Le impugnazioni straordinarie previste dal codice di procedura penale: una breve analisi della revisione ex artt. 629 e ss.c.p.p.
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Articolo del 19/07/2007 Autore Avv. Alessandro Amaolo Altri articoli dell'autore


A differenza dell'appello e del ricorso per cassazione, la revisione è un mezzo straordinario di impugnazione ed, in quanto tale, si caratterizza per la sua idoneità a travolgere il giudicato.

La normativa sulla revisione è stata inserita dal legislatore negli articoli che vanno dal 629 c.p.p. al 647 c.p.p. Tuttavia, gli articoli 643, 644, 645, 646 e 647 c.p.p. si occupano, nello specifico, della c.d. riparazione dell'errore 1 giudiziario e, di conseguenza, della problematica del risarcimento del danno nei confronti delle vittime degli errori giudiziari. Pertanto, gli articoli sopraccitati non saranno presi in esame nel corso della trattazione.

Possono essere oggetto di revisione, nei casi stabiliti dalla legge, le sentenze di condanna, le sentenze di patteggiamento ed i decreti penali di condanna, quando sono divenuti irrevocabili, anche se la pena è già stata eseguita o è estinta (art. 629 c.p.p.). Inoltre, nello specifico, a ciò si può aggiungere che tale mezzo di gravame è esperibile senza alcun limite temporale.

Il legislatore, proprio in ragione della eccezionalità del mezzo di impugnazione in oggetto, ha inteso indicare tassativamente i casi in cui si può chiedere la revisione di una sentenza.

Pertanto, l'istituto giuridico della revisione 2, a norma dell'articolo 630 c.p.p., è consentito nelle seguenti quattro ipotesi:

● in caso di contrasto tra giudicati penali;

● se la condanna è fondata su una decisione del giudice civile o amministrativo, che abbia deciso una questione pregiudiziale, e tale decisione sia stata successivamente revocata;

● quando, dopo la condanna, sono sopravvenute o si scoprono nuove prove 3 che, sole o congiunte a quelle già valutate, dimostrano che il condannato deve essere prosciolto;
● se è dimostrato che la condanna venne pronunciata in conseguenza di falsità in atti o in giudizio o di un atro fatto previsto dalla legge come reato.

Dopo l'entrata in vigore della legge n. 134/2003, è ammessa la revisione anche nei confronti delle sentenze di patteggiamento 4 emesse ai sensi dell'articolo 444, comma 2°, c.p.p.

Inoltre, la revisione è consentita anche nei confronti delle sentenze emesse con il rito abbreviato ed in tal senso si è pronunciata la Cassazione penale, sezione V, 3 maggio 2000.

L'articolo 631 c.p.p. precisa un limite alla esperibilità della revisione, specificando che gli elementi in base ai quali la richiesta viene avanzata devono essere tali da comportare, se accertati, il proscioglimento dell'imputato per assoluzione o non doversi procedere, anche se per estinzione del reato (si vedano in tal senso gli articoli 529, 530 o 531 c.p.p.). Si può, quindi, ragionevolmente affermare che la revisione opera soltanto a favore del condannato e non a danno del prosciolto.

I legittimati 5 a chiedere la revisione sono il condannato o un suo prossimo congiunto ovvero la persona che ha sul condannato l'autorità tutoria. Tuttavia, se il condannato è morto, il diritto di chiedere la revisione spetta agli eredi/e o ad un suo prossimo congiunto (art. 632, comma 1° lett. a), c.p.p.). E' importante evidenziare nel corso di questa trattazione che la legittimazione-diritto a promuovere tale giudizio è conferita anche al procuratore generale presso la Corte di appello nella cui circoscrizione fu pronunciata la condanna. Infatti, sullo stesso piano del condannato si pone il rappresentante della pubblica accusa, ovvero il procuratore generale presso la Corte d'appello competente per territorio, a dimostrazione che la revisione è stata delineata dal legislatore come un istituto giuridico che non soddisfa soltanto l'interesse della persona a vedere riconosciuta la propria innocenza, bensì anche l'interesse della collettività a che la giustizia operi correttamente, nella difficile ricerca della verità, ponendo rimedio nei confronti di possibili errori.

Il giudizio di appello si articola in una fase “rescindente” ed in una fase “rescissoria”. La prima fase consiste nella delibazione (effettuata in segreto) sulla ammissibilità del ricorso e sulla non manifesta infondatezza dei motivi. Invece, la seconda fase consiste in un nuovo giudizio sul merito, in contraddittorio.

Laddove la Corte d'appello abbia ritenuto l'ammissibilità della richiesta di revisione, il presidente del collegio emette il decreto di citazione a norma dell'articolo 601 c.p.p. Tale procedimento si svolge sulla base delle norme prescritte in materia di atti preliminari e di giudizio dibattimentale di primo grado, applicabili in quanto compatibili.

Se la Corte d'appello ritiene inammissibile la richiesta di revisione provvede ad emettere la relativa ordinanza, avverso cui è esperibile il ricorso per cassazione. Al contrario, se la ritiene ammissibile, allora, la Corte (che ha la facoltà di sospendere l'esecuzione della condanna) procede alla trattazione delle questioni sollevate, assumendo le prove eventualmente ritenute necessarie; la decisione della Corte può sempre essere impugnata in Cassazione.

In base all'articolo 635, comma 1°, c.p.p. (così come modificato dall'articolo 1, comma 1°, della legge 23 novembre 1998 n. 405) la competenza a decidere sulla richiesta di revisione spetta funzionalmente alla Corte di appello determinata, secondo i criteri dell'articolo 11 c.p.p., rispetto al distretto dove ha sede l'ufficio che ha emesso il provvedimento impugnato.

Pertanto, in base all'articolo 637 c.p.p., in caso di accoglimento della richiesta di revisione, il giudice revoca la sentenza di condanna o il decreto penale di condanna e pronuncia, così, il proscioglimento indicandone i motivi e la causa nel dispositivo.

Infine, per completezza espositiva, c'è da sottolineare che il codice di procedura penale, con l'articolo 640 c.p.p., dispone anche la ricorribilità per cassazione della sentenza pronunciata nel giudizio di revisione.

In conclusione, sulla base di queste brevi premesse, si deve ritenere che la funzione della revisione (mezzo di impugnazione straordinario) sia proprio quella di ristabilire un principio di giustizia sostanziale che dovesse risultare violato. In sostanza, la revisione è in grado di fare emergere elementi di novità la cui valutazione può condurre all'assoluzione oppure al proscioglimento dell'imputato.

Avv. Alessandro Amaolo
www.avvocatoamaolo.com


Schema illustrativo di un atto collegato all'istituto giuridico della revisione.

Io sottoscritto …………….., in seguito alla pronuncia da parte di codesta Ecc.ma Corte in data……(R.G. n………) della sentenza di accoglimento della richiesta di revisione, proposta dal sottoscritto, della sentenza di condanna emessa dal Tribunale di………/Corte…….., chiedo che la sentenza di accoglimento della richiesta di revisione sia affissa per estratto nel Comune di……..e nel Comune di…………ove, come risulta dalla documentazione che si allega, il sottoscritto ha stabilito la sua ultima residenza.

Inoltre, chiedo altresì che l'estratto della sentenza sia pubblicato a cura della Cancelleria sul seguente quotidiano…..

Con osservanza.

In fede

Firma

………………

Data e firma

P.S.: lo schema illustrativo sopra riportato può essere proposto e redatto anche tramite l'assistenza di un Avvocato.


Schema illustrativo della richiesta di revisione presentata dal condannato

Alla Ecc.ma Corte d'appello di……..

per il tramite della cancelleria…

 

Oggetto: istanza di revisione della sentenza/del decreto penale di condanna n….emanata….da…in data…

 

Io sottoscritto……..nato a…….il……..e residente a…………..in via………….

premesso

● che con sentenza/con decreto penale di condanna n………..emessa da………..(si deve indicare il nominativo del giudice) in data……………divenuta irrevocabile in data……………, è stato condannato a………………;

● che la sopraccitata pena detentiva è già stata eseguita;

● che ha interesse a chiedere la revisione del predetto provvedimento, ai sensi dell'articolo 630, lett…., c.p.p., poiché…..;

● che ciò risulta dimostrato da ………..;

tutto ciò premesso,

richiede

che l'Illustrissima Corte d'appello di………..voglia revocare la sentenza/il decreto penale di condanna sopra indicata/o e pronunciare il proscioglimento dell'esponente.

Si allegano i seguenti documenti ed atti:

……….

Data

Firma


Schema illustrativo di un eventuale dispositivo della sentenza di accoglimento della revisione 

CORTE DI APPELLO DI……

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

La Corte d'appello di…….sez. penale,

dopo aver letto gli artt. 637 c.p.p. – 639 c.p.p., in accoglimento della richiesta di revisione, revoca la sentenza di condanna n…………nei confronti di…………..emessa da…………….passata in giudicato in data………..e, per l'effetto, dopo aver letto l'articolo 529 c.p.p. (o 530 c.p.p. 1° o 2° comma) oppure 531 c.p.p., dichiara il non luogo a procedere (o assolve)……….(nome dell'imputato) in relazione al reato ascrittogli con la predetta sentenza per…………..(si deve indicare la formula di proscioglimento o di assoluzione).

Ordina, altresì, la restituzione delle somme pagate in esecuzione della condanna per le pene pecuniarie, per le misure di sicurezza patrimoniali, per le spese processuali e di mantenimento in carcere e per il risarcimento dei danni a favore della parte citata per il giudizio di revisione.

Ordina, inoltre, la restituzione all'avente diritto dei beni di cui era stata disposta la confisca (parte eventuale da inserire nell'ipotesi in cui vi siano beni confiscati).

Su espressa richiesta dell'interessato, segue di diritto l'affissione della sentenza per estratto, a cura della cancelleria, nel comune in cui la sentenza di condanna era stata pronunciata ed in quello dell'ultima residenza del condannato.

Luogo e data.

Il presidente


1 Una sentenza di rilievo ai fini della determinazione della riparazione del danno cagionato da errore giudiziario è quella pronunciata dalla Corte di cassazione il 22 gennaio 2004, n. 2050, che ha riconosciuto e sancito, altresì, per il ricorrente la riparazione dell'errore giudiziario (caso Barillà).

2 La revisione è un mezzo di impugnazione ad effetto estensivo, dovendo il presidente della corte disporre la citazione sia del coimputato che non ha presentato tale richiesta, che anche del responsabile civile, della persona civilmente obbligata per la pena pecuniaria e della parte civile.

3 In tema di revisione, la sentenza di assoluzione dei coimputati, pronunciata in un separato procedimento, non può essere considerata di per sé “nuova prova”, come tale rilevante a norma dell'articolo 630 lettera c) c.p.p. (Nella specie, la Corte non ha riconosciuto la natura di “nuova prova” alla sentenza di assoluzione dei coimputati in quanto fondata sulle stesse fonti di accusa utilizzate per la condanna del ricorrente ed ha escluso che possa essere rivalutata nel giudizio di revisione un prova già presa in considerazione dai giudici della cognizione principale). Cassazione penale, sezione IV, 28 febbraio 2002, n. 8135

4 La sentenza di applicazione della pena su richiesta ha conservato la propria peculiare natura pur dopo la espressa previsione della sua assoggettabilità a revisione, contenuta nell'articolo 629 c.p.p., nel testo modificato dall'articolo 3, comma primo, della legge 12 giugno 2003, n. 134, per cui rimane valido il principio che essa non implica un accertamento della penale responsabilità dell'imputato, con relativo obbligo di motivazione, ma richiede solo la verifica dell'insussistenza delle cause di non punibilità previste dall'articolo 129 c.p.p. (Cassazione penale, sezione I, 23 giugno 2004, n. 28192).

5 La parte privata “interessata”, una volta ammessa al giudizio di revisione, riacquista lo status di imputato (art. 60, comma 3°, c.p.p.).


Avv. Alessandro Amaolo
Avvocato

www.avvocatoamaolo.com
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