La violenza sessuale sui minori
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Articolo del 07/05/2007 Autore Avv. Rosalia Conforti Altri articoli dell'autore


La violenza sessuale contro i minori ha connotazioni sociali e legislative remote: già nell'antico codice di Hammurabi, risalente a 4000 anni fa, l'abuso sui minori era contemplato come reato con l'applicazione di rigide pene per gli autori. In passato, però, la punizione di questo reato era per lo più legata al valore della verginità intesa come proprietà dell'uomo e, pertanto, la violenza sessuale era così considerata un reato compiuto contro la proprietà.

I vari cambiamenti legislativi che accompagnarono il passare del tempo e l'evoluzione della società delinearono una nuova concezione del delitto di violenza carnale che insieme al reato di corruzione di minorenne furono inseriti nei delitti contro il buon costume e l'ordine delle famiglie 1. Il codice penale Rocco del 1930 relegò il delitto in questione nella categoria dei reati contro la moralità pubblica e il buon costume 2.

Il quadro normativo è profondamente mutato con le nuove norme sulla violenza sessuale, approvate dalla legge 15 febbraio 1996 n. 66 3. Punto cardine della riforma è stato lo spostamento di tale normativa dal capo relativo ai delitti contro la moralità pubblica e il buon costume a quello dei delitti contro la libertà personale 4, con ciò mettendo in evidenza che ogni forma invasiva della sfera di libertà sessuale incide profondamente sul processo di strutturazione della persona e dell'ordinato sviluppo umano 5.

Un altro importante aspetto della riforma è stato quello dell'unificazione delle due precedenti figure di violenza carnale e degli atti di libidine violenta 6, valutati diversamente rispetto alle pene, nell'unica figura degli "atti sessuali" (art. 609 bis ), con ciò volendosi eliminare la necessità di indagini, umilianti per la vittima, volte ad identificare nel caso concreto la specifica condotta compiuta dal colpevole.

Tale unificazione è un chiaro sintomo di cambiamento culturale e di percezione sia rispetto alla sessualità, sia rispetto al ruolo di "persona". Infatti, prima della riforma si riteneva che la congiunzione carnale dovesse stimarsi, sul piano normativo, figura criminosa di maggiore gravità rispetto agli atti sessuali di natura diversa, non tenendo evidentemente in considerazione né il grado di compromissione della libertà sessuale derivante da atti in cui non si ha la "congiunzione degli organi genitali" 7, né le conseguenze dannose che ne derivano.

Viene, dunque, affermato il principio che la libertà sessuale è un bene unico che viene profondamente intaccato sia nell'ipotesi di congiungimento fisico sia nell'ipotesi di atti sessuali di altro genere. Ciò è vero, in modo particolare, per il minore la cui personalità è sempre profondamente sconvolta da una precoce esperienza di aggressione alla sua inviolabilità sessuale o di abuso sessuale commesso su di lui 8.

Ed invero.

La legge n. 66/96 prevede un tutela particolare per il minore a motivo della immaturità psichica e fisica, della sua conseguente incapacità di esprimere un consenso automaticamente libero e cosciente, della sua inesperienza e delle conseguenze altamente dannose per un suo equilibrato ed armonico processo di crescita.

La riforma ha, quindi, predisposto una rete particolare di protezione nei confronti del minore, prevedendo quale aggravante specifica del reato di violenza sessuale ex art. 609 bis c.p., la minore età 9. A tutela del minore, dunque, è prevista una circostanza, che aggrava il reato di violenza sessuale, quando i fatti siano commessi nei confronti di chi non ha compiuto gli anni quattordici (la pena va dai sei ai dodici anni), quando siano commessi su persona che non ha compiuto gli anni sedici e il colpevole sia l'ascendente, il genitore anche adottivo o il tutore, quando il reato è commesso nei confronti di un minore che non ha compiuto gli anni dieci (la pena va da sette a quattordici anni).

La tutela del minore non si limita, però, ad un aggravamento di pena nel caso di violenza sessuale nei confronti del minore estrinsecata con violenza o minaccia, ma, l'art. 609 quater c.p. prevede che, soggiace alla pena di cui all'art. 609 ter c.p. (e cioè alla pena aggravata) chi, pur senza violenza o minaccia, compia atti sessuali con persona che al momento del fatto non avesse compiuto gli anni quattordici (n.1), ovvero che non avesse compiuto gli anni sedici se il colpevole sia stato “ l'ascendente, il genitore anche adottivo, il tutore, ovvero altra persona cui, per ragioni di cura, educazione, istruzione, vigilanza o custodia, il minore è affidato o che abbia con quest'ultimo una relazione di convivenza ” (n.2).

Nella fattispecie di cui all'art. 609 quater c.p., residuale rispetto a quella di cui all'art. 609 bis, il legislatore muove da una presunzione di incapacità di una consapevole prestazione del consenso al compimento di atti sessuali, delle persone che si trovano nelle condizioni indicate ai numeri 1 e 2 della norma in esame 10.

Tale presunzione assoluta, enunciata nel n. 1 dell'art. 609 quater c.p. e relativa all'invalidità del consenso prestato dal minore infraquattordicenne, è completata dal disposto dell'art. 609 sexies c.p., per il quale l'autore del reato non è mai ammesso a provare l'errore sull'età della persona offesa. Quindi, la legge presume che l'autore conosca l'età della vittima e l'ignoranza non rileva neanche se è stato cagionato dal dolo malizioso del minore 11.

Altra presunzione è quella enunciata nel n. 2 dell'art. 609 quater c.p., secondo cui i minori di età compresa tra i quattordici e i sedici anni, pur essendo, in linea di principio, ritenuti capaci di esprimere un valido consenso ai fini del compimento di atti di natura sessuale non lo sono nei confronti di persone cui il minore sia legato da rapporti qualificati. Ed infatti, la presenza di tali rapporti qualificati accompagnati dalla possibilità di abusi protratti e continui nel tempo, contribuiscono ad una vera strutturazione progressiva della personalità del minore, caratterizzata da insicurezza e paura degli altri, che condiziona la qualità delle relazioni future familiari ed extrafamiliari.

Il fondamento logico della presunzione di invalidità del consenso prestato al minore dei sedici anni risiede nella convinzione che l'agente può avere - e spesso ha - un notevole ascendente sui minori affidatigli. La sua posizione, infatti, può spesso determinare nel minore un sentimento che non si sviluppa e non si manifesta in maniera consapevole e libera da condizionamenti, ma risente il più delle volte del concorso di fattori inerenti alla situazione concreta, i quali possono indurre il minore a delle scelte compiute con poca riflessione. In considerazione di tali situazioni, il legislatore si è quindi preoccupato di proteggere gli infrasedicenni colpendo con la sanzione penale quei soggetti i quali, pur senza violenza o minaccia, comunque approfittino di essi.

La norma, però, pare gravemente discriminatoria per tutte quelle vittime di abuso sessuale intrafamiliare che hanno più di 16 anni e che si trovano nell'imbarazzante situazione di dimostrare di essere state costrette al rapporto incestuoso con violenze e minacce.

Questa seconda presunzione, però, non è completata da alcuna norma analoga all'art. 609- sexies c.p., quindi l'autore del fatto può sempre provare l'errore sull'età del soggetto passivo, purché la falsa rappresentazione della realtà consista in un errore di fatto (ad esempio nel caso di un documento contenente dati anagrafici inesatti), e non di diritto (quale sarebbe, ad esempio, quello sul computo dei termini e dell'età secondo il diritto civile vigente). Ciò, in linea teorica, vale anche quando autore del fatto sia l'ascendente, o il genitore adottivo, o il tutore, o l'abituale convivente: non sembra possibile, però, ipotizzare un solo caso concreto nel quale questi soggetti possano ragionevolmente sostenere l'ignoranza dell'età del minore 12.

Completamente nuova è, invece, la disposizione inserita nell'art. 609 quater c.p. che contempla una sostanziale eccezione alla regola della presunzione assoluta di violenza; si afferma, infatti, la non punibilità del minorenne che, senza violenza o minaccia o abuso di autorità, compia atti sessuali con minorenne che abbia compiuto gli anni tredici, purché però la differenza di età tra i due soggetti non sia superiore ai tre anni. È da rilevare tuttavia, che data la formulazione della norma, la presunzione di violenza sembra essere stata mantenuta, perché il comportamento resta illecito anche se si prevede la non punibilità ex lege per il suo autore, quando sussiste un cero divario di età tra i due soggetti. Tanto comporta che tale causa di non punibilità non è estensibile ai concorrenti nel reato che non rientrano nei limiti di età anzidetti.

Perplessità suscita, infine, la disposizione ex art. 609 septies c.p. secondo cui si deve procedere a querela di parte e non d'ufficio, quando il minore vittima di reato ha una età compresa tra i dieci e i quattordici anni. È evidente, infatti, come specie per le violenze sessuali familiari o parafamiliari i meccanismi di omertà o di corrività da parte dell'esercente la potestà rischiano di assicurare ingiustificate impunità e di abbandonare il minore alle insane brame degli adulti.

Avv. Rosalia Conforti


Note:

1 Si pensi, infatti, ai codici penali pre-unitari (come quello toscano del 1853 ed quello sardo-italiano del 1859) e al codice Zanardelli del 1889 ove ancora non compariva neppure il concetto di libertà sessuale.

2 Con ciò venne espressa l'idea di fondo, presente nella tradizione giuridica al momento della codificazione penale italiana, che gli interessi connessi alla libertà sessuale erano considerati non interessi intrinsecamente meritevoli di tutela di per sé, in rapporto al valore e alla dignità del soggetto che ne è portatore, bensì interessi necessariamente funzionali ad un altro sovrastante interesse dal quale traevano valore e validità: erano considerati il riverbero del superiore interesse alla pubblica moralità.

3 Legge pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 42 del 20 febbraio 1996.

4 Le norme sulla violenza sessuale sono adesso inserite nella sezione II del capo III del titolo XII del c.p., che regola i delitti contro la libertà personale.

5 Sulla legge di riforma n. 66 del 1996 v. ROMANO, Il rinnovato volto delle norme contro la violenza sessuale: una timida riforma dopo una lunga attesa, in Dir. Fam. , 1996, 1647.

6 Questa ipotesi criminosa si realizzava attraverso il compimento di un atto di natura libidinosa diverso dalla congiunzione carnale. La differenza tra i due reati risiedeva, quindi, nella natura dell'atto commesso e non nell'intenzione dell'agente .

7 È questa, infatti, la concezione di congiunzione carnale accolta dalla Suprema Corte, la quale ritiene che la commissione di tale azione sia possibile anche senza penetrazione. Cass. Pen., sez. III 12 ottobre 1987, in Riv. Pen. , 1988

8 ROMANO, Profili penalistici dell'abuso sessuale sui minori, in Dir. Fam. 1998, 1133.

9 L'articolo 609 bis c.p. punisce il caso di chi, con violenza o minaccia, costringe taluno a compiere o subire atti sessuali, ovvero il caso di chi induce taluno a compiere o subire atti sessuali quando si abusi delle condizioni di inferiorità fisica o psichica della persona offesa al momento del fatto o si trae in inganno la persona offesa per essersi il colpevole sostituito ad altra persona. La pena è della reclusione da cinque a dieci anni, ma è prevista, nei casi di minore gravità, una diminuzione non eccedente i due terzi.

10 G. Scardaccione, Normativa sulla violenza sessuale: quale tutela per il minore? , in C. Simonelli, F. Petruccelli, V. Vizzari, Sessualità e terzo millennio , vol. II, Franco Angeli, Milano, 1998, pp. 530-535.

11 Il colpevole non può addurre che la persona offesa dimostrasse un fisico di persona ultraquattordicenne oppure che avesse tenuto un comportamento tale da far presumere il superamento di quel limite d'età (fra tutte Cass. 24 maggio 1983, in Riv. Pen., 1984, 316).

12G. Flora, P. Tonini, Nozioni di diritto penale , Giuffrè, Milano, 1997, pag. 347


Avv. Rosalia Conforti
Avvocato
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