amministrativo previsto dall’art. 16 della Legge 18 agosto 2000 n. 248 (peraltro poi abrogato dall’art. 41, comma quarto, del decreto legislativo 9 aprile 2003 n. 68), soltanto quando, trattandosi di acquisto, questo sia stato effettuato ad uso esclusivamente personale”. Cassazione Penale, sezione III, sentenza 16 aprile 2004

Ritengo, inoltre, che sia ammissibile anche la possibilità di configurare un concorso fra la ricettazione ed il reato di estorsione (art. 629 c.p.). Infatti, solo per fare un esempio, si pensi alla condotta di colui che, dopo essere entrato in possesso di un oggetto proveniente da un precedente delitto, si rivolga al proprietario dell’oggetto stesso chiedendogli la corresponsione di una somma di denaro per ottenere la restituzione di quanto sottrattogli. Pertanto, a carico del sopraccitato soggetto sarà ipotizzabile, oltre alla ricettazione, anche il delitto di tentata estorsione, che è in grado di concorrere materialmente con il reato di ricettazione.

Di recente, la giurisprudenza di legittimità ha ritenuto ammissibile il concorso di reati anche tra la ricettazione e la vendita di prodotti con marchi contraffatti. Infatti, la Cassazione si è così espressa sul punto: “La detenzione per la vendita di prodotti recanti marchi di fabbrica contraffatti dà luogo alla configurabilità, a carico dl detentore, oltre che del reato di cui all’art. 474 c.p., anche di quello di ricettazione, ove, all’atto dell’acquisto o della ricezione di detti prodotti, vi sia stata consapevolezza della loro provenienza dal reato di cui all’art. 473 c.p.” . (Cassazione Penale, sezione II, sentenza 30 gennaio 2007, n. 3541

Per completezza espositiva, restano da analizzare gli aspetti procedurali del reato de quo. L’autorità giudiziaria competente è il Tribunale in composizione monocratica (art. 33 ter c.p.p.) e si tratta di un reato procedibile d’ufficio (art. 50 c.p.p.) dove l’arresto è facoltativo in flagranza (art. 381 c.p.p.) ed il fermo di indiziato di delitto (art. 384 c.p.p.) è consentito solo nell’ipotesi di cui al primo comma; le misure cautelari personali interdittive (art. 287 c.p.p.) e coercitive (art. 280 c.p.p.) possono essere consentite e, quindi, applicabili. Inoltre, per tale fattispecie incriminatrice è prevista la citazione diretta a giudizio da parte del pubblico ministero, proprioin base all’articolo 550, comma 2, lettera g) del codice di procedura penale.

Avv. Alessandro Amaolo
www.avvocatoamaolo.com

1 Questo articolo è stato così sostituito dall’art. 15 della Legge 22 maggio 1975, n. 152

2 Il fatto di ricevere e detenere un’arma, sapendo che essa è stata privata del numero di matricola, configura in ogni caso il reato di ricettazione poiché la cancellazione del segno distintivo è sufficiente a provare la consapevolezza nell’agente della provenienza delittuosa dell’arma medesima (Cassazione Penale, sezione II, sentenza 11 ottobre 2004, n. 39648).

3 Il dolo eventuale non è compatibile con il delitto di ricettazione, poiché la rappresentazione dell’eventualità che la cosa che si acquista o comunque si riceve, provenga da delitto, equivale al dubbio, mentre l’elemento psicologico della ricettazione esige la piena consapevolezza della provenienza delittuosa dell’oggetto. (Cassazione Penale, sezione II, sentenza 5 gennaio 1993 n. 3).

4 Per la configurabilità del delitto di ricettazione è necessaria la consapevolezza della provenienza illecita del bene ricevuto, senza che sia indispensabile che tale consapevolezza si estenda alla precisa e completa conoscenza delle circostanze di tempo, di modo e di luogo del reato presupposto, e la prova dell’elemento soggettivo del reato può trarsi anche da fattori indiretti, qualora la loro coordinazione logia sia tale da consentire l’inequivoca dimostrazione della malafede: in tal senso, la consapevolezza della provenienza illecita può desumersi anche dalla qualità delle cose, nonché dagli altri elementi considerati dall’art. 712 in tema di incauto acquisto, purché i sospetti sulla res siano così gravi e univoci da generare in qualsiasi persona di media levatura intellettuale, e secondo la comune esperienza, la certezza che non possa trattarsi di cose legittimamente detenute da chi le offre. (Cassazione Penale, sezione IV, 2 febbraio 2007, n. 4170)

5(…omissis…) Si deve perciò ribadire che è ammissibile il concorso delle condotte di acquisto e ricezione punite dall’art. 648 c.p. con le successive condotte di immissione in commercio punite dall’art. 171-ter legge 22 aprile 1941, n. 633 Cassazione Penale, Sezioni Unite, sentenza 20 dicembre 2005, n. 47164 e depositata il 23 dicembre 2005 (Presidente U. Papadia , Relatore A. Nappi)

6 Sussiste il delitto di ricettazione pur quando il reato presupposto sia un delitto di furto non punibile per mancanza di querela. Cassazione Penale, sezione II, 27 giugno 2006, n. 22555


Avv. Alessandro Amaolo
Avvocato

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