Principio di specialità di cui all'art. 15 del codice penale: Cenni sulle posizioni dottrinali e giurisprudenziali
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Articolo del 18/05/2007 Autore Dott. Massimo Sperduti Altri articoli dell'autore


Il principio di specialità, nell'ambito del diritto penale comune, è disciplinato dall'art. 15 del c.p., il quale così recita: “Quando più leggi penali o più disposizioni della medesima legge penale regolano la stessa materia, la legge o la disposizione di legge speciale deroga alla legge o alla disposizione di legge generale, salvo che sia altrimenti stabilito”.

Tale criterio consente di escludere la contemporanea applicazione di più disposizioni incriminatrici ogniqualvolta uno stesso fatto risulti, prima facie, sussumibile in due o più fattispecie astratte 1.

In particolare, attraverso il meccanismo previsto dalla disposizione in esame, il diritto penale garantisce l'applicazione della regola del ne bis in idem, per il quale il reo non può essere punito per più di una volta in relazione al medesimo fatto.

L'istituto in oggetto è stato, ed è tuttora, al centro di un acceso dibattito dottrinale e giurisprudenziale concernente l'individuazione dei caratteri e dei requisiti sulla base dei quali una legge o una disposizione di legge possa definirsi speciale rispetto ad un'altra.

Preliminarmente si deve osservare che la dottrina e la giurisprudenza non sono ancora giunte ad una posizione unitaria; invero, la disquisizione verte sugli ambiti di operatività del principio in esame e cioè se esso debba applicarsi solo all'ipotesi di integrale sovrapposizione delle fattispecie astratte concorrenti ovvero anche al caso in cui la sovrapposizione risulti solo parziale.

Secondo il primo orientamento, una norma è speciale quando presenta alcuni elementi specializzanti che si aggiungono a quelli costitutivi della norma generale e che ne determinano la riduzione della sfera di applicazione 2; ciò vuol dire che il fatto concreto, qualora la disposizione speciale non esista, verrebbe sussunto in quella generale 3.

Si deve osservare che la specialità di una norma rispetto ad un'altra, oltre al caso appena descritto, che rientra appieno nella tipologia della specialità per aggiunta, è rinvenibile anche nell'ipotesi in cui venga a realizzarsi un rapporto di genere a specie tra uno o più elementi costitutivi delle diverse fattispecie (specialità per specificazione).

Di talchè, mentre nella specialità per specificazione la fattispecie generale include sempre tutti gli elementi descrittivi della fattispecie speciale, nella specialità per aggiunta è invece la fattispecie speciale a includere tutti gli elementi descrittivi di quella generale, oltre all'elemento aggiuntivo che la caratterizza 4.

Le ipotesi fin qui descritte rientrano nella cosiddetta specialità “unilaterale”, mentre una parte della dottrina e della giurisprudenza ritengono che il congegno predisposto dall'art. 15 sarebbe applicabile anche quando un fatto concreto risulti sussumibile in più fattispecie astratte che presentino alcuni elementi comuni tra loro ed altri, generici o tipizzanti, diversi, fenomeno questo meglio descritto come specialità “bilaterale” o “reciproca”.

Secondo questo orientamento il concorso apparente di norme si risolverebbe con l'applicazione della disposizione caratterizzata da maggiore specialità rispetto all'altra 5 in relazione alla concreta fattispecie. La maggiore specialità dovrebbe essere individuata sulla base dei seguenti criteri: a) il contesto normativo in cui la norma è collocata (specialità tra leggi); b) i soggetti destinatari dell'obbligo penale (specialità tra soggetti) e, per ultimo, il maggior numero di elementi tipizzanti che rendono la fattispecie astratta più vicina al fatto concreto 6.

Tuttavia, alcuni autori sostengono che il concorso apparente di norme risulti sussistere esclusivamente quando il rapporto tra le fattispecie astratte si atteggi nella “specialità reciproca per specificazione” e “parte per specificazione e parte per aggiunta”, escludendolo ogniqualvolta esso si ponga nei termini della “specialità reciproca bilateralmente per aggiunta”, laddove entrambe le fattispecie presentano un elemento aggiuntivo rispetto all'altra 7.

Secondo una diversa interpretazione, il rapporto di specialità bilaterale o reciproca non determinerebbe l'applicazione dell'art. 15 del c.p., con la conseguenza che il concorso tra le disposizioni incriminatrici sarebbe “formale” e non “apparente” 8.

Un ulteriore indirizzo dottrinale estende l'applicazione del principio di specialità anche alla c.d. “specialità in concreto” 9; in altre parole, l'articolo 15 dovrebbe essere applicato anche quando il rapporto di specialità non è ravvisabile tra le due fattispecie incriminatrici astratte, ma quando, in dipendenza delle specifiche modalità con cui si manifesta il “fatto concreto” 10, questo sia riconducibile in tutti i suoi elementi ad entrambe le figure di reato 11.

Tale impostazione troverebbe conferma nella lettera della norma e, in particolare, nella locuzione “stessa materia” che non si riferirebbe, come invece sostenuto da autorevole dottrina, al bene protetto dalle fattispecie astrattamente considerate, bensì al fatto concreto ad esse riconducibile.

In merito, si rileva che tra i pregi di siffatta interpretazione vi è senza dubbio quello di escludere la configurabilità di ipotesi di concorso prive di qualsiasi fondamento, come ad esempio nel caso in cui il reo si sia impossessato di una cosa mobile altrui, mediante violenza alla persona o minaccia; in questo caso, seguendo la tesi dell'identità del bene giuridico tutelato, dovrebbe ritenersi sussistente il concorso formale tra il reato di rapina di cui all'art. 628 del c.p. e il reato di violenza privata di cui all'art. 610 del c.p., visto che la prima fattispecie tutela il patrimonio e la seconda la libertà morale 12.

Questo orientamento è stato di recente sostenuto dalla Corte di Cassazione che, pronunciando sul concorso tra il reato di truffa aggravata in danno dello Stato e la frode fiscale, ha escluso che l'identità del bene giuridico tutelato sia di per sé dimostrativa della operatività del principio di specialità, il quale, al contrario, “è basato sul medesimo fatto di rilievo penale e non sul medesimo bene giuridico.” 13

Tuttavia, a prescindere dalla disquisizione attinente al significato da attribuire alla locuzione “stessa materia”, altri autori ritengono che il criterio della “specialità in concreto” non sarebbe rinvenibile nella disciplina contenuta nell'art. 15 del c.p., che regolamenta in modo inequivoco i casi in cui sussiste un rapporto di specialità tra disposizioni penali, la cui instaurazione non può farsi dipendere da un fatto concreto. 14

Per ultimo, è necessario analizzare, seppur succintamente, gli altri criteri, della sussidiarietà e della consunzione, che una parte della dottrina e della giurisprudenza utilizzano per la verifica della sussistenza del concorso apparente di norme e per l'individuazione della disposizione applicabile al caso concreto.

In particolare, sussiste il rapporto di sussidiarietà tra norme qualora queste prevedano stati o gradi diversi di offesa, di talchè dovrà considerarsi sussidiaria quella disposizione che disciplina un grado di offesa meno grave rispetto ad un'altra considerata principale. La norma sussidiaria resterà assorbita da quella principale, per cui l'applicazione di questa esclude l'applicabilità della prima 15.

Secondo il principio di consunzione quando una norma risulta di più ampia portata rispetto ad un'altra, tale da assorbire il contenuto di quest'ultima, troverà applicazione esclusivamente la prima. In ispecie, il principio in esame sarà operante ogniqualvolta la commissione di un reato più grave comporti la realizzazione di uno meno grave, con la conseguente consumazione del disvalore del secondo reato in quello del primo 16.

Tra le più importanti obiezioni che vengono mosse ai criteri appena descritti è che tali meccanismi non sarebbero normativamente previsti e, pertanto, vertendosi in tema di diritto penale, non potrebbero essere applicati 17.

Inoltre, per quanto riguarda il principio di consunzione, si pone la problematica questione di individuare quali siano gli elementi sulla base dei quali si possa tranquillamente concludere che una norma è da ritenere di più ampia portata rispetto ad un'altra.

Di contro, è importante evidenziare che autorevole dottrina rinviene il fondamento normativo del criterio di sussidiarietà nelle formule che vengono spesso utilizzate in apertura delle disposizioni incriminatrici, quali, a titolo meramente esemplificativo, “qualora il fatto non costituisca più grave reato”, “fuori del caso indicato nell'art….”, mentre, il criterio della consunzione sarebbe disciplinato dalla disposizione relativa al reato complesso di cui all'art. 84 del c.p., il quale stabilisce che “le disposizioni degli articoli precedenti (concernenti il concorso di reati) non si applicano quando la legge considera come elementi costitutivi, o come circostanze aggravanti di un solo reato, fatti che costituirebbero, per se stessi, reato. […]”. 18

Dott. Massimo Sperduti


Note:

1 Sul punto in questione si vedano: Antolisei F., Manuale di diritto penale , parte generale, XVI ed., agg. ed integr. da Conti L., Milano, 2003, 150 ss.; Palazzo F., Corso di diritto penale, parte generale , II edizione, Torino, 2006, 547 ss.; Mantovani F., Principi di diritto penale , Padova, 2002, 250 ss.; Pagliaro A., Principi di diritto penale, Parte generale , Milano, 2003, 189 ss.; Padovani T., Diritto penale , VIII ed., Milano, 2006, 373 ss.; Maglio M. G., Giannelli F., Limiti di portata delle disposizioni penali: il concorso apparente di disposizioni coesistenti , in Riv. Pen., 1999, 929 ss.; Oricchio M., Principio di specialità e concorso di norme penali , in Riv. Pen., 1994, 369 ss.; Frosali R.A., Concorso di norme e concorso di reati , Città di Castello, 1937, passim; Pagliaro A., voce Concorso di norme (dir. pen.) , in Enc. Dir. , vol. VIII, Milano, 1961, 545 ss.; De Francesco G., Concorso apparente di norme , in Digesto pen. , vol. II, Torino, 1988, 416 ss.

2 Pagliaro A., voce Concorso di norme (dir. pen.) , op. ult. cit. , 549.

3 In questo senso Antolisei F., Manuale di diritto penale , op. ult. cit. , 158; Marinucci G., Dolcini E., Manuale di diritto penale , parte generale, II edizione, Milano, 2006, 383; Padovani T., op. ult. cit. , 374.

4 In ordine all'applicazione della fattispecie generale nell'ipotesi in cui quella speciale per aggiunta sia stata abrogata, si veda Cassaz. pen., sez. V, 8 ottobre 2002, n. 34622, in Cass. pen. , 2003, 82, 615, con note di Gambardella e Iacoviello.

5 Si veda in particolare Cassaz. pen., sez. V, 21 novembre 1999 in Rivista penale , 2001, 559, secondo cui “le fattispecie criminose previste, rispettivamente, dall'art. 648 c.p. e dall'art. 12 d.l. 3 maggio 1991 n. 143, convertito con modificazioni in l. 5 luglio 1991 n. 197 sono tra loro in relazione di specialità reciproca. Tra le due, quindi, deve trovare applicazione quella caratterizzata da maggiore specialità rispetto all'altra, […].”

6 In tale direzione Padovani T., op. ult. cit. , 377, 378; Caraccioli I., Manuale di diritto penale , parte generale, Padova, 2005, 190. Si oppongono alla tesi che riconduce la specialità reciproca alla previsione dell'art. 15 del c.p. Marinucci G., Dolcini E., op. ult. cit. , 385.

7 Si veda Padovani T., op. ult. cit. , 377.

8 Si vedano in particolare: Cassaz. pen., Sez. II, 4 maggio 1995, n. 478 in Cass. Pen. , 1996, 3627, secondo cui “[…] fra le predette norme incriminatrici esiste un rapporto di specialità reciproca, che non consente l'applicazione del principio sancito dall'art. 15 c.p., ma rende configurabile il concorso formale fra i due reati.[…]”; Cassaz. penale, Sez. IV, sentenza n. 313 del 17 aprile 1989, in Italgiure Web , Rv. 181263 .

9 Si rammenta che alcuni autori fanno rientrare la specialità in concreto nella specialità reciproca o bilaterale. A tal proposito si veda Caraccioli I., op. ult. cit. , 188 ss.

10 Si vedano Antolisei F., Manuale di diritto penale , op. ult. cit. , 159 ss.

11 Contra Cass. pen., Sez. III, 16 dicembre 1994, in Giur. It. , 1995, II, 329.

12 In proposito si vedano Cass. pen., Sez. I, 30 novembre 1992, in Cass. Pen. , 1994, 1221; Cass. pen., Sez. I, 31 ottobre 1995, in Studium juris , 1996, 624. Per quanto concerne altri casi si veda, ad esempio, Cass. pen., Sez. III, 17 ottobre 1996, n.10704, in Cass. Pen. , 1998, 817, che ha ritenuto esistente il rapporto di specialità tra il reato, oggi abrogato, di ratto a fine di libidine, che tutelava la libertà sessuale, e il reato di sequestro di persona, che tutela la libertà personale.

13 Cassaz. Penale, Sez. 5 , s ent.   n. 6825 del 23 gennaio 2007 , in Italgiure Web , Rv. 235632.

14 Marinucci G., Dolcini E., op. ult. cit. , 385; Pulitanò D., Diritto penale , Torino, 2005, 553.

15 In giurisprudenza si vedano: Cass. pen., Sez. I, 30 settembre 1993, in Riv. Pen. , 1994, 900; Cass. pen., Sez.VI, 30 aprile 1999, n.1531, in Cass. Pen. , 2000, 2638.

16 Si veda Pagliaro A., voce Concorso di norme (dir. pen.) , op. ult. cit. , cit., 551 ss., il quale ritiene che il principio di consunzione opera quando la situazione di concorso si risolve con l'applicabilità esclusiva della norma che prevede il trattamento più severo. Pertanto, visto che tale criterio è rinvenibile nell'ordinamento ogniqualvolta il legislatore imponga siffatta conclusione, “è segno che esso è accolto nel nostro diritto positivo e, dunque, almeno per analogia, dovrebbe trovare applicazione anche relativamente ad ipotesi nelle quali non è espressamente richiamato.”; per la giurisprudenza che ha accolto il principio in oggetto si vedano: Cass. pen., 9 marzo 1981, in Riv. Pen. , 1981, 838; Tribunale Milano, 28 aprile 1994, in Foro it. , 1995, 24.

17 Mantovani F., op. ult. cit. , 251.

18 In questo senso si veda Marinucci G., Dolcini E., op. ult. cit. , 390 ss.


Dott. Massimo Sperduti
impiegato pubblico
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