Il contratto di rendita vitalizia
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Articolo del 14/03/2007 Autore Avv. Alessandro Amaolo Altri articoli dell'autore


Per quanto più diffusa della rendita perpetua, la rendita vitalizia è un istituto che ha poca applicazione nella pratica. La rendita vitalizia a causa dell'instabilità che ha caratterizzato l'economia monetaria degli ultimi tempi è stata accantonata in favore del contratto di assicurazione sulla vita. Quest'ultimo contratto, nelle forme più comuni e più frequenti, esige dall'assicurato l'esborso periodico di modiche somme di denaro e realizza così un tipo di risparmio largamente diffuso tra le classi medie. Nella società odierna una notevole diffusione ed importanza hanno assunto tipologie di rendita quali quelle derivanti da assicurazioni sociali, che, peraltro, divergono dalla figura considerata nel codice.

La rendita vitalizia non era ignota al diritto romano, ma è proprio durante il periodo storico del medio evo che ebbe larga diffusione nella figura del precario. Tale istituto si basava sull'alienazione di una cosa mobile o immobile o nella cessione di una somma di danaro ad un ente ecclesiastico che, in corrispettivo, si obbligava verso l'alienante ad un'annua prestazione per tutta la durata della sua vita. Le prime origini di questo istituto affondano le radici nel Capitolare di Carlo il Calvo dell'846 d.C., che si preoccupava di difendere i venditori contro gli abusi delle chiese e dei conventi. In un secondo momento, il contratto fu in grado di superare vittoriosamente la lotta che gli fu combattuta in nome del divieto canonico della usura, poiché si era messo in evidenza il carattere aleatorio che è insito nel rapporto oneroso: excluditur usura ex mentione vitae emptoris. Nella communis opinio si diffuse l'opinione che l'alea, la commutatio pericoli, costituisse un essenziale negotii, onde il cod. albertino (art. 2010), quello parmense (art. 1845) e l'estense (art. 1829) stabilirono che la rendita dovesse superare il frutto di cui era capace la cosa data come corrispettivo. Inoltre, l'art. 2009 cod. albertino, rannodandosi, in certo qual modo, all'art. 1975 cod. Nap., il quale contemplava il caso di malattia già esistente al momento del contratto, dichiarava nullo il vitalizio quando la rendita fosse stata costituita sulla vita di persona che poi fosse morta entro quaranta giorni dalla conclusione del contratto.

Né l'una né l'altra regola furono accolte dal legislatore italiano del 1865, anche se la Commissione senatoria aveva proposto di subordinare la validità del contratto oneroso alla condizione che la rendita superasse il frutto di cui la cosa è capace. Si osservò, invece, che, se la misura fosse stata così tenue da fare della rendita vitalizia una donazione mascherata, essa si sarebbe potuta sempre impugnare per questo motivo. La proposta di escludere la validità del contratto oneroso, se la morte della persona onerata fosse avvenuta entro un breve periodo di tempo, riaffiorava nel progetto italo-francese sulle obbligazioni, ma non veniva accolta nel testo definitivo del codice.

Al giorno d'oggi, la rendita vitalizia si presenta in ogni caso come rapporto obbligatorio e sinallagmatico 1 dalle caratteristiche costanti. Il contratto in oggetto, poiché dà luogo all'alienazione di un bene mobile o immobile o alla cessione di un capitale, è contratto con effetti reali ed obbligatori e anche per esso, quindi, si applica il principio consensualistico contenuto nell'articolo 1376 del codice civile del 1942. In linea generale, il contratto di rendita vitalizia può essere definito come quel rapporto che ha per oggetto la prestazione periodica di una somma di denaro o di una determinata quantità di cose fungibili la cui durata è collegata ad un termine incerto: la morte di una persona contemplata. Inoltre, la rendita vitalizia è il contratto (consensuale, di scambio, ad esecuzione periodica, disciplinato dagli artt. 1872 – 1881 del cod. civ.) attraverso il quale un soggetto (vitaliziante – debitore della rendita) a titolo oneroso , in corrispettivo dell'alienazione di un bene mobile o immobile o del trasferimento di una azienda, o a titolo gratuito, si obbliga ad effettuare una determinata prestazione periodica a favore di un altro soggetto (vitaliziato – creditore della rendita) per tutta la durata della vita di una o più persone. Nei confronti del vitaliziante il rapporto opera esclusivamente attraverso lo strumento dell'obbligazione poiché a suo carico, infatti, sorgerà solo l'obbligo di effettuare le prestazioni periodiche. La funzione del contratto è proprio quella di assicurare al vitaliziato i mezzi di sussistenza per tutta la vita. Il diritto alla rendita vitalizia così venuto in essere è un diritto di credito ad esecuzione periodica ed è considerato frutto civile ai sensi dell'art. 820, 3° comma, del codice civile.

Il credito della rendita vitalizia, anche se ha come motivo il sostentamento del vitaliziato, è liberamente trasferibile, sequestrabile e pignorabile secondo le regole generali.

Requisito essenziale del contratto di costituzione di rendita vitalizia a titolo oneroso (rendita prevista in corrispettivo dell'alienazione di un bene o della cessione di un capitale, ai sensi dell'art. 1872, comma 1, c.c.) è costituito dall'alea, la quale presuppone che il vitaliziato non sia affetto da una malattia che, per natura e gravità, renda certa o estremamente probabile la sua prossima morte, e deve obiettivamente sussistere al momento della conclusione del contratto. Quest'ultimo è affetto da nullità anche quando le parti erano in buona fede al momento della sua sottoscrizione ed abbiano, erroneamente, ritenuto la sussistenza dell'alea. L'indagine sulla aleatorietà, che è elemento essenziale del contratto di rendita vitalizia a titolo oneroso mediante alienazione di un immobile, e ne costituisce propriamente la causa, va condotta con riferimento al momento della conclusione del contratto in base al requisito della “equivalenza del rischio” 2. Si devono ben valutare ed apprezzare sia l'entità della rendita in rapporto ai frutti ricavabili dal cespite ceduto e sia la possibilità di sopravvivenza del vitaliziato. Questi elementi non devono essere tali da consentire un'anticipata previsione dei vantaggi e delle perdite dei contraenti. Inoltre, si richiede per la validità del contratto un'oggettiva situazione di incertezza dei vantaggi e degli svantaggi dei contraenti al momento del contratto, collegata ad una imprevedibile durata della sopravvivenza del vitaliziato.

Più di frequente l'obbligazione di rendita vitalizia si presenta come una obbligazione con un solo soggetto attivo e con un solo soggetto passivo. Nulla evita, però, che talvolta facciano parte del nesso obbligatorio più soggetti o attivi o passivi.

Altro requisito essenziale della rendita vitalizia è la determinazione della durata del contratto. Infatti, la sua mancanza o il riferimento alla vita di una persona fisica già defunta al momento della conclusione del contratto ne determinano, di per sé, la nullità ex articolo 1876 c.c.

Nella rendita vitalizia la legge non prescrive come elemento essenziale del contratto la prestazione di una garanzia reale o personale. Nel caso di rendita pattuita dietro corrispettivo dell'alienazione di un immobile a favore del vitaliziato alienante opera la garanzia dell'ipoteca legale. Comunque è concessa ai contraenti la piena facoltà di rinunciarvi senza pregiudicare la validità del contratto. Nella pratica il vitaliziato cerca di cautelarsi quanto più possibile di fronte all'eventualità dell'inadempimento e dell'insolvenza del suo debitore, attraverso la pattuizione di adeguate garanzie. Infatti, in caso di mancata prestazione o di diminuzione delle garanzie pattuite è riconosciuta al creditore la facoltà di risoluzione del contratto (art. 1877 codice civile).

Per quel che concerne la forma del contratto si deve dire che la rendita vitalizia deve essere costituita mediante atto scritto (art. 1350, n.10, codice civile) sotto pena di nullità. Nell'ipotesi in cui la prestazione vitalizia sia costituita nell'ambito di una donazione sarà necessario anche l'atto pubblico.

La rendita vitalizia, essendo un contratto di durata, non si può risolvere contrattualmente per eccessiva onerosità, anche se questa dipenda da svalutazione monetaria, poiché si tratta di un contratto aleatorio. Il contratto si scioglie con la morte della persona la cui vita è contemplata. Tuttavia, non possono equipararsi alla morte né la scomparsa (art. 48 c.c.), né l'assenza (art. 49 c.c.) della persona. Invece, un discorso opposto vale per la dichiarazione di morte presunta i cui effetti sono equiparati, per legge, alla morte naturale (art. 58 codice civile). Riguardo agli effetti giuridici della risoluzione rispetto ai terzi si può sostenere che restano impregiudicati i loro diritti, a condizione che il loro acquisto sia stato reso pubblico anteriormente alla domanda giudiziale di risoluzione (art. 2652, n.1, codice civile).

Infine, si può sostenere che solo l'ipotesi prevista dal 1° comma dell'art. 1872 c.c. dà luogo al contratto tipico di rendita vitalizia. È vero che il legislatore menziona anche il testamento, il contratto a favore di terzo 3 e la donazione, ma queste non sono fonti tipiche di rendita vitalizia quanto piuttosto negozi per i quali l'obbligo di corrispondere le prestazioni periodiche non è altro che uno dei possibili oggetti.

Avv. Alessandro Amaolo
www.avvocatoamaolo.com


Note:

1 Il sinallagma (dal greco synallatto , anche detto nesso di reciprocità ) è un elemento costitutivo implicito del contratto ad obbligazioni corrispettive. In sostanza, il sinallagma è il legame reciproco che unisce la prestazione con la controprestazione.

2 In tema di accertamento dell'alea nella rendita vitalizia, la cui mancanza, trattandosi di elemento essenziale del contratto, ne determina la nullità, è necessario verificare, sulla base delle pattuizioni negoziali, se sussisteva o meno tra le parti il requisito della “equivalenza del rischio”, cioè se al momento della conclusione del contratto era configurabile per il vitaliziato ed il vitaliziante una uguale probabilità di guadagno o di perdita, dovendosi tenere conto, a tal fine, con riferimento alle prestazioni delle parti, sia dell'entità della rendita che della presumibile durata della stessa, in relazione alla possibilità di sopravvivenza del beneficiario. Ne consegue che l'alea deve ritenersi mancante e, per l'effetto, nullo il contratto se, per l'età e le condizioni di salute del vitaliziato, già al momento del contratto era prefigurabile, con ragionevole certezza, il tempo del suo decesso e quindi possibile calcolare, per entrambe le parti, guadagni e perdite. Cass., sez.II, 12 ottobre 2005, n. 19673

3 A norma dell'articolo 1875 c.c. la costituzione della rendita vitalizia a favore di un terzo, quantunque importi per questo una liberalità, non richiede la forma dell'atto pubblico ad substantiam. Tuttavia, poiché l'ipotesi prevista dall'art. 1875 c.c. si verifica se la liberalità sia disposta con contratto avente i requisiti prescritti dall'art. 1411 c.c., non è sufficiente ad integrarla che il terzo riceva un vantaggio economico indiretto da un contratto concluso da altri soggetti, ma è necessario che costoro, come contraenti, gielo abbiano attribuito direttamente come elemento del sinallagma.

Cass. 12 agosto 1996 n. 7492, Giust. Civ. Mass. 1996, 1170.


Avv. Alessandro Amaolo
Avvocato

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