Nuova figura giuridica dell'Amministratore di sostegno: strumento di aiuto per le persone prive di autonomia
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Articolo del 27/04/2007 Autore Avv. Stefania Cerasoli Altri articoli dell'autore


Il 17 Marzo 2004 è entrata in vigore la legge 9 gennaio 2004 n. 6 che, nell'apportare modifiche alla disciplina in materia di interdizione e inabilitazione dell'infermo mentale, ha istituito l'amministrazione di sostegno.

È importante evidenziare che, fino a tale momento il nostro ordinamento prevedeva solo due istituti a tutela delle persone incapaci di agire ossia l'interdizione e l'inabilitazione.

Procedure che, oltre ad essere lunghe e a presentare spesso notevoli costi economici, si ponevano come sovradimensionate rispetto alle effettive esigenze di protezione e di tutela della persona determinando una situazione di generale incapacità (o semincapacità) del soggetto, in conseguenza dei provvedimenti di interdizione o di inabilitazione.

Gli istituti dell'interdizione e dell'inabilitazione, del resto, erano stati pensati per le persone “ in condizione di abituale infermità di mente ” e “ incapaci di provvedere ai propri interessi ” mentre nessuno strumento di tutela era previsto dal nostro ordinamento per quelle persone del tutto in grado di autodeterminarsi ma solo in difficoltà nel gestire le piccole difficoltà della vita quotidiana. Con la gravissima conseguenza che le situazioni di menomazione meno precarie (dell'infermità mentale) o ricadevano, con non escludibili forzature, nel regime dell'interdizione o dell'inabilitazione, o non ricevevano alcuna protezione giuridica.

L'amministrazione di sostegno tende invece a spostare l'attenzione, da ragioni di conservazione del patrimonio della persona, alla tutela ed alla protezione di quest'ultima.

La legge in commento, allentando il rigore dell'obbligatoria pronuncia dell'interdizione viene quindi ad introdurre un sistema flessibile fondato su un progetto personalizzato e modificabile tutte le volte che l'interesse del beneficiario lo richieda.

L'Amministratore di sostegno non si sostituisce alla persona in gravi difficoltà nel gestire i propri interessi ma si pone come un soggetto di aiuto quasi fosse un amico, valorizzando il ruolo centrale della persona che va salvaguardata sempre con il massimo rispetto, senza annullarne l'identità e le risorse in essa presenti 1.

Da quanto esposto emerge con chiarezza come, ad oggi, la misura dell'interdizione sia da intendersi come residuale ed applicabile solo qualora appaia l'unica misura idonea ad assicurare una completa protezione del soggetto.

Si precisa, inoltre, che per attivare la procedura di nomina dell'amministratore di sostegno non è necessario avvalersi dell'assistenza di un avvocato data la natura di procedimento di volontaria giurisdizione dello stesso (a differenza, invece, di quanto accade in tema di interdizione ed inabilitazione).

La legge istitutiva dell'amministratore di sostegno ha quindi l'importante finalità, come si evince dall'esordio della stessa, di tutelare, “ con la minore limitazione possibile della capacità di agire, le persone prive in tutto o in parte di autonomia nell'espletamento delle funzioni della vita quotidiana, mediante interventi di sostegno temporaneo o permanente ”.

Tale figura si rivolge alla “ persona che, per effetto di una infermità ovvero di una menomazione fisica o psichica, si trova nella impossibilità, anche parziale o temporanea, di provvedere ai propri interessi”.

Il procedimento ha inizio con ricorso avanti il Giudice Tutelare del luogo di residenza o di domicilio del soggetto beneficiario tramite ricorso che, come ovvio, dovranno essere indicati in maniera analitica e specifica le ragioni per cui si richiede la nomina dell'amministratore di sostegno.

Il ricorso può essere proposto, oltre che dallo stesso soggetto beneficiario (anche se minore, interdetto o inabilitato) dal coniuge, dalla persona stabilmente convivente, dai parenti entro il quarto grado, dagli affini entro il secondo grado, dal tutore o curatore ovvero dal Pubblico ministero.

La legge ha inoltre introdotto l'obbligo di proposizione del ricorso in capo ai responsabili dei servizi sanitari e sociali direttamente impegnati nella cura e assistenza della persona “ove a conoscenza di fatti tali da rendere opportuna l'apertura del procedimento di amministrazione di sostegno”.

Per quanto la legge non sia preoccupata di prevedere una sanzione per la mancata proposizione del ricorso da parte di tali soggetti, è comunque evidente la sussistenza di una potenziale responsabilità , civile o penale, dei responsabili delle strutture di ricovero nel caso di persona  non autonoma secondo i criteri di della legge in esame, sia in relazione all'obbligo di acquisire il consenso informato in caso di cure mediche alla persona degente, sia con riferimento alla gestione diretta di pensioni o altri introiti della stessa, o a conseguenza di fatti di circonvenzione effettuati da terzi ai suoi danni.

Prima di assumere ogni decisione il Giudice Tutelare dovrà sentire personalmente la persona cui il procedimento si riferisce avendo l'obbligo di tenere conto, compatibilmente con gli interessi e le esigenze di protezione della persona, dei bisogni e delle richieste di questa.

Quanto alla scelta del soggetto da designare preme evidenziare che potrà trattarsi anche di persona indicata dallo stesso beneficiario.

A tale proposito la legge prevede che lo stesso interessato, in previsione della propria eventuale futura incapacità, possa provvedere alla designazione mediante atto pubblico o scrittura privata autenticata.

In mancanza, o in presenza di gravi motivi, il giudice tutelare potrà designare con decreto motivato un amministratore di sostegno diverso.

Nella scelta, il giudice tutelare preferisce, ove possibile, il coniuge che non sia separato legalmente, la persona stabilmente convivente, il padre, la madre, il figlio o il fratello o la sorella, il parente entro il quarto grado ovvero il soggetto designato dal genitore superstite con testamento, atto pubblico o scrittura privata autenticata.

Non potrà, in ogni caso, ricoprire la funzione di amministratore di sostegno l'operatore dei servizi pubblici o privati avente in cura o in carico il beneficiario.

Nel decreto di nomina , emesso entro 60 gg. 2 dalla richiesta e di regola immediatamente esecutivo, dovranno essere indicati i poteri e i limiti dell'attività di amministrazione della persona incaricata oltre alla durata dell'incarico che può essere a tempo indeterminato.

In particolare il decreto di nomina dovrà indicare gli atti che l'amministratore di sostegno ha il potere di compiere in nome e per conto del beneficiario e quelli che il soggetto beneficiario può compiere solo con l'assistenza dell'amministratore di sostegno 3.

È chiaro, quindi, che il beneficiario conserva la capacità di agire per tutti gli atti che non richiedono la rappresentanza esclusiva o l'assistenza necessaria dell'amministratore di sostegno potendo “ in ogni caso compiere gli atti necessari a soddisfare le esigenze della propria vita quotidiana».

Nello svolgimento dei suoi compiti l'amministratore di sostegno deve tener conto dei bisogni e delle aspirazioni del beneficiario.

Ha, inoltre, il preciso obbligo di informarlo tempestivamente in ordine agli atti da compiere nonché il giudice tutelare in caso di dissenso con il beneficiario stesso.

In caso di contrasto il giudice tutelare, adotterà, con decreto motivato, gli opportuni provvedimenti.

Si precisa che l'amministratore di sostegno non è tenuto a continuare nello svolgimento dei suoi compiti oltre dieci anni, ad eccezione dei casi in cui tale incarico è rivestito dal coniuge, dalla persona stabilmente convivente, dagli ascendenti o dai discendenti.

Si precisa che nel decreto sarà indicato il limite, anche periodico, delle spese che l'amministratore di sostegno può sostenere utilizzando le somme di cui dispone il beneficiario oltre alla periodicità con cui l'amministratore di sostegno deve riferire al giudice circa l'attività svolta e le condizioni di vita personale e sociale del beneficiario.

Il decreto di apertura, di chiusura ed ogni altro provvedimento assunto dal giudice tutelare nel corso dell'amministrazione di sostegno devono, inoltre, essere immediatamente annotati a cura del cancelliere nell'apposito registro esistente presso l'ufficio del giudice tutelare.

Entro 10 gg. del decreto di apertura o di chiusura dell'amministratore di sostegno deve essere data comunicazione all'ufficiale dello stato civile per le annotazioni in margine all'atto di nascita del beneficiario.

Il giudice tutelare può, in ogni momento ed anche d'ufficio, modificare o integrare, le decisioni assunte con il decreto di nomina dell'amministratore di sostegno così come può procedere alla revoca della misura stessa qualora lo ritenga necessario.

Alla luce di quanto esposto emerge con chiarezza l'utilità che tale misura di protezione potrebbe produrre per le persone anziane che, per mille motivi, possono non essere in grado , completamente o solo parzialmente, di svolgere le normali funzioni della vita quotidiana quali il disbrigo di pratiche amministrative, ecc.

Per quanto la legge in commento non abbia espressamente previsto tra i beneficiari le persone anziane 4, tuttavia, la formula utilizzata dalla legge stessa per indicare i presupposti soggettivi necessari per l'istituzione della misura protettiva, sembra avere una ampiezza ed elasticità tale da consentire di ricomprendervi, a date condizioni, anche le persone anziane .

Per quanto, quindi, l'età avanzata non possa essere, di per se stessa, presupposto fondante un provvedimento di amministrazione di sostegno, lo stesso potrà essere pronunciato quando la vecchiaia determini una limitazione apprezzabile delle funzioni della vita quotidiana.

In un caso riguardante una persona anziana colpita da indebolimento delle facoltà intellettive, e, in particolare, della memoria, dovuta plausibilmente all'età molto avanzata (indebolimento che le impediva di ricordare le scadenze ed i pagamenti che doveva compiere) il Giudice Tutelare del Tribunale di Modena con decreto del 24.02.05 ha, appunto, disposto la nomina dell'amministratore di sostegno.

Il Giudice Tutelare, dopo aver evidenziato come la situazione patita dall'anziana si riflettesse negativamente sulla proficua gestione dei suoi interessi, ha ritenuto di poter tutelare " con la minor limitazione possibile della capacità di agire " la beneficiaria, persona anziana che risulta priva di autonomia nell'espletamento di alcune funzioni della vita quotidiana (cfr. art. 1 Legge 6/04).

Altra problematica con la quale la figura dell'amministratore di sostegno viene a porsi è quella relativa all'accoglimento della persona anziana in strutture protette.

Come noto il ricovero permanente in una struttura protetta (con conseguente cambio di residenza) non può avvenire senza consenso della persona interessata, o quando questo manchi, del rappresentante o delegato a tale decisione.

Nel nuovo contesto normativo dovrà essere l'amministratore di sostegno 5, in tal senso autorizzato, a decidere (con il coinvolgimento, per quanto possibile, prima del beneficiario e poi degli altri familiari e dei servizi) questa così rilevante modifica esistenziale delle condizioni di vita del beneficiario che è l'ingresso in struttura protetta permanente, con conseguente cambio di residenza 6.

Quanto detto è confermato anche dalla recente giurisprudenza secondo la quale “ la decisione se mantenere o meno in istituto una persona anziana non in grado di provvedere ai propri interessi, spetta all'amministratore di sostegno che dovrà decidere interpretando la volontà dell'assistita per quanto concerne il rientro a casa, sentendo gli specialisti del caso, anche al fine di valutare le esigenze di natura sanitaria, verificando l'idoneità dell'alloggio e predisponendo l'organizzazione necessaria per un'adeguata sistemazione casalinga. 7

Ovviamente oggetto della procedura non era il rientro o meno a casa dell'anziana (questione di natura strettamente personale su cui deve esprimersi soltanto l'interessata, non potendo neppure i figli imporre alla propria madre la permanenza in istituto), ma esclusivamente la sussistenza dei presupposti per la nomina di un amministratore di sostegno.

Nomina che è stata disposta alla luce del fatto che l'anziana, seppur ancora dotata di una certa lucidità, dall'istruttoria del procedimento si è rivelata quasi del tutto impossibilita ad espletare autonomamente le funzioni della vita quotidiana.

Il Giudice Tutelare, nell'indicare in modo analitico, i compiti del nominato amministratore di sostegno ha precisato che, in tema di valutazione delle esigenze di natura sanitaria dell'anziana, solo l'amministratore di sostegno sar à il soggetto legittimato ad interpretare la volontà del soggetto per quanto concerne il rientro a casa dalla struttura di ricovero o la permanenza nella stessa avendo cura, nel caso in cui l'anziana opti per il rientro a casa, e sempre che tale situazione sia compatibile con le sue esigenze di assistenza, di predisporre l'organizzazione necessaria per consentire all'anziana un'adeguata sistemazione a casalinga.

Avv. Stefania Cerasoli


1È importante sottolineare che, comunque, la nuova legge ha prodotto delle aperture anche nei rigidi istituti dell'interdizione e dell'inabilitazione. L'art. 427 c.c., nella sua nuova formulazione, prevede che l'interdetto possa oggi compiere alcuni atti da solo o con l'assistenza del tutore e l'inabilitato possa compiere alcuni atti di straordinaria amministrazione anche senza l'assistenza del curatore.

2Prima dei 60 gg. e qualora ne ravvisi la necessità, il giudice tutelare adotterà anche d'ufficio i provvedimenti urgenti per la cura della persona interessata e per la conservazione e l'amministrazione del suo patrimonio.

Potrà, inoltre, procedere alla nomina di un amministratore di sostegno provvisorio indicando gli atti che è autorizzato a compiere.

3Gli atti compiuti dall'amministratore di sostegno in violazione di legge, od in eccesso rispetto all'oggetto dell'incarico o ai poteri conferitigli dal giudice, possono essere annullati su istanza dell'amministratore di sostegno stesso, del pubblico ministero, del beneficiario o dei suoi eredi ed aventi causa. Possono essere parimenti annullati su istanza dell'amministratore di sostegno, del beneficiario, o dei suoi eredi ed aventi causa, gli atti compiuti personalmente dal beneficiario in violazione delle disposizioni di legge o di quelle contenute nel decreto che istituisce l'amministrazione di sostegno. Il tutto entro il termine di prescrizione di cinque anni.

4 Durante l'esame del testo di legge da parte della Camera dei Deputati venne eliminato il riferimento, prima presente nel testo approvato dal Senato, alla persona in età avanzata, quale beneficiario della misura protettiva, sul presupposto che la sola età avanzata non poteva costituire causa di privazione di autonomia.

5Qualora, è ovvio, il beneficiario non appaia in grado di formulare autonomamente e consapevolmente la volontà di essere inserito in struttura protetta con carattere di permanenza.

6La protezione delle persone prive di autonomia ” Dott. Sergio Trentanovi in www.Filodiritto.com

7Giudice Tutelare Tribunale di Genova 01.03.05.


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