Arresti domiciliari in comunita' all'imputato tossicodipendente condannato per evasione
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Articolo del 20/03/2007 Autore Avv. Carlo Alberto Zaina Altri articoli dell'autore


Nei confronti del tossicodipendente che abbia in corso programmi di recupero, la condanna per il reato di evasione intervenuta nei cinque anni precedenti al fatto per il quale si procede non è d'ostacolo alla concessione degli arresti domiciliari, perché rispetto alla previsione generale di cui all'art. 284, comma quinto bis cod. proc. pen., che esprime una presunzione legale del pericolo di fuga, la norma di cui all'art. 89 d.P.R. n. 309 del 1990 ha natura speciale e prescrive che solo in presenza di eccezionali esigenze cautelari, che non si individuano nel solo pericolo di fuga presunto ex art. 284, comma quinto bis, cod. proc. pen., possa essere disposta la misura più afflittiva della restrizione carceraria” .

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All'atto della promulgazione della L. 49 del 21 Febbraio 2006, che ha innovato talune parti del sistema penale concernente la disciplina delle sostanze stupefacenti, sono stati espressi ed avanzati dubbi e perplessità in ordine alla compatibilità fra il disposto del novellato art. 89 dpr 309/90 ed il regime sancito dall'art. 284 comma 5 c.p.p. .

La domanda, infatti, che gli interpreti si ponevano era: quid iuris, qualora il soggetto, il quale possa fruire del regime dell'arresto domiciliare speciale previsto dall'art. 89 citato, versi, peraltro, nella condizione soggettiva ostativa descritta dalla regola codicistica di cui all'art. 284/5° c.p.p., la quale vieta l'adozione della misura gradata nei confronti di chi sia stato condannato nel quinquennio precedente per il reato di evasione ?

Preliminarmente ad ogni disamina, è il caso di rammentare, solo al fine di un corretto inquadramento metodologico della tematica in oggetto, l'ambito di applicabilità ed operatività delle due norme.

L'art. 89, nella sua nuova formulazione recita :

1. Qualora ricorrano i presupposti per la custodia cautelare in carcere il giudice, ove non sussistano esigenze cautelari di eccezionale rilevanza, dispone gli arresti domiciliari quando imputata e` una persona tossicodipendente o alcooldipendente che abbia in corso un programma terapeutico di recupero presso i servizi pubblici per l'assistenza ai tossicodipendenti, ovvero nell'ambito di una struttura privata autorizzata ai sensi dell'articolo 116, e l'interruzione del programma puo` pregiudicare il recupero ( disintossicazione ) dell'imputato. Quando si procede per i delitti di cui agli articoli 628, terzo comma, o 629, secondo comma, del codice penale e comunque nel caso sussistano particolari esigenze cautelari, il provvedimento e` subordinato alla prosecuzione del programma terapeutico in una struttura residenziale. Con lo stesso provvedimento, o con altro successivo, il giudice stabilisce i controlli necessari per accertare che il tossicodipendente o l'alcooldipendente prosegua il programma di recupero ed indica gli orari ed i giorni nei quali lo stesso puo`assentarsi per l'attuazione del programma.

2. Se una persona tossicodipendente o alcooldipendente, che e` in custodia cautelare in carcere, intende sottoporsi ad un programma di recupero presso i servizi pubblici per l'assistenza ai tossicodipendenti, ovvero una struttura privata autorizzata ai sensi dell'articolo 116, la misura cautelare e`( revocata ) sostituita con quella degli arresti domiciliari ove non ricorrano esigenze cautelari di eccezionale rilevanza. La sostituzione ( revoca ) e` concessa su istanza dell'interessato; all'istanza e` allegata certificazione, rilasciata da un servizio pubblico per le tossicodipendenze o da una struttura privata accreditata per l'attivita`di diagnosi prevista dal comma 2, lettera d), dell'articolo 116, attestante lo stato di tossicodipendenza o di alcooldipendenza, la procedura con la quale e` stato accertato l'uso abituale di sostanze stupefacenti, psicotrope o alcoliche, nonche´ la dichiarazione di disponibilita` all'accoglimento rilasciata dalla struttura. Il servizio pubblico e` comunque tenuto ad accogliere la richiesta dell'interessato di sottoporsi a programma terapeutico. L'autorita` giudiziaria, quando si procede per i delitti di cui agli articoli 628, terzo comma, o 629, secondo comma, del codice penale e comunque nel caso sussistano particolari esigenze cautelari, subordina l'accoglimento dell'istanza all'individuazione di una struttura residenziale ".

Il comma 5 bis dell'art. 284 c.p.p. a propria volta afferma: “Non possono essere, comunque, concessi gli arresti domiciliari a chi sia stato condannato per il reato di evasione nei cinque anni precedenti al fatto per il quale si procede. A tale fine il giudice assume nelle forme più rapide le relative notizie”

Quest'ultima è norma introdotta con l'art. 16 comma 4° d.l. 24 novembre 2000, n. 341, convertito con modifiche dalla L. 19 Gennaio 2001 n. 4.

Essa, sin dai prodromi è stata oggetto di sospetti di incostituzionalità, peraltro, fugati dalla Consulta, la quale ha ribadito la piena legittimità del divieto di concessione degli arresti domiciliari, in luogo dell'automatica misura della custodia cautelare in carcere, in caso di precedenti penali per il reato di evasione (Corte cost. (Ord.), 16/04/2003, n.130, Riv. cancellerie, 2003, 566).

Ciò non di meno il coordinamento tra le due disposizioni di legge, che si valutano, poteva suscitare – come in effetti ha suscitato – la necessità di addivenire ad una conclusione che potesse evitare storture o digressioni interpretative, che minassero in nuce il fondamento dell'istituto, provocandone una paralisi in sede di attuazione, sì da determinare la sua effettiva disapplicazione.

A tal fine fondamentale, quindi, appare la pronunzia della Corte Suprema, Sez. II, del 26 Aprile 2006, n. 19348 (rv. 234125), in CED Cassazione, 2006.

In tale occasione il Collegio ha, infatti, annullando con rinvio, una ordinanza resa dalla Sezione Riesame del Tribunale di Messina, in data 10 novembre 2005, ha precisato che “ Nei confronti del tossicodipendente che abbia in corso programmi di recupero, la condanna per il reato di evasione intervenuta nei cinque anni precedenti al fatto per il quale si procede non è d'ostacolo alla concessione degli arresti domiciliari, perché rispetto alla previsione generale di cui all'art. 284, comma quinto bis cod. proc. pen., che esprime una presunzione legale del pericolo di fuga, la norma di cui all'art. 89 d.P.R. n. 309 del 1990 ha natura speciale e prescrive che solo in presenza di eccezionali esigenze cautelari, che non si individuano nel solo pericolo di fuga presunto ex art. 284, comma quinto bis, cod. proc. pen., possa essere disposta la misura più afflittiva della restrizione carceraria” .

L'approdo giurisprudenziale che si segnala manifesta la propria importanza per una molteplice serie di profili.

•  In primo luogo i giudici di legittimità sottolineano le differenze strutturali che emergono dalla comparazione dei due istituti.

L'art. 284 c..p.p. che regola gli arresti domiciliari è norma indubitabilmente di portata generale e descrive nella sua complessità la specifica misura cautelare e le modalità di esecuzione della stessa.

Le condizioni applicative che sottendono all'arresto domiciliare sono ovviamente regolate dalla lex generalis data dall'art. 273 c.p.p., ma appare indiscusso quell'orientamento che intende l'art. 284 c.p.p. come lo zenith che guida l'interprete nell'approccio ermeneutico allo specifico istituto giuridico.

L'art. 89 dpr 309/90, invece, si propone all'interesse dello studioso quale espressione di una deroga al regime ordinario.

Tale carattere si appalesa per due ragioni.

Da un lato, esso postula una duplicità di condizioni indefettibili che consistono, sul piano soggettivo nello stato di tossicodipendenza dell'indagato/imputato e, sul piano oggettivo, nella considerazione che questi abbia in corso un programma terapeutico di recupero presso i servizi pubblici per l'assistenza ai tossicodipendenti, ovvero nell'ambito di una struttura privata autorizzata ai sensi dell'articolo 116, e l'interruzione del programma puo` pregiudicare il recupero (disintossicazione) dell'imputato.

Dall'altro lato si deve rinvenire espressamente, nella fattispecie, l'assenza di esigenze cautelari di natura eccezionale.

Superato, quindi, il vaglio riguardante questi principi derogatori il normale archetipo codicistica, ecco che l'applicazione dell'istituto può trovare concreta ed effettiva cittadinanza nel procedimento.

Il Collegio, pertanto, ha posto l'accento su tale distinzioni, affermando implicitamente l'esistenza, in tema di arresti domiciliari di un doppio binario normativo e sancendo la sussistenza di un rapporto di piena e totale indipendenza che intercorre fra i due predicati legislativi in oggetto.

Va, infatti, negato che si possa ravvisare una relazione di genus ad speciem, in quanto come efficacemente sostenuto da ALONZI Nessuna delle due disposizioni presenta infatti caratteri generalizzanti rispetto all'altra, e ovviamente nessuna delle due presenta i caratteri della specialità e dell'eccezionalità nei confronti dell'altra nel senso di fornire una disciplina che deroghi o sospenda la forza prescrittiva, e quindi l'applicazione dell'altra in maniera tale che in loro mancanza avrebbe dovuto essere applicata la norma generale. Né tra le due previsioni è possibile individuare un'antinomia in senso stretto ovvero una situazione di incompatibilità che può manifestarsi nelle forme della «contrarietà» o della «contraddizione», poiché entrambe le norme appaiono applicabili contestualmente, nel senso che i contenuti normativi dell'una non entrano in conflitto con l'altra”.

2. Altro profilo, certamente di maggiore e spiccata indole lessicale consiste nel fatto che l'art. 89 dpr 309/90 non prevede una espressa riproposizione della previsione dell'art. 284 comma 5 bis c.p.p. .

Vale a dire che – da taluna parte – si sostiene che l'assenza di una coincidenza perfetta fra il modello normativo generale e la disposizione speciale (e la mancanza di un divieto analogo o simile a quello contenuto nel comma 5 bis ne sarebbe una delle attestazioni) non legittimerebbe affatto il ricorso ad un'interpretazione estensiva della prevista interdizione del singolo (già condannato per evasione) all'accesso alla misura gradata, anche in relazione alla specifica formula di cattività domestica.

La proibizione contenuta nel comma 5 bis dell'art. 284 c.p.p. rimarrebbe per cosiddire “circoscritta” all'ambito di applicazione generale dell'istituto, proprio perché prevista expressis verbis solo in tale caso.

Tale limite applicativo apparirebbe, così, invalicabile, mantenendo indenne l'arresto domiciliare speciale.

L'argomento, che si ribadisce, appare spiccatamente lessicale, trova, però, un suo raccordo logico, proprio con quanto sostenuto al precedente punto 1, dove si è sottolineata la differenza di incidenza prospettica dei due istituti.

Sicchè si può ritenere che l'esaminato dato filologico, nella fattispecie, esprima un carattere di riscontro e sostegno alla tesi esposta.

•  Il terzo profilo da considerare attiene alla valutazione per la quale, a detta della Corte, non può essere ravvisata coincidenza tra le cd. esigenze eccezionali ed il fatto che il singolo abbia commesso in precedenza il reato di evasione.

La valutazione del concetto di esigenze eccezionali ha già formato oggetto di altro e diverso intervento sempre in queste sede, sicchè si rinvia il paziente lettore a tale trattazione.

Ai fini che ci interessano ora, giovi affermare che la sentenza, la cui massima si sta commentando, si pone in coerente prosecuzione con quella visione – già espressa dal giudice di legittimità – secondo la quale le eccezionale “ esigenze, della cui sussistenza il giudice deve dare congrua e logica motivazione, non coincidono con una normale situazione di pericolo, ma si identificano in una esposizione al pericolo dell'interesse di tutela della collettività di consistenza tale da non risultare compensabile rispetto al valore sociale rappresentato dal recupero del soggetto tossicodipendente. L'eccezionale rilevanza, quindi, non attiene, "tout court", alle normali esigenze cautelari, ma afferisce alla graduazione della intensità delle stesse, che deve essere tale da far ritenere insostituibile la misura carceraria ”. [Cfr. Cassazione Sez. IV, 16 Giugno 2005, n. 34218 (rv. 232233), Monetti, Guida al Diritto, 2005, 45, 61, CED Cassazione, 2005, Arch. Nuova Proc. Pen., 2006, 5, 568, Riv. Pen., 2006, 9, 988].

Alla luce di tale proiezione interpretativa, del tutto condivisa e condivisivibile, appare del tutto naturale che un episodio, singolo, sporadico, che, pertanto, esclude un livello di elevato pericolo per le ragioni di tutela sociale e rientra, oggettivamente, nel novero delle usuali esigenze cautelari, possa assurgere alla dignità di eccezionalità.

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Per completezza espositiva va soggiunto, da ultimo, che la posizione espressa dalla Suprema Corte assume un valore particolare, proprio perché si riferisce all'art. 89 dpr 309/90, così come desunto dalla modifica normativa della L. 49/2006 che ha stabilito la possibilità di coniugio per il programma di recupero terapeutico solo con la misura cautelare dell'arresto domiciliare.

Già in precedenza, però, la Corte di Cassazione, Sez. IV, all'esito dell'udienza del 18 Aprile 2002, Presta Dir. Pen. e Processo, 2003, 311, aveva affrontato il tema del rapporto fra il divieto di concessione degli arresti domiciliari e forme di applicazione della cautela domestica per perosne tossicodipendenti, sostenendo il principio che “la norma contenuta nell'art. 284 comma 5-bisc.p.p., di carattere generale, anche se di stretta interpretazione, non può non ritenersi derogata dalle disposizioni contenute nell'art. 89 t.u. l. stup. che, in funzione della salvaguardia della salute e del recupero della persona tossicodipendente, ha privilegiato questi valori rispetto a quelli di difesa sociale insiti nel sistema delle misure cautelari. Questa norma fa infatti divieto di disporre, o mantenere, la misura cautelare della custodia in carcere nei confronti di persona tossicodipendente o alcooldipendente che abbia in corso ovvero intenda sottoporsi ad un programma terapeutico di recupero ”.

A quell'epoca, va, peraltro, ricordato che il problema della compatibilità fra le due norma, (che è stato posto ed ha formato oggetto di disamina), appariva, indubbiamente, meno pressante, sul piano strettamente procedimentale, posto che il giudice, alla luce dell'allora vigente strutturazione dell'art. 89 dpr 309/90, avrebbe potuto efficacemente optare anche per la concessione, in favore del tossicodipendente (indagato od imputato) di una misura diversa da quella dell'arresto domiciliare, quale ad esempio – se non proprio la rimessione in libertà – uno degli obblighi di cui agli artt. 281 e segg. c.p.p. .

La L. 49/2006, invece, sostenendo al nuovo comma 1 dell'art. 89 che il giudice, ove non sussistano esigenze cautelari di eccezionale rilevanza, dispone gli arresti domiciliari, nell'ipotesi di ricorrenza dei i presupposti per la custodia cautelare in carcere, in favore di persona imputata tossicodipendente o alcooldipendente che abbia in corso un programma terapeutico di recupero, ha, in primo luogo, escluso il ricorso a misure differenti dall'arresto domiciliare ed ha, in secondo luogo, consequenzialmente, ristretto solo a tale istituto la possibilità di permettere all'imputato l'accesso al programma curativo.

1 PRIME APPLICAZIONI DEL «NUOVO» DIVIETO DI CONCESSIONE DEGLI ARRESTI DOMICILIARI, Alonzi F., nota a Cass. pen. Sez. IV, 18-04-2002, Dir. Pen. e Processo, 2003, 3, 311.


Avv. Carlo Alberto Zaina
Avvocato
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