Il contratto - art. 1321 Codice Civile - contratti di massa - atipici - unilaterali
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Articolo del 08/03/2007 Autore Avv. Alessandro Amaolo Altri articoli dell'autore


In base all'art. 1321 del Codice Civile del 1942, il contratto è l'accordo di due o più parti per costituire, regolare o estinguere fra loro un rapporto giuridico patrimoniale.

Sotto un punto di vista giuridico, il contratto è essenzialmente un incontro di volontà in funzione normativa di un rapporto giuridico. Il contratto fornisce una norma regolativa del rapporto avente forza di legge fra le parti in modo da risolvere il latente conflitto d'interesse presente in ogni negoziazione. Si può anche dire che il contratto è considerato come il fulcro attorno a cui ruota tutto il diritto civile. Infatti, il principale strumento dei rapporti economici nella società è proprio il contratto. Basta riflettere sul fatto che ciascuno di noi, quotidianamente, stipula anche decine di contratti (acquistare il giornale, fare la spesa al supermercato, cenare al ristorante). La maggior parte dei rapporti che si instaura con altre persone è un rapporto contrattuale; il rapporto con il nostro datore di lavoro è anch'esso un rapporto contrattuale. Per esempio anche per la casa in cui viviamo dobbiamo stipulare una molteplicità di contratti al fine di ottenere determinati servizi (contratti di fornitura di luce, gas e acqua).

Il contratto è un'esplicazione della personalità umana ovvero uno strumento negoziale che è sempre in grado di adattarsi alle peculiari esigenze dell'uomo moderno e funzionale alla realizzazione della persona umana. Ritengo che il diritto civile sia ancor prima di tutto un diritto delle persone che, attualmente, sono poste al centro dell'ordinamento giuridico italiano in una posizione privilegiata.

La molteplicità dei contratti conclusi quotidianamente è rappresentata dai c.d. contratti di massa, standardizzati. Questi contratti sono soggetti ad una disciplina particolare anche perché la volontà dei contraenti ha un ruolo sempre più marginale.

Il contratto, dunque, può essere classificato come un atto giuridico – ovvero una manifestazione di volontà – bi o plurilaterale, e distinto, per quest'ultimo profilo, dagli atti unilaterali, nei quali si pone in essere la volontà di una sola parte, che produce da sola determinati effetti giuridici. Esempi di atti unilaterali sono la procura, la disdetta, la diffida e la rinuncia.

A questo punto della trattazione bisogna far presente che esistono sia i contratti tipici che quelli atipici. I primi sono disciplinati dall'ordinamento giuridico mentre i secondi, detti anche innominati (atipici), sono quelli che non appartengono ai tipi aventi una disciplina legale.

I contratti sono espressione dell'autonomia contrattuale costituzionalmente garantita ai sensi e per gli effetti dell'articolo 41 della Carta Costituzionale. Infatti, tale articolo precisa che l'iniziativa economica privata è libera, ma non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana. Il contenuto di ciascun contratto può essere liberamente determinato dalle parti, ma sempre nei limiti imposti dalla legge. Ciò sta a significare che i contraenti possono ben stipulare e , quindi, concludere dei contratti che non sono disciplinati all'interno del Codice civile purché questi siano diretti a realizzare interessi meritevoli di tutela secondo l'ordinamento giuridico (ex art. 1322 c.c.).

Tuttavia, il rapporto regolato dal contratto deve essere giuridico. Infatti, il matrimonio nel nostro sistema non è un contratto appunto perché regola rapporti non patrimoniali anche se comporta delle conseguenze patrimoniali (si pensi al regime patrimoniale dei coniugi, al fondo patrimoniale ex art. 167 e ss. c.c., ai rapporti con i figli sul piano successorio). Il requisito della giuridicità per i contratti vale, così, ad escludere dalla categoria contrattuale e dalla relativa disciplina i rapporti di cortesia, quelli di carattere puramente morale e quelli del costume. Inoltre, il rapporto regolato dal contratto deve anche avere natura patrimoniale. In altre parole, questo sta a significare che non sarebbe valido di fronte all'ordinamento giuridico un contratto che realizzasse un interesse meramente morale. Altro è però escludere che da questi accordi nasca un rapporto giuridico contrattuale, altro è dire che la relazione, una volta avviata, non abbia alcuna rilevanza giuridica. Infatti, se si trasporta amichevolmente una persona in auto, non si è parte di un contratto di trasporto e quindi per questo non si assumono gli obblighi propri del trasportatore. Tuttavia, anche per il semplice fatto di trasportare si può divenire responsabili per i danni biologici, esistenziali che con colpa si dovessero recare alla persona trasportata. Allora, a quel punto, nascerebbe un rapporto giuridico anche se disciplinato dalle regole sulla c.d. responsabilità extracontrattuale. Dall'esempio sopra riportato si può dedurre che la linea di confine della giuridicità è davvero molto fragile.

Lo Stato, su precise indicazioni provenienti dall'Unione Europea, interviene in modo sempre più incisivo in ogni settore della contrattualistica e la maggior parte dei tipi negoziali trova la sua disciplina giuridica non tanto nel codice civile, quanto piuttosto in leggi speciali o in altri codici (si pensi a Codice del consumo ex D.lgs. 6 settembre 2005, n. 206).

Il contratto nel XXI secolo si sta adeguando verso un sistema economico sempre più dinamico e caratterizzato da collegamenti sopranazionali sempre più frequenti che rendono spesso sempre più inadeguata ed obsoleta la disciplina contenuta all'interno del Codice civile del 1942. Infatti, le concezioni sociali dominanti ed il pensiero giuridico del legislatore del 1942 erano profondamente diversi e, per certi versi, antitetici a quelli odierni.

Pertanto, si sono diffusi nella realtà sociale e commerciale nuovi contratti c.d. atipici quali il leasing, il factoring, il franchising, le sponsorizzazioni, il merchandising, il know-how, l'outsourcing 1 etc.. che hanno, indubbiamente messo in crisi le categorie concettuali elaborate dal legislatore del 1942.

In questo contesto si inserisce la problematica della tutela del consumatore ovvero della parte più debole del rapporto contrattuale. Il legislatore italiano, con l'entrata in vigore del d.lgs. 6 settembre 2005, n. 206 (Codice del Consumo), ha ritenuto opportuno offrire una tutela sempre più forte al consumatore raggruppando all'interno di un Codice le disposizioni riguardanti i contratti dei consumatori.

1 Outsourcing , parola inglese traducibile letteralmente come "approvvigionamento esterno", è termine usato in economia per riferirsi genericamente alle pratiche adottate dalle imprese di esternalizzare alcune fasi del processo produttivo, cioè ricorrere ad altre imprese per il loro svolgimento.Benché aziende specializzate nella fornitura di servizi produttivi alle imprese esistano sin dai primi anni 60, [1] come sottolineato da Van Mieghem (1999), il termine outsourcing venne usato per la prima volta solo nel 1982 .


Avv. Alessandro Amaolo
Avvocato

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