Il patrocinio a spese dello Stato e l’Unione Europea
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Articolo del 18/05/2005 Autore Redazione Altri articoli dell'autore


Articolo Di Sabrina Testa


1

In perfetta coerenza sistematica con il Trattato istituivo della Comunità
Europea, rispetto al quale è evidente la soluzione di continuità fatta propria dal
legislatore comunitario, la direttiva 2002/8/CE del Consiglio dell’Unione
Europea del 27 gennaio 2003 si rivolge agli Stati membri 1 per rendere effettiva
la cooperazione giudiziaria in materia civile attraverso la predisposizione di
norme minime comuni funzionali alla eliminazione delle barriere e degli
ostacoli che ad oggi ancora si frappongono alla piena fruibilità del servizio
giustizia delle categorie socialmente più deboli.
Per gli Stati membri si profila dunque un impegno doveroso, al quale è
auspicabile che le legislazioni interne rispondano tempestivamente adeguando il
sistema normativo nazionale non tanto per il notorio spauracchio di non sentirsi
relegate nel cono d’ombra del “Paese fanalino di coda” dell’Unione europea,
ma per la condivisa ed improrogabile necessità di uniformare e semplificare la
procedure di accesso alla giustizia.
In particolare, la direttiva si prefigge l’obiettivo di migliorare l’accesso alla
giustizia nelle “controversie transfrontaliere”, con l’espressa limitazione alle
materie civile e commerciale (art. 1, par. 2), tali da intendersi le controversie in
cui “la parte (persona fisica) che chiede il patrocinio a spese dello Stato è
domiciliata o dimora abitualmente in uno Stato membro diverso da quello del
foro o in cui la sentenza deve essere eseguita” (art. 2, par. 1).
In attuazione del principio di non discriminazione, il beneficio del patrocinio a
spese dello Stato si rivolge ai cittadini dei Paesi membri dell’Unione Europea e
ai cittadini di paesi terzi 2 soggiornanti nel territorio di uno Stato membro, che
risultino parti di una controversia transfrontaliera.


2

I requisiti e le condizioni che legittimano l’ammissione al gratuito patrocinio
attengono essenzialmente a fattori obiettivi, quali il “reddito, il patrimonio o la
situazione familiare” del soggetto richiedente.
L’attività di verifica ed accertamento della sussistenza in capo al richiedente dei
requisiti per poter accedere al beneficio è riservata alle autorità competenti
dello Stato membro del foro alle quali non è precluso di accordare il patrocinio
a spese dello Stato anche al richiedente che, pur essendo titolare di un reddito
superiore a quello fissato da ogni Stato membro, dimostri “di non poter
sostenere le spese processuali” a causa della differenza del costo della vita tra
lo Stato membro ove è fissato il domicilio o la dimora e quello del foro.
In cosa consiste e cosa comprende il patrocinio a spese dello Stato?
Nel quadro normativo delineato dalla direttiva europea, tesa ad assicurare un
“livello adeguato di patrocinio a spese dello Stato” 3, il patrocinio comprende
sia la consulenza nella fase precontenziosa sia l’assistenza legale per
agire o resistere in giudizio, e l’ esonero totale o parziale delle spese di lite.
Proprio in ordine alle spese processuali, la direttiva prevede una ripartizione
nell’onere a carico dello Stato ove il richiedente è domiciliato e dello Stato
membro del foro.
Ai sensi dell’art. 8, lo Stato membro in cui il richiedente è domiciliato o dimora
abitualmente copre le spese per la attività qualificata di assistenza e consulenza
del richiedente, nelle fasi preliminari della traduzione dell’istanza e dei
documenti ad essa relativi fino al momento della presentazione della domanda
alle competenti autorità dello Stato membro del foro.
Lo Stato membro del foro, invece, è chiamato a far fronte alle spese
“direttamente connesse al carattere transfrontaliero” della controversia: spese
di traduzione ed interpretazione, spese di viaggio qualora il Giudice ritenga che
sia necessario che la parte compaia personalmente in giudizio etc.
Qualora le condizioni economiche e reddittuali del beneficiario siano
“sensibilmente” migliorate, questi potrà essere chiamato dallo Stato membro al
rimborso totale o parziale delle spese sostenute, corrispondendo un “contributo
ragionevole” agli Stati membri. In ordine a tale aspetto, dunque, la direttiva
lascia agli Stati membri un margine di discrezionalità piuttosto elevato, non
avendo contestualmente provveduto ad individuare quantomeno i parametri



3

minimi di riferimento ai quali ancorare un ponderato giudizio di
ragionevolezza.
La domanda di ammissione al beneficio4, esteso ad ogni grado e stato del
processo, ed altresì ai procedimenti stragiudiziali, è respinta dalle competenti
autorità dello Stato membro qualora appaia manifestamente infondata ovvero
qualora essa esuli dall’ambito di applicazione della direttiva. Il richiedente che
si veda destinatario di un provvedimento di rigetto, potrà confidare non solo
nella immediata garanzia della motivazione del provvedimento negatorio, ma
soprattutto della esperibilità di idonei rimedi impugnatori, nelle forme del
riesame e del ricorso, dinanzi agli organi giurisdizionali.
Particolare importanza nell’ottica della effettività della cooperazione
giudiziaria tra gli Stati membri, è dedicata dalla direttiva alle modalità di
semplificazione della trasmissione delle richieste di ammissione al patrocinio a
spese dello Stato.
Al fine di favorire l’informazione degli utenti e rendere più agevole e celere la
trasmissione delle richieste, il legislatore comunitario ha predisposto la messa a
punto di un formulario uniforme5 per le domande di patrocinio a spese dello
Stato e per la loro trasmissione.
(a cura della Dott. Sabrina Testa del comitato per i rapporti con l’estero dell’A.N.V.A.G. -
05/05)



1 Ad eccezione della Danimarca che, conformemente agli artt. 1 e 2 del protocollo sulla posizione della
Danimarca allegato al Trattato sull’Unione europea ed al Trattato istitutivo della Comunità europea
(consultabili sul sito www.anvag.it rubrica biblioteca/legislazione europea), non partecipa all’adozione della
direttiva de qua.

2 “Tutti i cittadini dell’Unione, a prescindere dal loro luogo di domicilio o dimora abituale nel territorio di uno
Stato membro, devono poter beneficiare del patrocinio a spese dello Stato nelle controversie transfrontaliere se
soddisfano le condizioni previste dalla presente direttiva. Lo stesso vale per i ciattdini di paesi terzi
regolarmente e abitualmente soggiornanti nel territorio di uno Stato membro”.

3 La direttiva precisa che il patrocinio a spese dello Stato è ritenuto adeguato quando consente al beneficiario
“un accesso effettivo alla giustizia alle condizioni stabilite dalla presente direttiva” (art. 3, par. 1).


4 Ai sensi dell’art. 13, le domande di ammissione possono essere presentate all’autorità competente dello Stato
membro ove il richiedente è domiciliato o dimora abitualmente (autorità di trasmissione) ovvero all’autorità
competente dello Stato membro del foro (autorità di ricezione).
5 Reperibile sul sito www.anvag.it in BIBLIOTECA/Legislazione europea

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