La dignità umana: unica lingua degli “stranieri morali” d’europa
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Articolo del 14/05/2007 Autore Avv. Leo Stilo
Direttore de "Il Nuovo Diritto
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Nel nostro Paese, come negli altri dell'Unione europea, persone di diverse culture e religioni s'incontrano, scontrano e vivono le une accanto alle altre avendo come sfondo temporale un particolare momento della storia dell'umanità dove le nuove tecnologie della comunicazione rendono nulla ogni distanza fisica e linguistica.

Purtroppo, nonostante questa modernità e dinamicità nei rapporti interpersonali, nella cara e vecchia Europa non si riesce a rintracciare, o far emergere, una scacchiera di valori etici comuni, sufficiente ad affrontare e risolvere le questioni relative all'aspetto personale ed intimo della vita umana. Le ragioni della mancata cristallizzazione, nonostante i tentativi messi in atto a livello internazionale, di un “minimo comune denominatore etico” sono rintracciabili, schematicamente, in almeno tre fenomeni:

1) la secolarizzazione che ha affievolito una cultura incarnata nel patrimonio morale di una religione dominante;

2) il forte fenomeno immigratorio, che porta con sé problemi sociali e giuridici di non facile soluzione (ad esempio lo scontro tra la cultura greco-romana e quella islamica);

3) la rinascita, in periodo di necessaria globalizzazione culturale ed economica, di particolarismi nazionali e locali.

In questo panorama di visioni eterogenee il “diritto europeo” quale ruolo ha? Come può la società europea imporre, ad esempio, alla scienza di non fare tutto ciò che è in grado di fare se essa stessa non ha cognizione di cosa chiedere?

Il popolo d'Europa, in lenta formazione, non può e non deve rinunciare ad affrontare le questioni che attengono alla sfera più intima e in alcuni casi più sofferente della persona umana, soffermandosi solo ed esclusivamente sugli aspetti politico-economici della vita, guidato esclusivamente dall'impulso famelico della “dura legge del mercato”.

Il politeismo etico, caratteristica della nostra complessa e mutevole realtà, è un irrinunciabile elemento delle nostre moderne democrazie ed ogni tentativo di riportare il “più” “all'uno” determinerebbe una scelta di sapore repressivo ed autoritario. Engelhardt jr. definisce gli uomini moderni «stranieri morali», evidenziando la reale incapacità di comunicare e comprendere delle persone che parlano linguaggi etici differenti.

Il fulcro dove far leva per aprire una nuova breccia attraverso cui discutere, ad esempio, di bioetica e degli altri momenti di frizione morale ruota attorno alla capacità di dialogare costruttivamente e di raggiungere un accordo di principio utilizzando il linguaggio comune della “dignità umana”, unico possibile fondamento di un'etica europea.

La circolazione di una moneta unica tra gli Stati membri dell'Unione, come si è potuto riscontrare in questi anni, non è stata da sola sufficiente a determinare la venuta in essere del “popolo europeo”.

L'Europa del prossimo futuro dovrà realizzare una vera rivoluzione copernicana sulle ceneri di un autoritario modo di pensare e d'agire ponendo al centro d'ogni discorso sul diritto e sull'economia la “dignità dell'uomo”.

In questa fase di costruzione di un'identità europea l'invito che si può rivolgere alle istituzioni internazionali e nazionali coinvolte in questo processo, coincide con l'imperativo categorico di kantiana memoria: “ agisci in modo da trattare l'umanità, sia nella tua persona, sia in quella di ogni altra, sempre anche come fine e mai semplicemente come mezzo ”.


Avv. Leo Stilo
Direttore de "Il Nuovo Diritto

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