Articolo 40 del Codice Deontologico Forense: l’obbligo di informazione del professionista forense nei confronti della parte assistita
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Articolo del 21/07/2007 Autore Avv. Alessandro Amaolo Altri articoli dell'autore


L'articolo in argomento prescrive ed elenca gli obblighi di informazione del professionista forense nei confronti della parte assistita e si estende, a mio modesto parere, non solo alle prestazioni giudiziali ma anche alle prestazioni stragiudiziali (attività di consulenza etc..).

Pertanto, il testo di legge dell'articolo in esame è il seguente:

Articolo 40 (Obbligo di informazione) – L'avvocato è tenuto ad informare chiaramente il proprio assistito all'atto dell'incarico delle caratteristiche e della importanza della controversia o delle attività da espletare, precisando le iniziative e le ipotesi di soluzioni possibili. L'avvocato è tenuto altresì ad informare il proprio assistito sullo svolgimento del mandato affidatogli, quando lo reputi opportuno e ogni qualvolta l'assistito ne faccia richiesta.

•  Se richiesto, è obbligo dell'avvocato informare la parte assistita sulle previsioni di massima inerenti alla durata e ai costi presumibili del processo.

•  È obbligo dell'avvocato comunicare alla parte assistita la necessità del compimento di determinati atti al fine di evitare prescrizioni, decadenze o altri effetti pregiudizievoli.

•  Il difensore ha l'obbligo di riferire al proprio assistito il contenuto di quanto appreso nell'esercizio del mandato.

 

In sintesi, la norma sopraccitata prescrive che l'avvocato è tenuto ad informare in modo esauriente il proprio assistito delle particolarità della controversia, o delle attività da compiere. Il professionista forense deve, altresì, precisare al cliente le possibili iniziative da intraprendere nonché tutte le ipotesi di possibili soluzioni; inoltre, deve informare la parte assistita sullo svolgimento del mandato ogni qual volta lo reputi opportuno, o il proprio cliente lo richieda. Il dovere di informazione si estende, quindi, non solo all'andamento delle vicende processuali ed alle soluzioni possibili, ma anche alle specifiche scelte tecniche effettuate dall'avvocato.

A mio parere, è proprio durante la fase delle trattative che il problema della formazione del consenso del cliente assume notevole importanza. Infatti, di regola, la parte assistita non è consapevole dei problemi tecnici che riguardano l'oggetto del negozio da concludere (mi riferisco al contratto di prestazione professionale tra l'avvocato ed il cliente). È proprio in questo senso che si fa discendere il dovere di informazione per il professionista forense. Quindi, a parere dello scrivente è nella fase precontrattuale che sorgono gli oneri reciproci di chiarezza e di informazioni per le parti. Di conseguenza, l'avvocato deve individuare lo scopo, la causa che il cliente intende perseguire ovvero la situazione di fatto che è alla base delle esigenze del cliente ed, aggiungo, qualsiasi altro elemento utile. Solo dopo aver valutato tutti questi elementi ed informazioni il professionista deciderà se accettare o meno il mandato affidatogli. È innegabile che il cliente deve avere una condotta diretta a fornire tutte le informazioni utili per la trattazione del caso ed evitare inesattezze e possibili omissioni.

Tuttavia, la giurisprudenza declama soprattutto nel professionista forense il dovere direzionale di informare in modo chiaro e completo il proprio cliente. E non potrebbe essere altrimenti, poiché, ad esempio, è l'avvocato che deve avvertire il cliente riguardo l'opportunità o meno di fare opposizione al giudice nei riguardi di un procedimento monitorio (decreto ingiuntivo) che è stato notificato al proprio cliente.

In tal modo, il cliente dopo aver compreso i reali termini della sua situazione, può esternare con piena consapevolezza il consenso o il dissenso alla conclusione del contratto di prestazione d'opera intellettuale.

Il professionista legale adempie al dovere di informazione non con una vaga e generica spiegazione dell'attività che porrà in essere, quanto piuttosto mediante una descrizione sufficientemente analitica della strategia giuridica che intenderà realizzare. Tuttavia, molto dipende dal grado culturale e dalle possibilità che ciascun cliente ha di comprendere e percepire i termini giuridici della fattispecie.

In conclusione, una corretta ed effettiva informazione da parte dell'avvocato verso il cliente esime sempre il primo da una possibile responsabilità per l'inesattezza o per l'incompletezza delle notizie fornite.

Pertanto, ritengo che il dovere di informazione sia anche una specificazione della clausola generale della buona fede oggettiva e soggettiva che deve sempre informare la condotta del professionista legale nel contratto di prestazione professionale (articolo 2236 codice civile) stipulato con il cliente.


Avv. Alessandro Amaolo
Avvocato

www.avvocatoamaolo.com
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