Diritto all'ascolto del minore
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Articolo del 14/05/2007 Autore Avv. Rosalia Conforti Altri articoli dell'autore


La nostra Costituzione sancisce all'art. 21 il diritto di tutti a manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto ed ogni altro mezzo di diffusione.

Pur se non c'è uno specifico riferimento ai minori di età, non v'è dubbio che l'uso dell'omnicomprensivo “ tutti ” debba riguardare anche e soprattutto il fanciullo, con l'applicazione di tutte le cautele del caso a ragione della sua peculiare condizione.

L'attenzione e la focalizzazione sul diritto del minore ad essere ascoltato, a farsi una propria opinione ed a poterla esprimere, nasce dal presupposto che l'esercizio di tali diritti è fondamentale strumento per una valorizzazione della sua personalità, che permetta al fanciullo di crescere senza sentirsi spettatore passivo, bensì attivo e partecipante, in un confronto con l'adulto considerato quale figura con cui interloquire.

Il diritto del minore ad essere ascoltato è ampiamente e chiaramente affermato in numerose convenzioni di diritto internazionale 1.

Ed invero.

La Convenzione di New York del 20 novembre 1989 , ratificata con legge n. 176 del 27 maggio 1991, prima, e la Convenzione di Strasburgo del 1996 (ora ratificata con legge 20 marzo 2003 n. 77) hanno infatti non solo riconosciuto al minore il diritto all'ascolto con il richiamo espresso all'art. 12 della Convenzione di New York 2, ma hanno specificato, promosso e reso attuabile la realizzazione del diritto stesso di completa partecipazione del minore ai processi che lo riguardano a seconda della capacità di discernimento dello stesso.

In particolare la Convenzione di Strasburgo prevede un vero e proprio “ascolto informato” con la specificazione dei noti criteri guida di esaustività dell'ascolto. La Convenzione europea infatti afferma che al minore ( “purché considerato dalla legge nazionale come avente un sufficiente discernimento” ) debbono essere riconosciuti una serie di diritti: in particolare, il diritto a ricevere tutte le informazioni, ad essere consultato e ad esprimere la propria opinione nel corso della procedura, nonché il diritto di essere informato sulle possib il i conseguenze delle aspirazioni da lui manifestate e delle sue decisioni (art. 3); di chiedere la designazione di un rappresentante speciale nei procedimenti che lo riguardano ogniqualvolta sussista un conflitto d'interessi con i suoi genitori (art. 4); di chiedere di essere assistito da una persona idonea di sua scelta, al fine di essere aiutato ad esprimere la propria opinione (art. 5); di chiedere, personalmente o per mezzo di altre persone od organismi, la nomina di diverso rappresentante e, nei casi appropriati, di un avvocato (art. 5); di nominare il proprio rappresentante (art. 5); di esercitare, in tutto o in parte, le prerogative che sono proprie delle parti in sim il i procedimenti.

Nonostante però le indicazioni contenute nelle suddette convenzioni, la questione relativa all'ascolto del minore sia nel procedimento civile che nel procedimento penale, è stata a lungo trascurata dal nostro ordinamento tanto da creare una normativa assai frammentaria, disorganica e talora contraddittoria 3.

Nel processo civile l'ordinamento in alcuni casi non solo esige l'ascolto del minore ma considera vincolante la volontà del minore: il riconoscimento del figlio sedicenne non può avvenire senza il suo consenso; l'inserimento del figlio naturale nella famiglia legittima non può avvenire senza il consenso dei figli legittimi che abbiano compiuto i sedici anni; in vari momenti della procedura di adozione la volontà del minore quattordicenne è considerata decisiva. In altri casi, invece, è previsto solo che il minore sia obbligatoriamente sentito se ha raggiunto una certa età: dodici anni per i vari momenti della procedura di adozione ed in quella di affidamento familiare.

Nei casi di separazione personale dei genitori sia essa consensuale che giudiziaria o di modifica delle condizioni di separazione, il tema dell'audizione del minore era, fino a poco tempo fa, quasi inesistente. Di recente, invece, la legge 8 febbraio 2006 n. 54 4, meglio nota come legge sull'affido condiviso, con l'introduzione dell'art. 155 sexies nel c.c. ha di fatto elevato a regola l'audizione del minore nei procedimenti separazione. La norma prevede, infatti, che il giudice dispone l'audizione del minore che abbia compiuto i dodici anni e anche di età inferiore ove capace di discernimento.

L'ascolto del minore dovrà essere disposto unicamente nei procedimenti contenziosi (separazione, divorzio, interruzione conflittuale di convivenza more uxorio); nel caso di procedimenti consensuali, l'ascolto potrà essere disposto soltanto laddove particolari circostanze del caso lo rendano opportuno. In ogni caso, l'ascolto del minore potrà essere disposto solo nei casi in cui debbano essere presi provvedimenti che riguardino l'affidamento, le modalità di visita e tutte le decisioni relative ai figli, eccettuate le ipotesi in cui la vertenza riguardi esclusivamente gli aspetti economici. Maggiori dettagli e compiute specificazioni sulla corretta attuazione del diritto suddetto sono poi previste dal Protocollo sull'interpretazione e applicazione legge 8 febbraio 2006, n. 54 5, il quale ha stabilito che, affinché l'audizione nel processo costituisca per il minore un'effettiva opportunità di esprimere propri bisogni e desideri, è necessario che si proceda all'ascolto con modalità adeguate e rispettose della sua sensibilità, nel rispetto del principio della minima offensività.

Pur essendo indubbia l'importanza del riconoscimento del diritto del minore a poter esprimere la propria opinione nei procedimenti di separazione, non va, però, dimenticato che in questa materia è indispensabile una grande prudenza da parte dei giudici, per non gravare il ragazzo di pesi sostanzialmente insopportabili. Il tema dell'ascolto del minore non può, infatti, essere ridotto o addirittura banalizzato in una richiesta a lui rivolta di scegliere la soluzione più opportuna, caricandolo della terribile responsabilità di scegliere fra due genitori o di ripudiarli entrambi provocando, così, inevitabili sensi di colpa.

Ascoltare in maniera adeguata, significa, dunque, non tanto chiedergli un parere o un'indicazione su “cosa fare” bensì, cercare di comprendere le sue aspettative, le sue esigenze e tutti i messaggi che gli provengono dal suo contesto familiare e dal mondo che lo circonda in quanto solo attraverso questi si possono individuare interventi che abbiano possibilità concrete di incidere positivamente sul suo ulteriore sviluppo 6.

Anche nel procedimento penale frammentarie sono le disposizioni che prevedono l'audizione del minore. L'ordinamento giuridico nulla prevede, infatti, nel caso in cui il minore debba rendere testimonianza su di un fatto del quale egli stesso è vittima. In tale circostanza, infatti, l'audizione del minore impone attenzioni particolari soprattutto allo scopo di evitare che il minore, gia provato da un'esperienza traumatica, possa subire ulteriore sofferenza. È opportuno, dunque, che l'audizione del minore - vittima, sin dalle fasi preliminari, avvenga da parte di specialisti formati adeguatamente e, fondamentale, che ciò avvenga in un luogo in cui il minore si senta più protetto.

In tale ambito, dunque, è auspicab il e che il minore venga ascoltato con molta tempestività rispetto al momento in cui è pervenuta la segnalazione, per evitare l'inquinamento dei ricordi da parte di elementi suggestivi interni o esterni. Le interviste relative ai fatti da indagare devono essere precedute da una fase volta a porre il bambino a suo agio e non devono essere troppo ripetute e numerose per evitare i rischi di vittimizzazione e, in ogni caso, devono essere audio o videoregistrate, effettuate secondo modalità tecnicamente corrette, ut il izzando i protocolli semi-strutturati esistenti in letteratura specialistica.

Nel corso del colloquio, l'argomento relativo all'esperienza di abuso deve essere affrontato con gradualità, cercando in primo luogo di sollecitare i ricordi e le narrazioni libere da parte del bambino, senza compiere interventi che possano risultare suggestivi o inducenti. L'intervistatore deve sempre rimanere attento ad evitare errori nella formulazione delle domande nella conduzione dell'intervista. Tutte queste precauzioni e queste procedure, oltre a richiedere un coordinamento “in rete” delle diverse agenzie sociali e giudiziarie implicate, richiedono ovviamente una formazione ed una preparazione specifica, e non possono essere fondate semplicemente sulla improvvisazione o sulla buona volontà dei singoli operatori. Si pone, in questo delicato settore, la necessità di formare professionisti che conoscano le procedure e le metodologie che occorre mettere in atto per garantire al bambino, in questo ambito, un ascolto veramente di qualità e competente, per evitare ulteriori danni irreversibili 7.

A riguardo soltanto la legge n. 66 del 1996, che reca le norme sulla violenza sessuale, ha previsto l'assistenza affettiva e psicologica al minore offeso. Essa assicura, altresì, la presenza in ogni stato e grado del procedimento, dei genitori o di altra persona idonea indicata dal minorenne e ammessa dall'autorità giudiziaria che procede. Si prevede, ancora, che in ogni caso sia assicurata l'assistenza dei servizi minorili dell'Amministrazione della giustizia e dei servizi istituiti dagli enti locali.

Da tutto quanto sopra, dunque, si evince che la procedura dell'ascolto pone in inevitabile contrapposizione da una parte la tutela del diritto del minore, dall'altra l'obbligo del Tribunale di espletare il procedimento civile o penale. È evidente, però, che ascoltare il minore non può e non deve tradursi in una semplice richiesta di un suo parere sulla questione oggetto del procedimento.

Ascoltare il minore significa, invece, permettergli di leggere dentro se stesso e cercare di capire, magari attraverso la collaborazione di personale specialistico, quelle che sono le sue aspirazioni, i suoi desideri, ma anche le sue paure e i suoi bisogni.

Tutto ciò che il minore esprime va decodificato, depurato: è necessario mettere in atto una strategia in funzione della sua età, della sua vulnerabilità e del suo contesto quotidiano e familiare.

Nell'ascolto è necessario prestare molta attenzione al linguaggio utilizzato dal minore, ai suoi messaggi nascosti. E' fondamentale allentare le sue resistenze, cercare di far emergere le sue paure, i suoi vissuti, prestando molta attenzione all'ambiente familiare che lo riguarda.

La possibilità di “dare voce al minore”, infatti, è condizionata necessariamente dalla sua famiglia, la quale percepisce l'intervento, del giudice o dello psicologo, come intrusivo. Ecco, allora, che diventa fondamentale la nascita di un'equipe psico-sociale che operi nell'interesse e in direzione di tutta la famiglia. Lavorare sulle relazioni parentali in un contesto mediativo che coinvolga in prima persona i genitori, permette di evidenziare maggiormente anche il ruolo del minore, il quale viene così a far parte di un processo di cambiamento non più dietro le quinte, ma in qualità di attore protagonista.

Avv. Rosalia Conforti


Note:

1 LIUZZI, L'ascolto del minore tra Convenzioni internazionali e normativa interna, Fam. e dir. 2001

2 L'art. 12 prescrive che gli Stati – parti devono assicurare al bambino “ il diritto di esprimere la propria opinione liberamente e in qualsiasi materia, dovendosi dare alle opinioni del bambino il giusto peso relativamente alla sua età e maturità. A tale scopo, in tutti i procedimenti giuridici o amministrativi che coinvolgono un bambino/a deve essere offerta l'occasione affinché il bambino/a venga udito o direttamente o indirettamente per mezzo di un rappresentante o di una apposita istituzione, in accordo con le procedure della legislazione nazionale ”.

3TURRI, L'ascolto del minore nel diritto , Urbino, 7 giugno 2003, in UNICEF Guida Informativa, n.1, “ La parola ai bambini , La presenza del minore nei procedimenti giudiziari ” Aprile 2004.

4 Pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 50 del 1 marzo 2006.

5 Protocollo elaborato sulla base di una bozza provvisoria redatta dal gruppo di studio ”sull'ascolto del minore “ delle associazioni Camera Minorile ed AIAF, con l'ausilio di esperti in scienze psicologiche e pedagogiche dal febbraio al giugno 2006, successivamente aggiornata, discussa e approvata nelle riunioni dell'Osservatorio sulla Giustizia Civile di Milano con la partecipazione di magistrati dell'Ufficio del Giudice Tutelare, della Sezione Famiglia del Tribunale e Corte di Appello, magistrati del Tribunale per i Minorenni e Avvocati del libero foro.

6 A.C. MORO, Manuale di diritto minorile, Zanichelli, 2006, 291 e segg.

7Dell'Antonio A. L'intervento psicologico nei procedimenti per la salvaguardia dei minori , Ed. Giuffrè Milano (1986).


Avv. Rosalia Conforti
Avvocato
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