Riforma del sistema italiano di diritto internazionale privato – Legge 31 maggio 1995, n. 218: Art. 3 Ambito della giurisdizione italiana
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Articolo del 19/07/2007 Autore Avv. Alessandro Amaolo Altri articoli dell'autore


Innanzitutto bisogna premettere che il diritto internazionale privato può essere definito come una specifica branca della legislazione statale (e da qualche tempo anche comunitaria) che ha per oggetto la regolamentazione giuridica delle fattispecie di natura privatistica. Queste ultime presentano elementi di estraneità rispetto al territorio e/o alla popolazione dello Stato del foro (nella nostra situazione è, ovviamente, l'Italia) e di rapporto, collegamento con la popolazione e/o il territorio di altri Stati.

In questo contesto generale il legislatore italiano ha ritenuto opportuno inserire, così, l'articolo 3 della Legge 31 maggio 1995 n. 218 che definisce i limiti e l'ambito di applicazione della giurisdizione italiana in materia del diritto internazionale privato.

Pertanto, il contenuto normativo dell'articolo 3, comma 1°, della Legge 31 maggio 1995, n. 218 prescrive:

Articolo 3 Ambito della giurisdizione. – La giurisdizione italiana sussiste quando il convenuto è domiciliato o residente in Italia o vi ha un rappresentante che sia autorizzato a stare in giudizio a norma dell'articolo 77 del codice di procedura civile e negli altri casi in cui è prevista dalla legge.

In sintesi, ai sensi dell'articolo 3, 1° comma, legge n. 218/1995 un momento di collegamento idoneo a radicare la giurisdizione italiana sussiste non solo quando il convenuto ha la cittadinanza italiana o la residenza in Italia, ma anche quando è domiciliato nel territorio dello Stato italiano, dovendosi intendere la nozione di domicilio alla stregua dell'articolo 43 codice civile, cioè come il luogo nel quale il convenuto ha la sede principale dei suoi affari ed interessi.

Con questa legge il legislatore italiano ha imposto di fare assumere rilevanza, quale criterio generale per determinare l'ambito della giurisdizione italiana 1, al domicilio, alla residenza del convenuto in Italia o all'esistenza di un rappresentante legale autorizzato a stare in giudizio, senza che sussista più la distinzione tra convenuto italiano e straniero (criterio della cittadinanza).

Con tutto ciò il criterio della cittadinanza non è del tutto scomparso nella legge in oggetto, ma ricorre ancora in alcune limitate ipotesi peculiari, come ad esempio in materia di giurisdizione volontaria (articolo 9 l . 218/1995), di adozione (articolo 40 l .218/1995) o di protezione dei maggiori di età (articolo 44, 1° comma, l. 218/1995).

Riprendendo i criteri generali di giurisdizione sopraccitati, deve farsi notare che gli stessi sono alternativi tra di loro, nel senso che ognuno è sufficiente, di per sé, a giustificare l'esercizio della giurisdizione italiana e tutto ciò a prescindere dalla nazionalità del convenuto, che può essere straniero oppure italiano.

In questo contesto non può non evidenziarsi che la giurisdizione costituisca un presupposto processuale e di conseguenza il giudice italiano, anche se incompetente, è sempre nella condizione di rilevarne il difetto o di dichiararne l'esistenza. L'accertamento giudiziale sulla giurisdizione si presenta come pregiudiziale rispetto a quello della competenza.

Invece, il secondo comma dell' articolo 3 - Legge 31 maggio 1995 n. 218 dispone testualmente che:

La giurisdizione italiana sussiste inoltre in base ai criteri stabiliti dalle Sezioni 2, 3 e 4 del Titolo II della Convenzione concernente la competenza giurisdizionale e l'esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale e protocollo, firmati a Bruxelles il 27 settembre 1968, resi esecutivi con la l. 21 giugno 1971, n. 804, e successive modificazioni in vigore per l'Italia, anche allorché il convenuto non sia domiciliato nel territorio di uno Stato contraente, quando si tratti di una delle materie comprese nel campo di applicazione della Convenzione. Rispetto alle altre materie la giurisdizione sussiste anche in base ai criteri stabiliti per la competenza per territorio.

In sintesi, in base ai criteri sanciti dall'articolo 3, comma 2°, L. 218/95 la giurisdizione italiana sussiste anche quando il convenuto non è domiciliato nel territorio di uno Stato contraente e si tratta, però, di una delle materie comprese nel campo di applicazione della Convenzione.

Tale secondo comma, però, è stato radicalmente trasformato con l'entrata in vigore del Regolamento CE n. 44/2001. Infatti, a tal proposito, il Regolamento CE 44/2001 ha sostituito dal 1° marzo 2002 la Convenzione di Bruxelles del 1968 per tutti gli Stati membri dell'Unione europea ad eccezione della Danimarca. Il Regolamento sopraccitato riguarda la giurisdizione ed il riconoscimento delle decisioni straniere in materia civile e commerciale. Pertanto, la nozione della materia civile e commerciale comprende le obbligazioni contrattuali, alimentari, derivanti da rapporto individuale di lavoro, la materia degli illeciti, il risarcimento del danno o le restituzioni nascenti da reato, l'esercizio di succursali, agenzie, filiali, il trust e le competenze in materia di assistenza e salvataggio.

Ai sensi dell'articolo 3, 2° comma, ultimo periodo della legge n. 218/1995, rispetto alle materie escluse dal campo di applicazione della Convenzione di Bruxelles del 1968 la giurisdizione italiana sussiste anche in base ai criteri stabiliti per la competenza per territorio. Inoltre, ai sensi del combinato disposto dell'articolo 3, 2° comma, della legge n. 218/1995 e dell'articolo 18, 2° comma, c.p.c. sussiste la giurisdizione italiana in una causa di scioglimento di matrimonio nei confronti di un convenuto residente all'estero qualora l'attore risieda in Italia (Tribunale di Milano, sentenza del 27 febbraio 2002).

In conclusione, a prima vista i criteri di collegamento posti dall'articolo 3 della legge n. 218/1995 condizionano l'esistenza della giurisdizione italiana 2 soltanto nell'ipotesi in cui sia convenuto in giudizio uno straniero. Tuttavia, c'è da dire che non valgono, però, come limite alla giurisdizione nelle cause promosse dallo straniero nei confronti di un cittadino italiano, dovendo applicarsi il principio per il quale il cittadino può sempre essere convenuto dinanzi al giudice italiano. Si deve, quindi, riconoscere il diritto di azione garantito dall'articolo 24 Costituzione anche allo straniero o all'apolide domiciliato e residente in Italia. E c'è di più, infatti, la Cassazione civile, sezioni unite, 3 febbraio 2004, n. 1994 ha ritenuto sussistente la giurisdizione italiana anche quando nessuno dei coniugi sia cittadino italiano ed il matrimonio non sia neppure stato celebrato in Italia a condizione, però, che la parte attrice abbia la residenza (anche di fatto) in Italia.


Regolamento (CE) n. 44/2001 del Consiglio del 22 dicembre 2000
concernente la competenza giurisdizionale, il riconoscimento e l'esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale

Gazzetta Ufficiale CE L 012 del 16 gennaio 2001

IL CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEA ,
visto il trattato che istituisce la Comunità europea, in particolare l'articolo 61, lettera c) e l'articolo 67, paragrafo 1,
vista la proposta della Commissione(1),
visto il parere del Parlamento europeo(2),
visto il parere del Comitato economico e sociale(3),

considerando quanto segue:

(1) La Comunità si prefigge l'obiettivo di conservare e sviluppare uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia nel quale sia garantita la libera circolazione delle persone. Per realizzare gradualmente tale spazio è opportuno che la Comunità adotti, tra l'altro, le misure nel settore della cooperazione giudiziaria in materia civile che sono necessarie al corretto funzionamento del mercato interno.

(2) Alcune divergenze tra le norme nazionali sulla competenza giurisdizionale e sul riconoscimento delle decisioni rendono più difficile il buon funzionamento del mercato interno. È pertanto indispensabile adottare disposizioni che consentano di unificare le norme sui conflitti di competenza in materia civile e commerciale e di semplificare le formalità affinché le decisioni emesse dagli Stati membri vincolati dal presente regolamento siano riconosciute ed eseguite in modo rapido e semplice.

(3) Tale materia rientra nel settore della cooperazione giudiziaria in materia civile ai sensi dell'articolo 65 del trattato.

(..OMISSIS..)

(5) Gli Stati membri hanno concluso il 27 settembre 1968, nel quadro dell'articolo 293, quarto trattino del trattato, la convenzione di Bruxelles concernente la competenza giurisdizionale e l'esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale, modificata dalle convenzioni di adesione dei nuovi Stati membri a tale convenzione, (in appresso denominata "Convenzione di Bruxelles")(4). Il 16 settembre 1998 gli Stati membri e gli Stati EFTA hanno concluso la convenzione di Lugano concernente la competenza giurisdizionale e l'esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale, che è una convenzione parallela alla convenzione di Bruxelles del 1968. Dette convenzioni hanno formato oggetto di lavori di revisione e il Consiglio ha approvato il contenuto del testo riveduto. È opportuno garantire le continuità dei risultati ottenuti nell'ambito di tale revisione.

(6) Per la realizzazione dell'obiettivo della libera circolazione delle decisioni in materia civile e commerciale, è necessario ed opportuno che le norme riguardanti la competenza giurisdizionale, il riconoscimento e l'esecuzione delle decisioni siano stabilite mediante un atto giuridico comunitario cogente e direttamente applicabile.

(7) Si deve includere nel campo d'applicazione del presente regolamento la parte essenziale della materia civile e commerciale, esclusi alcuni settori ben definiti.

(8) Le controversie alle quali si applica il presente regolamento devono presentare elementi di collegamento con il territorio degli Stati membri vincolati dal regolamento stesso. Le norme comuni in materia di competenza giurisdizionale devono quindi, in linea di principio, applicarsi nei casi in cui il convenuto è domiciliato in uno di tali Stati.

(9) I convenuti non domiciliati in uno Stato membro sono generalmente soggetti alle norme nazionali in materia di competenza vigenti nel territorio dello Stato membro del giudice adito e i convenuti domiciliati in uno Stato membro non vincolato dal presente regolamento devono continuare ad essere soggetti alla convenzione di Bruxelles.

(10) Ai fini della libera circolazione delle sentenze, le decisioni emesse in uno Stato membro vincolato dal presente regolamento devono essere riconosciute ed eseguite in un altro Stato membro vincolato dallo stesso anche se il debitore condannato è domiciliato in uno Stato terzo.

(11) Le norme sulla competenza devono presentare un alto grado di prevedibilità ed articolarsi intorno al principio della competenza del giudice del domicilio del convenuto, la quale deve valere in ogni ipotesi salvo in alcuni casi rigorosamente determinati, nei quali la materia del contendere o l'autonomia delle parti giustifichi un diverso criterio di collegamento. Per le persone giuridiche il domicilio deve essere definito autonomamente, in modo da aumentare la trasparenza delle norme comuni ed evitare i conflitti di competenza.

(….OMISSIS..)

(15) Il funzionamento armonioso della giustizia presuppone che si riduca al minimo la possibilità di pendenza di procedimenti paralleli e che non vengano emesse, in due Stati membri, decisioni tra loro incompatibili. È necessario stabilire un meccanismo chiaro ed efficace per risolvere i casi di litispendenza e di connessione e, viste le differenze nazionali esistenti in materia, è opportuno definire il momento in cui una causa si considera "pendente". Ai fini del presente regolamento tale momento dovrebbe essere definito in modo autonomo.

(16) La reciproca fiducia nella giustizia in seno alla Comunità implica che le decisioni emesse in un altro Stato membro siano riconosciute di pieno diritto, ossia senza che sia necessario esperire alcun procedimento, salvo che vi siano contestazioni.

(….OMISSIS…)

(19) È opportuno garantire la continuità tra la convenzione di Bruxelles e il presente regolamento e a tal fine occorre prevedere adeguate disposizioni transitorie. La stessa continuità deve caratterizzare altresì l'interpretazione delle disposizioni della convenzione di Bruxelles ad opera della Corte di giustizia delle Comunità europee e il protocollo del 1971(5) dovrebbe continuare ad applicarsi ugualmente ai procedimenti pendenti alla data di entrata in vigore del presente regolamento.

(..OMISSIS..)

(21) A norma degli articoli 1 e 2 del protocollo sulla posizione della Danimarca allegato al trattato sull'Unione europea e al trattato che istituisce la Comunità europea, questo Stato non partecipa all'adozione del presente regolamento, che non è pertanto vincolante né applicabile in Danimarca.

(22) Dato che la convenzione di Bruxelles è in vigore nelle relazioni tra la Danimarca e gli Stati membri vincolati dal presente regolamento, tale convenzione e il protocollo del 1971 sono tuttora applicabili tra la Danimarca e gli Stati membri vincolati dal presente regolamento.

(23) La convenzione di Bruxelles continua parimenti ad applicarsi ai territori degli Stati membri che rientrano nel suo campo di applicazione territoriale e che sono esclusi dal presente regolamento in virtù dell'applicazione dell'articolo 299 del trattato.

(..OMISSIS..)

HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO :

CAPO I
CAMPO D'APPLICAZIONE

Articolo 1

•  Il presente regolamento si applica in materia civile e commerciale, indipendentemente dalla natura dell'organo giurisdizionale. Esso non concerne, in particolare, la materia fiscale, doganale ed amministrativa.


2. Sono esclusi dal campo di applicazione del presente regolamento:
a) lo stato e la capacità delle persone fisiche, il regime patrimoniale fra coniugi, i testamenti e le successioni;
b) i fallimenti, i concordati e la procedure affini;
c) la sicurezza sociale;
d) l'arbitrato.


3. Nel presente regolamento per "Stato membro" si intendono tutti gli Stati membri ad eccezione della Danimarca.

CAPO II
COMPETENZA

Sezione 1
Disposizioni generali

Articolo 2

1. Salve le disposizioni del presente regolamento, le persone domiciliate nel territorio di un determinato Stato membro sono convenute, a prescindere dalla loro nazionalità, davanti ai giudici di tale Stato membro.
2. Alle persone che non sono in possesso della cittadinanza dello Stato membro nel quale esse sono domiciliate si applicano le norme sulla competenza vigenti per i cittadini.


Articolo 3

1. Le persone domiciliate nel territorio di uno Stato membro possono essere convenute davanti ai giudici di un altro Stato membro solo in base alle norme enunciate nelle sezioni da 2 a 7 del presente capo.
2. Nei loro confronti non possono essere addotte le norme nazionali sulla competenza riportate nell'allegato I.

Articolo 4

1. Se il convenuto non è domiciliato nel territorio di uno Stato membro, la competenza è disciplinata, in ciascuno Stato membro, dalla legge di tale Stato, salva l'applicazione degli articoli 22 e 23.
2. Chiunque sia domiciliato nel territorio di un determinato Stato membro può, indipendentemente dalla propria nazionalità ed al pari dei cittadini di questo Stato, addurre nei confronti di tale convenuto le norme sulla competenza in vigore nello Stato medesimo, in particolare quelle indicate nell'allegato I.

(…OMISSIS..)

Si riportano qui di seguito alcune fra le più significative pronunce dei giudici di legittimità nella materia in esame.

Cassazione civile, sezioni unite ord., 3 febbraio 2004, n. 1994: La domanda di separazione personale, quando nessuno dei coniugi sia cittadino ed il matrimonio non sia stato celebrato in Italia, è devoluta alla cognizione del giudice italiano, nella disciplina dell'articolo 3 della legge 31 maggio 1995, n. 218, in relazione al successivo articolo 32, non solo se il convenuto sia residente o domiciliato in Italia (primo comma), ma, in difetto di tale situazione, anche se la parte attrice abbia residenza (anche di fatto) in Italia, tenendosi conto che l'ultima parte del secondo comma di detto articolo 3, rendendo operanti ai fini della giurisdizione pure i criteri stabiliti per la competenza territoriale, con riguardo alle controversie non soggette alla Convenzione di Bruxelles del 27 settembre 1968 (resa esecutiva con legge 21 giugno 1971, n. 804), comporta l'applicabilità dell'articolo 18, secondo comma, c.p.c. sul foro della residenza dell'attore, ove il convenuto non abbia residenza o domicilio in Italia.

Cassazione civile, sezioni unite, 24 marzo 2006, n. 6585: Nel vigente sistema di diritto internazionale privato (legge 31 maggio 1995, n. 218) – essendo venuto meno, a seguito dell'abrogazione dell'articolo 4 c.p.c., ogni riferimento allo straniero ai fini della determinazione dell'ambito della giurisdizione del giudice italiano – assume rilevanza, quale criterio generale di radicamento della competenza giurisdizionale del giudice italiano, solo il dato obiettivo del domicilio o della residenza del convenuto in Italia, senza che possa più farsi distinzione tra convenuto italiano o straniero. Tale criterio generale di determinazione della competenza non incontra deroghe in materia di trasporto internazionale su strada su cui si applica la Convenzione di Ginevra del 19 maggio 1956 (resa esecutiva con la legge 6 dicembre 1960, n. 1621) che, all'articolo 31, prevede che: “per tutte le controversie, l'attore può adire, oltre ai giudici dei Paesi contraenti designati di comune accordo dalle parti, i giudici del Paese sul cui territorio il convenuto ha la sua residenza abituale, la sua sede principale o la succursale o l'agenzia per il cui tramite è stato concluso il trasporto”.

Cassazione civile, sezioni unite, 5 maggio 2006, n. 10312: Ai sensi del primo comma dell'articolo 3 della legge 31 maggio 1995, n. 218, ai fini dell'individuazione del criterio di collegamento che radica la competenza giurisdizionale è stato abbandonato il riferimento generale al requisito della cittadinanza, così come al criterio della reciprocità, attribuendosi rilievo, non solo al domicilio o alla residenza del convenuto straniero (conformemente ai principi dettati dalla convenzione di Bruxelles del 27 settembre 1968), ma anche alla circostanza dell'esistenza di un rappresentante in Italia di tale convenuto che sia autorizzato a stare in giudizio ai sensi dell'articolo 77 codice di procedura civile. (Nella specie, sulla scorta dell'enunciato principio, le Sezioni Unite, in relazione ad una controversia instaurata nei confronti di una banca con sede in Tokyo avente ad oggetto la declaratoria dell'inefficacia e dell'inopponibilità nei confronti di una società italiana dei contratti intercorsi all'estero tra una ditta straniera e la predetta banca e la condanna di queste ultime al risarcimento del danno procurato dall'invio di una richiesta di pagamento da parte dello stesso istituto di credito estero, hanno dichiarato la sussistenza della giurisdizione italiana sul presupposto che la banca giapponese aveva una filiale in Italia con un rappresentante legale munito di procura generale idonea a produrre gli effetti di cui all'articolo 77 c.p.c., senza che potesse incidere sull'affermazione dell'indicata giurisdizione la diversa determinazione della competenza territoriale interna, involgendo tale eventualità una questione non deducibile in sede di regolamento preventivo di giurisdizione).

Cassazione civile, sezioni unite, 6 luglio 2005, n. 14196: Potendo il soggetto straniero, anche persona giuridica, assumere la qualità di socio illimitatamente responsabile di una società italiana, esso soggiace a tutte le implicazioni proprie di siffatta qualità, tra cui il fallimento in via di estensione della società italiana, dichiarato dal competente tribunale fallimentare italiano. Sotto tale profilo, la giurisdizione italiana è una mera conseguenza del meccanismo regolato dall'articolo 147 della legge fallimentare, restando perciò inapplicabile – ove il socio straniero sia una persona giuridica – la normativa di conflitto dettata, per le società e gli altri enti, dall'articolo 25 della legge 31 maggio 1995, n. 218, recante la riforma del sistema italiano di diritto internazionale privato, alla stregua del quale è disciplinata dalla legge regolatrice dell'ente, tra l'altro, la responsabilità per le obbligazioni dell'ente stesso.

Avv. Alessandro Amaolo
www.avvocatoamaolo.com


1 La mera accessibilità ad un sito web, all'interno del quale viene fatto uso di un marchio identico o simile ad un marchio italiano, non è di per sé sufficiente, in assenza di ulteriori contatti con il foro, a conferire giurisdizione al giudice italiano, occorrendo a tal fine il verificarsi, in Italia, di “fatti che si assumono lesivi del diritto dell'attore”, ex art. 57, regio decreto 21 giugno 1942, n. 929, consistenti in un'effettiva offerta in vendita di prodotti o servizi concorrenti sul mercato italiano (vedi la sentenza del Tribunale di Roma del 2 febbraio 2000, G . it. 00, 1677).

2 Ove il cittadino italiano, convenuto in giudizio, abbia all'estero la propria residenza, deve ritenersi che ivi abbia anche il domicilio, potendo presumersi che la sede principale degli affari ed interessi sia fissata nel medesimo luogo in cui il soggetto abitualmente dimora; ai fini del superamento di detta presunzione, e quindi della prova dell'esistenza di un domicilio del detto convenuto in Italia – necessaria perché scatti il criterio generale di radicamento della competenza giurisdizionale del giudice italiano, ai sensi dell'articolo 3 della legge 31 maggio 1995, n. 218 – non basta la mera disponibilità di un immobile in Italia, nè la ricezione, ivi, ad opera di un domestico, dell'atto di citazione in giudizio, trattandosi di circostanze non significative ai fini dell'individuazione di un luogo elevato a centro dei propri affari ed interessi. (Cassazione civile, sezioni unite, 11 febbraio 2003 n. 2060).


Avv. Alessandro Amaolo
Avvocato

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