Gli accertamenti ed i trattamenti sanitari obbligatori: il ruolo, la funzione della Polizia Locale e del Sindaco
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Articolo del 24/05/2007 Autore Avv. Alessandro Amaolo Altri articoli dell'autore


L'accertamento (A.S.O.) ed il Trattamento Sanitario Obbligatorio (T.S.O.) sono due strumenti cautelari rivolti verso una persona affetta da una malattia mentale, la quale si trova in una fase acuta della sua situazione di malessere.

Tali provvedimenti sono adottati dal Sindaco, il quale agisce nella sua qualità di autorità sanitaria locale e di titolare del potere di emanare ordinanze contingibili ed urgenti, per imporre coattivamente:

•  la visita da parte di un sanitario, per poter valutare lo stato psico-fisico della persona e le scelte più opportune da adottare (A.S.O.);

•  il ricovero di un soggetto malato, in una struttura ospedaliera oppure in altro luogo di cura (T.S.O. extraospedaliero), per consentire l'applicazione di idonee terapie.

Questi due istituti giuridici sono stati introdotti nel 1978, con le leggi n. 180 (legge Basaglia) e n. 833 (legge istitutiva del Servizio Sanitario Nazionale 1). Entrambe le leggi hanno radicalmente innovato l'atteggiamento dello Stato nei riguardi dei malati di mente. Infatti, nella società odierna il malato di mente non è più considerato come un soggetto pericoloso per la società e, pertanto, il bisogno di cura prevale sulle esigenze di polizia.

L'accertamento ed il Trattamento Sanitario Obbligatorio sono pienamente compatibili con i principi costituzionali sanciti nell'articolo 32, comma 2°, della Costituzione: “Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”.

L'accertamento Sanitario Obbligatorio (A.S.O.) si basa su di una visita medica, effettuata dal medico curante o da uno specialista in malattie mentali, e si applica, esclusivamente, quando un certo comportamento segnalato induce a far sospettare al medico di essere in presenza di una situazione caratterizzata da un disturbo psicopatologico rilevante. Tale dubbio, così fondato, non può essere accertato e verificato se il cittadino si sottrae a un esame medico diretto. Ad ogni modo, c'è da sottolineare che l'accertamento coatto, però, non può essere effettuato, per legge, in regime di degenza ospedaliera. In sostanza, l'A.S.O. si svolge presso il domicilio del paziente oppure presso una struttura sanitaria territoriale. In questo particolare caso, il Sindaco dispone con ordinanza succintamente motivata l'accertamento sanitario, dietro richiesta motivata di un medico, anche non specialista. La situazione che si crea, così, può essere denominata come una sorta di “fermo di psichiatria” a seguito del quale si possono verificare due condizioni. La prima, ed anche la più semplice, è quella di ritenere la persona destinataria del provvedimento non più bisognosa di terapie. La seconda, invece, è quella di ritenere necessaria per la persona destinataria l'eventuale progressione verso un Trattamento Sanitario Obbligatorio

Il T.S.O., invece, si fonda su di una proposta che viene formulata, a norma della Legge 833/78, da un medico che ha valutato le condizioni del soggetto. Mentre ad un medico 2 della A.S.U.R., ai sensi dell'articolo 34, spetta la formulazione della eventuale convalida. Solo dopo questi indispensabili atti il Sindaco può emettere l'ordinanza che dispone il T.S.O. (art. 34). Quindi, i medici debbono attentamente valutare tutte le reali condizioni psico-fisiche del soggetto e verificare se l'esaminato si trovi nelle condizioni previste dall'art. 34 della Legge 833/78 ossia:

● che abbia bisogno di interventi terapeutici;

● che tali interventi non vengano accettati;

● che non vi siano le condizioni e le circostanze che consentano di adottare le tempestive ed idonee misure sanitarie extra-ospedaliere.

Il Trattamento Sanitario Obbligatorio (T.S.O.) consiste in un ricovero coatto, in idoneo luogo di cura, dei malati di mente che, in situazioni di particolare aggravamento delle loro deficienze psichiche, non vogliono accettare le cure e sono socialmente pericolosi per sé stessi e per gli altri. Tale trattamento Sanitario Obbligatorio (T.S.O.) si effettua in regime di degenza ospedaliera solamente qualora manchino le condizioni e le circostanze che consentano di adottare le tempestive ed adeguate misure sanitarie extraospedaliere.

L'accertamento ed il trattamento sanitario obbligatorio sono il risultato finale di un complesso iter procedurale, sia sul piano formale che su quello tecnico-operativo, volto a tutelare, difendere i diritti del malato mentale come individuo. Pertanto, il T.S.O. (ospedaliero ed extraospedaliero) e l'A.S.O. assumono il carattere e la funzione di essere intesi come un'extrema ratio, attivabili soltanto in situazioni ben circoscritte e previste dalla legge.

È dunque evidente, in questo contesto, che l'ordinanza del Sindaco che dispone il T.S.O. può legittimamente operare soltanto quando sono già stati utilmente esperiti tutti gli atti tecnici ritenuti opportuni.

In questo complesso iter procedurale sono coinvolti una serie numerosa di soggetti quali: i familiari ed il medico curante, in veste di promotori; il sindaco, quale autorità garante che emette il provvedimento; la polizia locale, (le forze dell'ordine) e il personale sanitario, in funzione di esecutori del provvedimento finale; le strutture sanitarie ospedaliere e non, che hanno la funzione ed il compito di prendere in carico il malato; il giudice tutelare, nel ruolo di controllore (in caso di T.S.O. presso una struttura ospedaliera).

A questo punto della trattazione dell'argomento mi accingo ad esporre il ruolo specifico che assume la Polizia Locale all'interno di questa procedura. La partecipazione della Polizia Locale all'esecuzione dei trattamenti e degli accertamenti sanitari obbligatori non è facoltativa, ma è in funzione di un ruolo ben preciso e specifico che la stessa riveste per tutto il procedimento. Pertanto, la Polizia Locale deve attentamente vigilare sulla corretta esecuzione del provvedimento presenziando alla dinamica dell'intervento, garantendo il rispetto della persona umana nei suoi aspetti fisici e morali e nel diritto alla salute previsto e sancito dalle norme costituzionali.

Le altre funzioni della Polizia Locale sono quelle c.d. di supporto o ausiliarie che si esplicano nel compiere attività di ricerca del malato affinché il personale sanitario possa raggiungerlo e non solo. Infatti, la Polizia può anche intervenire per chiamare il medico curante, per fargli compiere l'A.S.O. o per contribuire alla conoscenza del malato oppure per allontanare tutti i presenti che potrebbero nuocere alla buona riuscita dell'intervento. La funzione della Polizia, quale forza pubblica, si trasforma in coercitiva e diviene inevitabile e doverosa allorquando l'interessato ponga in essere uno dei seguenti comportamenti:

● minacci di compiere atti di autolesionismo;

● minacci di aggredire terze persone o di danneggiare cose;

● opponga una resistenza attiva e violenta nei confronti degli agenti di Polizia intervenuti sul luogo.

Poste queste premesse, si deve affermare, oltre ogni ragionevole dubbio, che in questa procedura la Polizia Locale interviene nell'esercizio del suo potere di polizia amministrativa sanitaria e non nell'esercizio dell'attività di pubblica sicurezza. Ciò posto, l'inosservanza dell'ordinanza sindacale, da parte dei soggetti coinvolti, è punita ai sensi dell'articolo 650 del codice penale.

In situazioni estreme e del tutto eccezionali viene consentito anche il ricorso alle altre Forze dell'ordine quali l'Arma dei Carabinieri, la Polizia di Stato, la Guardia di Finanza, i Vigili del Fuoco, su previo accordo con le Questure e le Prefetture.

A ciò si deve aggiungere il fatto che la Polizia Locale , per portare a termine tutta questa difficile procedura, può essere chiamata a svolgere compiti ulteriori rispetto a quello del prelievo della persona. Questi compiti sono dati dal trasporto della persona oggetto del T.S.O., che deve avvenire su autoambulanza, e dalla scorta fino alla struttura sanitaria. Tale ultimo compito può essere eseguito ma nessuna norma obbliga, però, la Polizia Locale a soddisfare tale ultima richiesta.

Ora passo ad analizzare gli adempimenti formali ed il ruolo del Sindaco che agisce in qualità di autorità sanitaria locale, nonché di titolare del potere di emettere ordinanze contingibili ed urgenti.

Come già esposto in precedenza, il Trattamento Sanitario Obbligatorio viene disposto dal Sindaco con ordinanza motivata, su preventiva proposta, dettagliatamente motivata, di un medico (anche non specialista). Il provvedimento de quo appartiene al novero delle ordinanze contingibili ed urgenti, emanate dal Sindaco quale capo dell'amministrazione comunale 3 (e non quale ufficiale del governo), ai sensi dell'articolo 50 del Decreto Legislativo 18 agosto 2000, n. 267.

La precipua finalità dell'ordinanza in oggetto è quella di un atto che, dopo aver recepito le proposte mediche di trattamento sanitario, rende obbligatorio ed eseguibile il provvedimento avente natura coercitiva.

Si tratta di un atto tipico che necessita, però, affinché possa avere effetti stabili, di una convalida 4 da parte del giudice tutelare, supportata da notizie cliniche relative al paziente e da circostanze che rendano indispensabile il provvedimento. In tutti i casi 5 nei quali l'ordinanza sindacale dispone il T.S.O. in condizioni di degenza ospedaliera, questo deve essere notificato, insieme agli originali dei certificati medici, entro 48 ore dal ricovero, al giudice tutelare competente per territorio. Allo stesso giudice deve essere comunicata 6, entro lo stesso termine, ogni eventuale proroga del provvedimento.

La convalida del provvedimento sindacale, da parte del giudice tutelare, deve avvenire entro le successive 48 ore, assunte le opportune informazioni e dopo avere disposto tutti gli eventuali accertamenti sul caso. Tale convalida non può mai mancare ed è inquadrabile nella c.d. “giurisdizione volontaria”, in quanto l'intervento del giudice tutelare interviene per perfezionare un procedimento avente natura amministrativa. Sull'ordinanza sindacale il giudice tutelare si deve pronunciare con decreto motivato, ex art. 35 comma 2° legge 23.12.1978 n. 833, per convalidare o meno tale provvedimento e dandone, poi, successiva comunicazione al Sindaco. A questo punto, se il giudice tutelare adito non convalida il T.S.O. allora il Sindaco deve disporre la cessazione immediata del trattamento sanitario obbligatorio in condizioni di degenza ospedaliera.

Infine, in caso di ricorso avverso il provvedimento sindacale che dispone trattamento sanitario obbligatorio, ai sensi della legge n. 788 del 1978, proposto davanti al tribunale, questo deve – ai sensi dell'art. 35 7, comma 11, L . cit. - essere notificato al Sindaco, sotto pena di nullià ex art. 164, comma quarto c.p.c., e non può essere sanato dalla mera costituzione della controparte (e tanto meno dalla sua mera comparizione) poiché si tratta non già di un vizio della notifica (vocatio in ius), ma relativo al contenuto dell'atto introduttivo, riguardante l'esposizione dei fatti e delle ragioni che lo sostengono (editio actionis) 8.

Alla luce di tutte le sopraccitate considerazioni, si può desumere che il Sindaco e nei grandi Comuni il Dirigente Comunale sono i primi baluardi posti a garanzia dei diritti del malato. Pertanto, proprio in capo al Sindaco sono incardinate le responsabilità civili, penali ed amministrative di dare luogo a procedimenti viziati. In sostanza, il Sindaco è tenuto a rifiutarsi di emanare ordinanze illegittime perché queste potrebbero fare sorgere in capo alla sua diretta persona una responsabilità penale per i reati di abuso d'ufficio (art. 323 c.p.) e/o di sequestro di persona (art. 605 c.p.). Inoltre, a tal proposito, il rifiuto di compiere un atto che è basato su proposte viziate non è idoneo a realizzare il reato di cui all'articolo 328 c.p. (Omissione o rifiuti di atti d'ufficio), poiché tale norma punisce solo le omissioni compiute “indebitamente”. Ciò che, al contrario, è idoneo ad integrare la fattispecie incriminatrice sopraccitata è l'omissione della comunicazione al giudice tutelare. Infatti, secondo il comma 7 dell'articolo 35 della legge 833/1978, tale omissione determina la cessazione di ogni effetto del provvedimento ed è , altresì, idonea a configurare il reato di omissione di atti di ufficio p. e p. dall'art. 328 codice penale.

Per una maggiore completezza espositiva riporto qui in allegato la legge n. 180 del 13 maggio 1978:


Legge 13 maggio 1978, n. 180

" Accertamenti e trattamenti sanitari volontari e obbligatori "

pubblicata nella Gazz. Uff. 16 maggio 1978, n. 133.


Art. 1 Accertamenti e trattamenti sanitari volontari e obbligatori.

Gli accertamenti e i trattamenti sanitari sono volontari.

Nei casi di cui alla presente legge e in quelli espressamente previsti da leggi dello Stato possono essere disposti dall'autorità sanitaria accertamenti e trattamenti sanitari obbligatori nel rispetto della dignità della persona e dei diritti civili e politici garantiti dalla Costituzione, compreso per quanto possibile il diritto alla libera scelta del medico e del luogo di cura.

Gli accertamenti e i trattamenti sanitari obbligatori a carico dello Stato e di enti o istituzioni pubbliche sono attuati dai presidi sanitari pubblici territoriali e, ove necessiti la degenza, nelle strutture ospedaliere pubbliche o convenzionate.

Nel corso del trattamento sanitario obbligatorio chi vi è sottoposto ha diritto di comunicare con chi ritenga opportuno.

Gli accertamenti e i trattamenti sanitari obbligatori di cui ai precedenti commi devono essere accompagnati da iniziative rivolte ad assicurare il consenso e la partecipazione da parte di chi vi è obbligato.

Gli accertamenti e i trattamenti sanitari obbligatori sono disposti con provvedimento del sindaco, nella sua qualità di autorità sanitaria locale, su proposta motivata di un medico.


Art. 2 Accertamenti e trattamenti sanitari obbligatori per malattia mentale.

Le misure di cui al secondo comma del precedente articolo possono essere disposte nei confronti delle persone affette da malattie mentali.

Nei casi di cui al precedente comma la proposta di trattamento sanitario obbligatorio può prevedere che le cure vengano prestate in condizioni di degenza ospedaliera solo se esistano alterazioni psichiche tali da richiedere urgenti interventi terapeutici, se gli stessi non vengano accettati dall'infermo e se non vi siano le condizioni e le circostanze che consentano di adottare tempestive ed idonee misure sanitarie extra ospedaliere.

Il provvedimento che dispone il trattamento sanitario obbligatorio in condizioni di degenza ospedaliera deve essere preceduto dalla convalida della proposta di cui all'ultimo comma dell'articolo 1 da parte di un medico della struttura sanitaria pubblica e deve essere motivato in relazione a quanto previsto nel precedente comma.


Art. 3 Procedimento relativo agli accertamenti e trattamenti sanitari obbligatori in condizioni di degenza ospedaliera per malattia mentale.

Il provvedimento di cui all'articolo 2 con il quale il sindaco dispone il trattamento sanitario obbligatorio in condizioni di degenza ospedaliera, corredato dalla proposta medica motivata di cui all'ultimo comma dell'articolo 1 e dalla convalida di cui all'ultimo comma dell'articolo 2, deve essere notificato, entro 48 ore dal ricovero, tramite messo comunale, al giudice tutelare nella cui circoscrizione rientra il comune.

Il giudice tutelare, entro le successive 48 ore, assunte le informazioni e disposti gli eventuali accertamenti, provvede con decreto motivato a convalidare o non convalidare il provvedimento e ne dà comunicazione al sindaco. In caso di mancata convalida il sindaco dispone la cessazione del trattamento sanitario obbligatorio in condizioni di degenza ospedaliera.

Se il provvedimento di cui al primo comma del presente articolo è disposto dal sindaco di un comune diverso da quello di residenza dell'infermo, ne va data comunicazione al sindaco di questo ultimo comune. Se il provvedimento di cui al primo comma del presente articolo è adottato nei confronti di cittadini stranieri o di apolidi, ne va data comunicazione al Ministero dell'interno e al consolato competente, tramite il prefetto.

Nei casi in cui il trattamento sanitario obbligatorio debba protrarsi oltre il settimo giorno, ed in quelli di ulteriore prolungamento, il sanitario responsabile del servizio psichiatrico di cui all'articolo 6 è tenuto a formulare, in tempo utile, una proposta motivata al sindaco che ha disposto il ricovero, il quale ne dà comunicazione al giudice tutelare, con le modalità e per gli adempimenti di cui al primo e secondo comma del presente articolo, indicando la ulteriore durata presumibile del trattamento stesso.

Il sanitario di cui al comma precedente è tenuto a comunicare al sindaco, sia in caso di dimissione del ricoverato che in continuità di degenza, la cessazione delle condizioni che richiedono l'obbligo del trattamento sanitario; comunica altresì la eventuale sopravvenuta impossibilità a proseguire il trattamento stesso. Il sindaco, entro 48 ore dal ricevimento della comunicazione del sanitario, ne dà notizia al giudice tutelare.

Qualora ne sussista la necessità il giudice tutelare adotta i provvedimenti urgenti che possono occorrere per conservare e per amministrare il patrimonio dell'infermo.

La omissione delle comunicazioni di cui al primo, quarto e quinto comma del presente articolo determina la cessazione di ogni effetto del provvedimento e configura, salvo che non sussistano gli estremi di un delitto più grave, il reato di omissione di atti di ufficio.


Art. 4 Revoca e modifica del provvedimento di trattamento sanitario obbligatorio.

Chiunque può rivolgere al sindaco richiesta di revoca o di modifica del provvedimento con il quale è stato disposto o prolungato il trattamento sanitario obbligatorio.

Sulla richiesta di revoca o di modifica il sindaco decide entro dieci giorni. I provvedimenti di revoca o di modifica sono adottati con lo stesso procedimento del provvedimento revocato o modificato.


Art. 5 Tutela giurisdizionale.

Chi è sottoposto a trattamento sanitario obbligatorio, e chiunque vi abbia interesse, può proporre al tribunale competente per territorio ricorso contro il provvedimento convalidato dal giudice tutelare.

Entro il termine di trenta giorni, decorrente dalla scadenza del termine di cui al secondo comma dell'articolo 3, il sindaco può proporre analogo ricorso avverso la mancata convalida del provvedimento che dispone il trattamento sanitario obbligatorio.

Nel processo davanti al tribunale le parti possono stare in giudizio senza ministero di difensore e farsi rappresentare da persona munita di mandato scritto in calce al ricorso o in atto separato. Il ricorso può essere presentato al tribunale mediante raccomandata con avviso di ricevimento.

Il presidente del tribunale fissa l'udienza di comparizione delle parti con decreto in calce al ricorso che, a cura del cancelliere, è notificato alle parti nonché al pubblico ministero.

Il presidente del tribunale, acquisito il provvedimento che ha disposto il trattamento sanitario obbligatorio e sentito il pubblico ministero, può sospendere il trattamento medesimo anche prima che sia tenuta l'udienza di comparizione.

Sulla richiesta di sospensiva il presidente del tribunale provvede entro dieci giorni.

Il tribunale provvede in camera di consiglio, sentito il pubblico ministero, dopo aver assunto informazioni e raccolte le prove disposte di ufficio o richieste dalle parti.

I ricorsi ed i successivi procedimenti sono esenti da imposta di bollo. La decisione del processo non è soggetta a registrazione.


Art. 6 Modalità relative agli accertamenti e trattamenti sanitari obbligatori in condizioni di degenza ospedaliera per malattia mentale.

Gli interventi di prevenzione, cura e riabilitazione relativi alle malattie mentali sono attuati di norma dai servizi e presìdi psichiatrici extra ospedalieri.

A decorrere dall'entrata in vigore della presente legge i trattamenti sanitari per malattie mentali che comportino la necessità di degenza ospedaliera e che siano a carico dello Stato o di enti e istituzioni pubbliche sono effettuati, salvo quanto disposto dal successivo articolo 8, nei servizi psichiatrici di cui ai successivi commi.

Le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, anche con riferimento agli ambiti territoriali previsti dal secondo e terzo comma dell'articolo 25 del decreto del Presidente della Repubblica 24 luglio 1977, n. 616, individuano gli ospedali generali nei quali, entro sessanta giorni dall'entrata in vigore della presente legge, devono essere istituiti specifici servizi psichiatrici di diagnosi e cura.

I servizi di cui al secondo e terzo comma del presente articolo - che sono ordinati secondo quanto è previsto dal decreto del Presidente della Repubblica 27 marzo 1969, n. 128, per i servizi speciali obbligatori negli ospedali generali e che non devono essere dotati di un numero di posti letto superiore a 15 - al fine di garantire la continuità dell'intervento sanitario a tutela della salute mentale sono organicamente e funzionalmente collegati, in forma dipartimentale con gli altri servizi e presìdi psichiatrici esistenti nel territorio.

Le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano individuano le istituzioni private di ricovero e cura, in possesso dei requisiti prescritti, nelle quali possono essere attuati trattamenti sanitari obbligatori e volontari in regime di ricovero.

In relazione alle esigenze assistenziali, le province possono stipulare con le istituzioni di cui al precedente comma convenzioni ai sensi del successivo articolo 7.


Art. 7 Trasferimento alle regioni delle funzioni in materia di assistenza ospedaliera psichiatrica.

A decorrere dall'entrata in vigore della presente legge le funzioni amministrative concernenti la assistenza psichiatrica in condizioni di degenza ospedaliera, già esercitate dalle province, sono trasferite, per i territori di loro competenza, alle regioni ordinarie e a statuto speciale. Resta ferma l'attuale competenza delle province autonome di Trento e di Bolzano.

L'assistenza ospedaliera disciplinata dagli articoli 12 e 13 del decreto-legge 8 luglio 1974, numero 264, convertito con modificazioni nella legge 17 agosto 1974, n. 386, comprende i ricoveri ospedalieri per alterazioni psichiche. Restano ferme fino al 31 dicembre 1978 le disposizioni vigenti in ordine alla competenza della spesa.

A decorrere dall'entrata in vigore della presente legge le regioni esercitano anche nei confronti degli ospedali psichiatrici le funzioni che svolgono nei confronti degli altri ospedali.

Sino alla data di entrata in vigore della riforma sanitaria, e comunque non oltre il 1° gennaio 1979, le province continuano ad esercitare le funzioni amministrative relative alla gestione degli ospedali psichiatrici e ogni altra funzione riguardante i servizi psichiatrici e di igiene mentale.

Le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano programmano e coordinano l'organizzazione dei presìdi e dei servizi psichiatrici e di igiene mentale con le altre strutture sanitarie operanti nel territorio e attuano il graduale superamento degli ospedali psichiatrici e la diversa utilizzazione delle strutture esistenti e di quelle in via di completamento. Tali iniziative non possono comportare maggiori oneri per i bilanci delle amministrazioni provinciali.

E' in ogni caso vietato costruire nuovi ospedali psichiatrici, utilizzare quelli attualmente esistenti come divisioni specialistiche psichiatriche di ospedali generali, istituire negli ospedali generali divisioni o sezioni psichiatriche e utilizzare come tali divisioni o sezioni neurologiche o neuropsichiatriche.

Agli ospedali psichiatrici dipendenti dalle amministrazioni provinciali o da altri enti pubblici o dalle istituzioni pubbliche di assistenza e beneficenza si applicano i divieti di cui all'articolo 6 del decreto-legge 29 dicembre 1977, n. 946, convertito con modificazioni nella legge 27 febbraio 1978, n. 43.

Ai servizi psichiatrici di diagnosi e cura degli ospedali generali, di cui all'articolo 6, è addetto personale degli ospedali psichiatrici e dei servizi e presidi psichiatrici pubblici extra ospedalieri.

I rapporti tra le province, gli enti ospedalieri e le altre strutture di ricovero e cura sono regolati da apposite convenzioni, conformi ad uno schema tipo, da approvare entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, con decreto del Ministro della sanità di intesa con le regioni e l'Unione delle province di Italia e sentite, per quanto riguarda i problemi del personale, le organizzazioni sindacali di categoria maggiormente rappresentative.

Lo schema tipo di convenzione dovrà disciplinare tra l'altro il collegamento organico e funzionale di cui al quarto comma dell'articolo 6, i rapporti finanziari tra le province e gli istituti di ricovero e l'impiego, anche mediante comando, del personale di cui all'ottavo comma, del presente articolo.

Con decorrenza dal 1° gennaio 1979 in sede di rinnovo contrattuale saranno stabilite norme per la graduale omogeneizzazione tra il trattamento economico e gli istituti normativi di carattere economico del personale degli ospedali psichiatrici pubblici e dei presidi e servizi psichiatrici e di igiene mentale pubblici e il trattamento economico e gli istituti normativi di carattere economico delle corrispondenti categorie del personale degli enti ospedalieri (2).


Art. 8 Infermi già ricoverati negli ospedali psichiatrici.

Le norme di cui alla presente legge si applicano anche agli infermi ricoverati negli ospedali psichiatrici al momento dell'entrata in vigore della legge stessa.

Il primario responsabile della divisione, entro novanta giorni dalla entrata in vigore della presente legge, con singole relazioni motivate, comunica al sindaco dei rispettivi comuni di residenza, i nominativi dei degenti per i quali ritiene necessario il proseguimento del trattamento sanitario obbligatorio presso la stessa struttura di ricovero, indicando la durata presumibile del trattamento stesso. Il primario responsabile della divisione è altresì tenuto agli adempimenti di cui al quinto comma dell'articolo 3.

Il sindaco dispone il provvedimento di trattamento sanitario obbligatorio in condizioni di degenza ospedaliera secondo le norme di cui all'ultimo comma dell'articolo 2 e ne dà comunicazione al giudice tutelare con le modalità e per gli adempimenti di cui all'articolo 3.

L'omissione delle comunicazioni di cui ai commi precedenti determina la cessazione di ogni effetto del provvedimento e configura, salvo che non sussistano gli estremi di un delitto più grave, il reato di omissione di atti di ufficio.

Tenuto conto di quanto previsto al quinto comma dell'articolo 7 e in temporanea deroga a quanto disposto dal secondo comma dell'articolo 6, negli attuali ospedali psichiatrici possono essere ricoverati, sempre che ne facciano richiesta, esclusivamente coloro che vi sono stati ricoverati anteriormente alla data di entrata in vigore della presente legge e che necessitano di trattamento psichiatrico in condizioni di degenza ospedaliera.


Art. 9 Attribuzioni del personale medico degli ospedali psichiatrici.

Le attribuzioni in materia sanitaria del direttore, dei primari, degli aiuti e degli assistenti degli ospedali psichiatrici sono quelle stabilite, rispettivamente, dagli articoli 4 e 5 e dall'articolo 7 del decreto del Presidente della Repubblica 27 marzo 1969, n. 128.


Art. 10 Modifiche al codice penale.

Nella rubrica del libro III, titolo I, capo I, sezione III, paragrafo 6 del codice penale sono soppresse le parole: "di alienati di mente".

Nella rubrica dell'articolo 716 del codice penale sono soppresse le parole: "di infermi di mente o".

Nello stesso articolo sono soppresse le parole: "a uno stabilimento di cura o".


Art. 11 Norme finali.

Sono abrogati gli articoli 1, 2, 3 e 3-bis della legge 14 febbraio 1904, n. 36, concernente "Disposizioni sui manicomi e sugli alienati" e successive modificazioni, l'articolo 420 del codice civile, gli articoli 714, 715 e 717 del codice penale, il n. 1 dell'articolo 2 e l'articolo 3 del testo unico delle leggi recanti norme per la disciplina dell'elettorato attivo e per la tenuta e la revisione delle liste elettorali, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 20 marzo 1967, n. 223, nonché ogni altra disposizione incompatibile con la presente legge.

Le disposizioni contenute negli articoli 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8 e 9 della presente legge restano in vigore fino alla data di entrata in vigore della legge istitutiva del servizio sanitario nazionale.

Fino a quando non si provvederà a modificare, coordinare e riunire in un testo unico le disposizioni vigenti in materia di profilassi internazionale e di malattie infettive e diffusive, ivi comprese le vaccinazioni obbligatorie, sono fatte salve in materia di trattamenti sanitari obbligatori le competenze delle autorità militari, dei medici di porto, di aeroporto e di frontiera e dei comandanti di navi o di aeromobili.

La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica.

Avv. Alessandro Amaolo
www.avvocatoamaolo.com


note:

1 Art. 33 L . 23 dicembre 1978, n. 833 (Norme per gli accertamenti ed i trattamenti sanitari volontari e obbligatori). Gli accertamenti ed i trattamenti sanitari sono di norma volontari.

Nei casi di cui alla presente legge e in quelli espressamente previsti da leggi dello Stato possono essere disposti dall'autorità sanitaria accertamenti e trattamenti sanitari obbligatori, secondo l'articolo 32 della Costituzione, nel rispetto della dignità della persona e dei diritti civili e politici, compreso per quanto possibile il diritto alla libera scelta del medico e del luogo di cura.

Gli accertamenti ed i trattamenti sanitari obbligatori sono disposti con provvedimento del Sindaco nella sua qualità di autorità sanitaria, su proposta motivata di un medico.

Gli accertamenti e i trattamenti sanitari obbligatori sono attuati dai presidi e servizi sanitari pubblici territoriali e, ove necessiti la degenza, nelle strutture ospedaliere pubbliche o convenzionate.

Gli accertamenti e i trattamenti sanitari obbligatori di cui ai precedenti commi devono essere accompagnati da iniziative rivolte ad assicurare il consenso e la partecipazione da parte di chi vi è obbligato. L'unità sanitaria locale opera per ridurre il ricorso ai suddetti trattamenti sanitari obbligatori, sviluppando le iniziative di prevenzione e di educazione sanitaria ed i rapporti organici tra servizi e comunità.

Nel corso del trattamento sanitario obbligatorio, l'infermo ha diritto di comunicare con chi ritenga opportuno.

Chiunque può rivolgere al Sindaco richiesta di revoca o di modifica del provvedimento con il quale è stato disposto o prolungato il trattamento sanitario obbligatorio.

Sulle richieste di revoca o di modifica il Sindaco decide entro dieci giorni. I provvedimenti di revoca o di modifica sono adottati con lo stesso procedimento del provvedimento revocato o modificato.

2 È da specificare che la legge non richiede che i medici siano specialisti in psichiatria o dipendenti dal Dipartimento di Salute Mentale.

3 In senso contrario vedi Cassazione civile, sez. I, 16 aprile 2004, n. 7244. “In materia di trattamento sanitario obbligatorio, ai sensi della legge n. 788 del 1978, il decreto del tribunale che annulla l'ordinanza del Sindaco, con la quale è stato disposto il trattamento sanitario obbligatorio nei confronti di una persona, non è ricorribile per Cassazione da parte del Comune atteso che, nella materia de qua, il Sindaco assume la qualità di Ufficiale di Governo, ossia di organo diretto dello Stato e non già del Comune, che deve ritenersi estraneo alla procedura in esame”.

4 Vedi Cassazione civile, sez. I, 23 giugno 1998, n. 6240 “In ipotesi di trattamento sanitario obbligatorio, disposto con provvedimento del Sindaco ex lege n. 833 del 1978 e convalidato dal giudice tutelare, la decisione adottata del tribunale all'esito del reclamo proposto dall'interessato, insuscettibile di ulteriori gravami ordinari, è impugnabile con il ricorso per cassazione ex art. 111 Cost., attesane la natura di provvedimento giurisdizionale definitivo, di contenuto decisorio su diritti soggettivi” (Corte Costituzionale n. 74/68, secondo la quale il provvedimento di ricovero coatto si inquadra tra quelli restrittivi della libertà dell'individuo). (..omissis..)

5 Se l'ordinanza coercitiva viene adottata nei riguardi di minori di età, esso deve essere notificato ad un genitore, o a chi ne fa le veci, e deve essere comunicato contestualmente all'intervento al Tribunale per i minori territorialmente competente.

6 Se l'ordinanza è adottata nei confronti di cittadini stranieri o di apolidi, ne va data comunicazione al Ministero dell'Interno ed al Consolato o Ambasciata competente, tramite il Prefetto.

7 Art. 35 L . 23 dicembre 1978 n. 833 – Procedimento relativo agli accertamenti e trattamenti sanitari obbligatori in condizioni di degenza ospedaliera per malattia mentale e tutela giurisdizionale. Il provvedimento con il quale il Sindaco dispone il trattamento sanitario obbligatorio in condizioni di degenza ospedaliera, da emanarsi entro 48 ore dalla convalida di cui all'art. 34, quarto comma, corredato dalla proposta medica motivata di cui all'art. 33, terzo comma, e dalla suddetta convalida deve essere notificato, entro 48 ore dal ricovero, tramite messo comunale, al giudice tutelare nella cui circoscrizione rientra il comune.

Il giudice tutelare, entro le successive 48 ore, assunte le informazioni e disposti gli eventuali accertamenti, provvede con decreto motivato a convalidare o non convalidare il provvedimento e ne dà comunicazione al Sindaco. In caso di mancata convalida il Sindaco dispone la cessazione del trattamento sanitario obbligatorio in condizioni di degenza ospedaliera. (…omissis…)

8 In tal senso vedi Cassazione civile, sez. I, 16 aprile 2004, n. 7244 (Nella specie, la Corte – su ricorso del Sindaco – ha affermato la nullità dell'intero procedimento ed ha cassato il provvedimento impugnato, con rinvio al tribunale per un nuovo giudizio, previa notifica al Sindaco del ricorso e del decreto di fissazione dell'udienza).


Avv. Alessandro Amaolo
Avvocato

www.avvocatoamaolo.com
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