Imputabilita’ e responsabilita’ del minore
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Articolo del 25/05/2007 Autore Avv. Rosalia Conforti Altri articoli dell'autore


Il nostro ordinamento giuridico, all'art. 85 c.p., espressamente sancisce che “ nessuno può essere punito per un fatto preveduto dalla legge come reato, se al momento in cui l'ha commesso, non era imputabile. E' imputabile chi ha la capacità d'intendere e volere ”. È esplicitamente previsto, dunque, che perchè possa attuarsi un intervento di natura penale nei confronti di un soggetto che ha posto in essere un comportamento penalmente sanzionato è necessario che il fatto possa essere riferibile ad un autore cosciente e volente.

Sotto questo aspetto, il nostro Codice considera la responsabilità penale nei confronti del minore facendo riferimento a due possibilità: un prevista all'art. 97 c.p. e relativa al minore degli anni 14 e l'altra prevista all'art. 98 c.p. e relativa al minore degli anni 18.

L'art 97 detta:" Non è imputabile chi, nel momento in cui ha commesso il fatto, non aveva compiuto i quattordici anni ". Tale normativa, dunque, pone una presunzione iuris et de iure di non imputabilità che prescinde dall'effettivo riscontro della capacità di intendere e di volere e che, quindi, non può essere superata neanche se il minore infraquattordicenne si presenta, di fatto, perfettamente capace 1. E' evidente, pertanto, che il legislatore ha escluso l'imputabilità del minore di quattordici anni proprio perché, sulla base dell' id quod plerumque accidit , è ragionevole pensare che questi, in ragione della sua giovanissima età, sia sfornito di detta capacità.

La presunzione di non colpevolezza dell'art. 97 è insuperabile nei confronti di chi non abbia ancora quattordici anni, quindi non possono essere adottate nei suoi confronti misure penali che implichino un addebito di responsabilità e se, malgrado ciò, il giudice abbia pronunciato condanna, la sentenza deve considerarsi inesistente e tale inesistenza, secondo la giurisprudenza prevalente, può essere rilevata anche dal giudice dell'esecuzione 2.

Nei confronti dell'infraquattordicenne che abbia commesso un fatto previsto dalla legge come delitto, e che risulti “pericoloso” il giudice può solo, ex art. 224 c.p. imporre una misura di sicurezza “ tenendo conto della gravità del fatto e delle condizioni morali della famiglia in cui il minore è vissuto ”.

Con riferimento alla soglia di imputabilità in questione, appare opportuno fare qualche breve riflessione di politica criminale: appare naturale chiedersi, cioè, se la scelta del legislatore del Codice Rocco, che ha modificato il Codice Zanardelli (che considerava questa soglia di imputabilità agli anni nove) sia ancor oggi attuale, in considerazione dello sviluppo psicologico ed intellettuale dei minori di oggi e dell'influenza che i mass-media hanno nella loro formazione socio- culturale ai fini della sussistenza della capacità d'intendere e di volere. Da più parti, infatti, si è richiesto un abbassamento del limite di età per l'imputabilità quanto meno a 12 anni 3: da segnalare è la recente proposta di legge d'iniziativa del deputato Consolo presentata in Parlamento il 19 maggio 2006. Nella stessa si legge, infatti, come di fronte al proliferare dei reati efferati di cui i minori si sono rilevati protagonisti attivi si rende necessario procedere ad un aggiornamento della normativa penalistica e processual-penalistica che prevede l'abbassamento della soglia d'età del minore per quanto concerne la sua imputabilità da quattordici a dodici anni, alla luce della precoce maturità che, oramai, i minori manifestano.

Vi è tuttavia da rilevare che, il dodicenne di oggi, sia pur con un più elevato sviluppo psicologico – intellettuale, non raggiunge affatto tanto precocemente una capacità di discernere la gerarchia dei valori che regola la convivenza umana e la capacità di vincere le proprie pulsioni liberamente determinandosi nei comportamenti. Si corre il rischio di scaricare sul ragazzo responsabilità che non sono sue e di punire solo lui per le responsabilità di altri che lo hanno sapientemente manipolato e sfruttato. È auspicabile, dunque, che una qualunque modificazione in tal senso sia il frutto di ponderate determinazioni, frutto di studi di psicologia e psichiatria forense, che valutino attentamente se le condizioni di sviluppo e di vita del minore siano così radicalmente mutate a dispetto di una più emergente fragilità psichica ed affettiva.

L'art 98 del codice penale afferma invece che “ E'imputabile chi, nel momento in cui ha commesso il fatto, aveva compiuto i 14 anni ma non ancora i 18, se aveva capacità di intendere e volere, ma la pena è diminuita ”. In definitiva, con riferimento al minore infradiciottenne, il legislatore subordina l'imputabilità ad un accertamento della capacità d'intendere e di volere.

Si tratta, dunque, di un accertamento che deve essere effettuato di volta in volta dal giudice, il quale dovrà valutare, caso per caso, se il minore infradiciottenne al momento della commissione del fatto aveva la capacità d'intendere e di volere. In caso negativo la condizione del minore è equiparata al minore degli anni quattordici ( rectius infraquattordicenne), in caso positivo gli sarà applicata la pena, ma questa deve essere diminuita, considerandosi la sua età come una circostanza attenuante di carattere speciale.

È da rilevare che la formula sulla capacità usata dal legislatore non fa riferimento ad un concetto di maturità tipico della scienza psicologica ma esprime un concetto esclusivamente giuridico. Ed infatti, il concetto di maturità psicologica è ben più ampio del concetto giuridico di capacità d'intendere e volere tant'è che, spesso, la maturità psicologica non si raggiunge quasi mai al compimento del diciottesimo anno di età, mentre l'ordinamento presume che si sia pienamente capaci al raggiungimento di questa età, a meno che non sussistano fatti patologicamente rilevanti.

È necessario, dunque, che l'accertamento della capacità ai fini dell'imputabilità vada effettuato sia considerando il grado di sviluppo della personalità dell'individuo sia appurando che lo stesso sia in grado di ben intendere non solo ciò che fa ma anche di valutare adeguatamente i motivi della volontà, il carattere morale e le conseguenze del fatto 4. Secondo la giurisprudenza, infatti, “ la valutazione del giudice per stabilire la capacità d'intendere e di volere del minore degli anni 18 deve concernere lo sviluppo intellettivo, la forza di carattere, la capacità d'intendere l'importanza di certi principi etici e il dominio che su di sè abbia acquistato il soggetto, l'attitudine a distinguere il bene dal male, l'onesto dal disonesto, il lecito dall'illecito e l'attitudine al volere e cioè a determinarsi nella società” 5.

È evidente, dunque, che la capacità del minore non può essere presunta ma deve essere dimostrata. Secondo la giurisprudenza, infatti, la sentenza che, senza motivazione abbia ritenuto la capacità del minore, è affetta da nullità rilevabile in ogni stato e grado del processo in quanto attiene ad un presupposto essenziale dello stesso e dell'azione penale 6. La giurisprudenza, invece, è divisa in ordine agli accertamenti che devono essere compiuti per riconoscere, o no, la sussistenza dell'imputabilità.

Ed invero.

A fronte di una parte che riteneva obbligatorio l'accertamento compiuto con l'ausilio delle indagini speciali di cui all'art. 11 r.d.l. 1934/1404 (Cass. 19 gennaio 1982, in Giust. Pen. , 1983, II, 396) e di un'altra secondo cui la capacità può essere desunta dal giudice, in piena libertà e sulla base di un qualunque elemento dallo stesso valutabile, le Sezioni Unite della Cassazione con sentenza del 26 gennaio 1985, sono intervenute a dirimere il conflitto e lo hanno fatto recependo il secondo orientamento anche se sulla base di affermazioni per lo più apodittiche e prive di accurato approfondimento. Nel caso esaminato dalla Suprema Corte 7, infatti, si era riconosciuto che era stata dimostrata la capacità del minore sulla base “ delle informazioni fornite dai Carabinieri con il rapporto e l'allegata scheda statistica ”.

Sarebbe piuttosto opportuno, invece, che nei procedimenti a carico di minori il giudice debba (e non possa) svolgere “speciali ricerche” che, pur lasciate al suo libero apprezzamento e non ancorate a rigore di forme e schemi prestabiliti, siano capaci di accertare la capacità dello stesso, valutando i precedenti personali e familiari dell'imputato sotto l'aspetto fisico, psichico, morale ed ambientale.

Un altro problema che si pose già nelle immediate applicazioni del codice fu quello dell'esatto computo dell'età relativamente ai reati commessi dagli infradiciottenni. Tanto venne risolto nel senso che i 14 e 18 anni rispettivamente devono ritenersi compiuti nel momento dell'ultimo giorno del 18° anno, corrispondente al momento della nascita risultante dall'atto di nascita che, a norma dell'art 71 del R.D.L. 9.7.39 N 1238, deve contenere anche l'ora di nascita 8. Diversamente ha deciso la giurisprudenza che con la sentenza 00158 dell'11/02/1999 ha affermato che il compimento dei 18 anni coincide con lo scadere delle ore 24 del giorno del diciottesimo compleanno del soggetto 9.

Le cose si complicano quando ci si trova di fronte ad un soggetto per il quale non è disponibile l'atto di nascita, problema che si è in passato verificato per lo più con riferimento ai nomadi, ma che ora si presenta anche con riguardo a stranieri entrati clandestinamente nel territorio nazionale. In questo caso si ricorre ad accertamenti medici basati sulla struttura ossea, e ovviamente solo se i risultati saranno univoci nel senso di far ritenere superati i limiti di 14 e 18 anni si potrà procedere a carico o ritenere la piena maturità, se le risultanze non saranno univoche per il principio del favor rei si dovrà agire come se l'età non fosse stata raggiunta. Questa soluzione è adottata da tutti gli uffici giudiziari e sembra quella più in linea con il dettato normativo, anche se non mancano autori che ritengono preferibile un'indagine concreta sulla maturità psicologica e non sull'età biologica posto che l'età fissata è solo convenzionale al fine di una presunzione di raggiunta maturità che costituisce, pur sempre, il reale oggetto dell'imputabilità.

In conclusione va detto che, anche a seguito della dichiarazione dell'imputabilità del minore, preceduta dall'accertamento della capacità d'intendere e volere dello stesso, non sempre vi è l'applicazione della pena detentiva come necessario corollario nei suoi confronti. Spesso, infatti, in perfetta sintonia con i correttivi previsti dall'art. 27, terzo comma, della Costituzione, vengono applicati gli istituti dell'irrilevanza del fatto, del perdono giudiziale e sopratutto della messa alla prova.

Avv. Rosalia Conforti


Note:

1 Giuseppe Bettiol, Diritto penale , Pt. gen., Cedam, Padova 1986, p. 481

2 Si veda in tal senso Cass. 29 novembre 1983, in Riv pen ., 1984, 731.

3 Galuppi e Grasso, Infraquattordicenni: recrudescenza criminale e prospettive di modificazione della normativa penale vigente , in Dir. Fam., 1993, n.3

4 Paolo Vercellone, La imputabilità e punibilità dei minorenni nella legge penale italiana, in M.P. Cuomo, G. La Greca , L. Viggiani (a cura di), Giudici, psicologi e delinquenza minorile, Giuffrè, Milano 1982, p. 111

5 Cass. 15 gennaio 1957, in Giustizia penale, 1957, II, 390.

6 Vedi Cass. 26 gennaio 1985, in Giust. Penale, 1985, III, 257.

7 Si trattava di atti di libidine violenti, violenza carnale tentata, ratto di minore degli anni 14 a scopo di libidine.

8 vedi Trib.Roma 4.3.49; Cass 25.3.61 N110

9 “ Il compimento dei 18 anni di età, ai fini del raggiungimento della piena imputabilità penale, (e parimenti dei 14 per la cessazione della non imputabilità presunta) va fissato secondo le regole stabilite dall'art.14, comma secondo, codice penale e dall'art.172, comma quarto, codice di procedura penale e, quindi, trattandosi di termine da computarsi ad anni, allo scadere delle ore 24 del giorno del diciottesimo compleanno del soggetto. (Nella specie, in applicazione di tale principio, é stato ritenuto che fosse da considerare ancora minorenne un soggetto che aveva commesso un reato intorno alle ore 23.40 del giorno del suo diciottesimo compleanno). "


Avv. Rosalia Conforti
Avvocato
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