Procedimenti speciali: il procedimento per decreto
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Articolo del 30/08/2007 Autore Avv. Alessandro Amaolo Altri articoli dell'autore


Il legislatore ha introdotto nel nostro ordinamento processuale penale questo rito speciale per esigenze di economia processuale, speditezza ovvero per ridurre i tempi del processo penale, ma anche per un più facile accertamento di reati puniti con delle pene lievi.

In estrema sintesi, l’istituto giuridico preso in esame è stato concepito dal legislatore come un rito deflattivo del dibattimento. Pertanto, il procedimento per decreto (articoli 459 e seguenti c.p.p.) si prefigge lo scopo di evitare sia l’udienza preliminare che il dibattimento, ammettendo che l’eventuale provvedimento di condanna possa essere emesso al termine dell’indagine preliminare e senza previo contraddittorio; inoltre, uno fra i tanti tratti che connotano questo procedimento è, quindi, l’eliminazione della fase dibattimentale, attuata dal giudice su richiesta dell’organo accusatorio.

L’articolo 459 del codice penale, primo comma, afferma che: “Nei procedimenti per reati perseguibili di ufficio ed in quelli perseguibili a querela se questa è stata validamente presentata e se il querelante non ha nella stessa dichiarato di opporvisi, il pubblico ministero, quando ritiene che si debba applicare soltanto una pena pecuniaria, anche se inflitta in sostituzione di una pena detentiva, può presentare al giudice per le indagini preliminari, entro sei mesi dalla data in cui il nome della persona alla quale il reato è attribuito è iscritto nel registro delle notizie di reato e previa trasmissione del fascicolo, richiesta motivata di emissione del decreto penale di condanna, indicando la misura della pena”.

Inoltre, anche gli illeciti imputabili alle persone giuridiche, in quanto sanzionabili con pena pecuniaria, possono essere definiti con questa celere procedura (si veda l’art. 641 del decreto legislativo8 giugno 2001, n. 231).

Nelle sopraccitate ipotesi l’organo accusatorio può presentare al giudice per leindagini preliminari una richiesta2 di decreto penale di condanna indicando la misura della pena (art. 459 c.p.p.). Quindi, il pubblico ministero deve motivarne la richiesta che deve essere formulata entro 6 mesi dall’iscrizione del nome dell’indagato nel registro delle notizie di reato. Di conseguenza, il pubblico ministero deve trasmettere gli elementi di prova raccolti nel suo fascicolo al giudice per le indagini preliminari ed, aggiungo, proprio su ciò si fonda la decisione.

Sulla richiesta dell’organo accusatorio è il giudice per le indagini preliminari a decidere, senza sentire la difesa. Tuttavia, il giudice chiamato a valutare la richiesta di emissione del decreto penale di condanna può anche deliberare il proscioglimento secondo il disposto degli artt. 459 e 129 c.p.p., solo quando risulti evidente la prova positiva dell’innocenza dell’imputato oppure risulti evidente che non possono essere acquisite prove della sua colpevolezza.

Se, invece, il giudice per le indagini preliminari si pronuncia in modo negativo sulla richiesta allora gli atti processuali devono essere restituiti all’organo accusatorio affinché eserciti nuovamente l’azione penale sia con il procedimento ordinario che con i riti alternativi.

Quindi, è proprio il giudice per le indagini preliminari, in caso di accoglimento della richiesta proposta dal pubblico ministero, ad emettere il decreto i cui requisiti specifici sono indicati nell’art. 460 c.p.p.

In sintesi, il decreto penale di condanna deve contenere i seguenti elementi:

le generalità dell’imputato o le altre indicazioni personali che valgano ad identificarlo nonché, quando occorre, quelle della persona civilmente obbligata per la pena pecuniaria;

l’enunciazione del fatto, delle circostanze e delle disposizioni di legge violate;

la concisa esposizione dei motivi di fatto e di diritto su cui la decisione è fondata, comprese le ragioni dell’eventuale diminuzione della pena al di sotto del minimo edittale;

il dispositivo;

●l’avviso che l’imputato e la personacivilmente obbligata per la pena pecuniaria possono proporre opposizione entro 15 giorni dalla notificazione del decreto e che l’imputato può chiedere mediante l’opposizione il giudizio immediato ovvero il giudizio abbreviato o l’applicazione della pena a norma dell’articolo 444;

●l’avvertimento all’imputato e alla persona civilmente obbligata per la pena pecuniaria che, in caso di mancata opposizione, il decreto diviene esecutivo;

● l’avviso che l’imputato e la persona civilmente obbligata per la pena pecuniaria hanno la facoltà di nominare un difensore;

la data e la sottoscrizione del giudice e dell’ausiliario che lo assiste.

In base all’articolo 460, comma 3, c.p.p. una copia del decreto penale viene comunicata al pubblico ministero ed è notificata con il precetto al condannato, al difensore d’ufficio o al difensore di fiducia eventualmente nominato ed alla persona civilmente obbligata per la pena pecuniaria.

Inoltre, l’articolo 459, comma 4, c.p.p. impone un obbligo ulteriore al giudice che è proprio quello di dare esatta comunicazione del decreto penale al querelante.

Pertanto,alcunifragli effetti premialidel procedimento per decreto penale di condanna sono:

la confisca può essere applicata solo se obbligatoria;

la possibilità di irrogare soltanto una pena pecuniaria (multa oppure ammenda).

Più in dettaglio, il procedimento penale per decreto è un rito premiale anche perché la pena pecuniaria viene diminuita fino alla metà del minimo edittale. Inoltre, alla condanna per il reato non segue la condanna al pagamento delle spese processuali ed, aggiungo, non possono essere applicate le pene accessorie. Altri benefici premiali connessi alla scelta di tale procedimento penale sono quelli della non menzione nel certificato penale del decreto penale richiesto dai privati (art. 689, comma 2, lett. a n. 5). Inoltre, la condanna divenuta esecutiva non ha efficacia di giudicato nei giudizi civili o amministrativi ed il reato si estingue entro il termine di cinque anni se si tratta di delitto, o di due anni, se si tratta di contravvenzione, qualora l’imputato non commetta in quel periodo altri reati che offendono il medesimo interesse. In particolare, all’estinzione del reato consegue l’estinzione di ogni altro effetto penale, con la possibilità di concedere anche una successiva sospensione condizionale della pena.

Peraltro, all’imputato viene sempre concesso il dirittodi presentare opposizione3 entro il termine di 15 giorni dalla notifica del decreto. Quindi, con l’opposizione4 l’imputato può chiedere l’instaurazione del giudizio abbreviato5, del giudizio immediato o del patteggiamento (art. 461 c.p.p.). Inoltre, l’imputato può richiedere l’oblazione (articoli 162 e 162 bis c.p.), qualora ne ricorrano i presupposti, e dopo il versamento della somma prevista il giudice è legittimato ad emettere sentenza di non luogo a procedere per estinzione del reato per oblazione.

L’opposizione, però, è priva dell’effetto devolutivo, in quanto il processo è destinato a proseguire davanti al giudice di primo grado e non davanti ad un giudice di grado superiore. Inoltre, aggiungo che il giudice non è qui assoggettato neanche al divieto di reformatio in peius (art. 597, comma 3, c.p.p.). Proprio in ragione di quest’ultimo motivo l’opponente corre il rischio di subire una condanna ben più grave di quella fissata nel decreto impugnato, non esclusa una condanna alla pena della reclusione o dell’arresto, in tutti quei casi dove la pena pecuniaria fosse stata applicata in sostituzione o in alternativa di una pena detentiva. Di conseguenza, nel giudizio conseguente all’opposizione, il decreto penale di condanna deve essere revocato (art. 464, comma 3, c.p.p.) ed il successivo dibattimento viene ad essere svolto in base alle regole ordinarie.

Se, invece, non viene presentata alcuna opposizione il decreto viene dichiarato esecutivo dal giudice; ovvero se l’opposizione viene dichiarata inammissibilel’imputato, come anche il pubblico ministero6, possono presentare ricorso in cassazione. Nonostante il silenzio della legge, secondo la Suprema Corte, il pubblico ministero è legittimato a proporre ricorso per cassazione contro il decreto di condanna; ciò in ragione del contenutodecisorio di tale provvedimento e dell’efficacia sostanziale che lo connota.

Più in dettaglio, con il ricorso per cassazione, previsto dall’art. 461 comma 6 c.p.p., contro l’ordinanza che ha dichiarato l’inammissibilità dell’opposizione al decreto di condanna, l’opponente può soltanto denunciare vizi attinenti ai presupposti ed ai requisiti dell’ordinanza stessa e proporre questioni deducibili e rilevabili d’ufficio in ogni stato e grado del processo, come quelle riguardanti una nullità assoluta o alcuna delle condizioni per la pronuncia di una sentenza di assoluzione o di non luogo a procedere ai sensi dell’articolo 129 c.p.p. Tuttavia, all’opponente non viene consentito dedurre ogni altra questione di rito o di merito.

Resta ancora da esaminare l’ipotesi prevista dall’articolo 4637 del codice di procedura penale ovvero la situazione in cui l’opposizione venga proposta soltanto da alcuni interessati. In tal caso, può succedere che soltanto uno dei coimputati nel medesimo procedimento presenti opposizione nei termini. Di conseguenza, in tale evenienza, sulla base della previsione normativa contenuta nell’articolo 463 c.p.p., il giudizio si svolgerà soltanto nei confronti dell’opponente, mentre, invece, per gli altri il divieto diviene esecutivo.

Infine, è importante specificare che il decreto penale di condanna riveste una forma meno solenne di una sentenza poiché, per esempio, manca l’incipit“Innomedel popolo italiano” che, invece, è sempre presente nelle intestazioni delle sentenze. Più in dettaglio, il decreto penale di condanna è caratterizzato da una motivazione molto succinta e sommaria sulle ragioni della decisione adottata (art. 460 comma 1lett. c).

In conclusione, ritengo che il decreto penale sia un utile strumento per ridurre i tempi del processo penale, che la legge tende sempre più a potenziare, considerata l’enorme mole di lavoro in cui si trovano molti uffici giudiziari.

  Avv. Alessandro Amaolo
www.avvocatoamaolo.com


Schema illustrativo

ILLUSTRISSIMO GIUDICE

PER LE INDAGINI PRELINARI

PRESSOILTRIBUNALEDI...

 

R.G.n....

Ilsottoscritto...natoa...il.. (oppure: nella sua qualità di persona civilmente obbligata per la pena pecuniaria in relazione al reato contestato a...; oppure: Avvocato, difensore di...,invirtù della nomina in atti/in calce), ,nei cui diretti confronti è pendente il procedimento a margine indicato, dichiara di proporre opposizione controil decreto penale di condanna n. . . . emesso dal G.I.P.pressoilTribunaledi...indata...enotificatoindata...concui... venivacondannatoallapenadi...perilreatoprevisto e punito nell’articolo…..del codice penale.

Ilsottoscrittochiede, altresì,che(venga celebrato il giudizio immediato /l’applicazione della penasurichiesta delle parti/ il giudizio abbreviato / di essereammessoall’oblazione).

Conosservanza

Dataefirma


Avv. Alessandro Amaolo
www.avvocatoamaolo.com

#note#

1 Art. 54 D. Lgs. 231/2001 -Procedimento per decreto 1. Il pubblico ministero, quando ritiene che si debba applicare la sola sanzione pecuniaria, puo' presentare al giudice per le indagini preliminari, entro sei mesi dalla data dell'annotazione dell'illecito amministrativo nel registro di cui all'articolo 55 e previa trasmissione del fascicolo, richiesta motivata di emissione del decreto di applicazione della sanzione pecuniaria, indicandone la misura. 2. Il pubblico ministero puo' chiedere l'applicazione di una sanzione pecuniaria diminuita sino alla meta' rispetto al minimo dell'importo applicabile.3. Il giudice, quando non accoglie la richiesta, se non deve pronunciare sentenza di esclusione della responsabilita' dell'ente, restituisce gli atti al pubblico ministero. 4. Si osservano le disposizioni del titolo V del libro sesto e dell'articolo 557 del codice di procedura penale, in quanto compatibili.

2 Non è abnorme il provvedimento del G.I.P. che rigetti la richiesta di decreto penale del P.M. non per motivi di mera opportunità idonei a ledere le prerogative istituzionali dell’organo di accusa, ma per una valutazione in diritto delle risultanze investigative, che non preclude allo stesso P.M. di integrare le indagini e di esercitare l’azione penale nelle forme ordinarie (Nella specie è stato dichiarato inammissibile il ricorso del P.M. contro il provvedimento del G.I.P. di reiezione della sua richiesta motivato sull’incertezza circa la data di commissione del reato e sulla conseguente possibilità di una sua già avvenuta prescrizione). CassazionePenale,SezioneIII, sentenza 12 ottobre 2006, n. 34094

3 L’articolo 461 comma 1 c.p.p. , stabilendo espressamente che l’imputato può proporre opposizione personalmente o a mezzo del difensore“eventualmente nominato”, circoscrive l’area dei soggetti legittimati a proporre opposizione al difensore di fiducia, escludendo a tal fine la legittimazione del difensore d’ufficio.Cassazione Penale, sezioneIV, sentenza7luglio2003 – 7 novembre 2003, n. 42682

4 L’opposizione a decreto penale di condanna può essere proposta oltre che nella cancelleria del G.I.P. che ha emesso il decreto anche in quella dell’ufficio giudiziario in cui si trovano la parte o il suo difensore, atteso che con il termine opponente di cui al comma 1 dell’art. 461 c.p.p. si intende designare la parte in senso processuale e pertanto non solo l’imputato ma anche il suo difensore. CassazionePenale, SezioneIII, sentenza14 febbraio2003 – 4 marzo 2003, n. 9914

5 Non può essere dichiarata inammissibile l’opposizione a decreto penale con richiesta di giudizio abbreviato condizionato per il solo fatto che non sia anche indicata l’attività di integrazione probatoria ritenuta necessaria, dovendosi anche in tal caso dar luogo comunque alla fissazione dell’udienza prevista dall’art. 464, comma primo, secondo periodo, c.p.p., nell’ambito della quale sarà poi possibile per l’imputato specificare quale sia l’attività richiesta ovvero anche rinunciarvi. Cassazione Penale, Sezione V, sentenza 6 marzo 2007, n. 9355

6Ilpubblicoministeroè legittimato a proporre ricorso per cassazione avverso il decreto penale di condanna (In tal senso, si veda Cassazione Penale, Sezione IV,sentenza28giugno 2007, n. 25089

7 In tema di procedimento per decreto, nell’ipotesi prevista dall’art. 463, comma 1 c.p.p., in cui l’esecuzione del decreto di condanna pronunciato a carico di più persone imputate dello stesso reato rimane sospesa nei confronti di coloro che non hanno proposto opposizione, la sospensione non può comportare per questi ultimi l’effetto negativo del mantenimento del sequestro preventivo, poiché la non opposizione del decreto di condanna ha determinato la definitiva cessazione dell’attività illecita che la misura cautelare ha inteso impedire. (In applicazione di tale principio la Corte, nell’accogliere il ricorso dell’imputato, ha ritenuto che erroneamente il giudice del riesame aveva escluso nei confronti dell’imputato non opponente il dissequestro dell’immobile sottoposto a sequestro preventivo in relazione al reato di cui all’art. 20 lett. a) L. 47/1985). Cassazione Penale, Sezione III, sentenza 31 marzo 2003, n. 14884


Avv. Alessandro Amaolo
Avvocato

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