Beni immobili: azioni a difesa della proprieta'
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Articolo del 29/11/2006 Autore Avv. Mirko Benedetti Altri articoli dell'autore


6) AZIONI A DIFESA DELLA PROPRIETA'

Il proprietario, nell'esercitare il suo diritto, può essere ostacolato dalle turbative di un terzo. Quando si verifica tale ipotesi, la legge prevede una serie di azioni dirette a tutelare il suo diritto.

6.1) Azione di rivendicazione

L'azione di rivendicazione (dall'antica rei vindicatio ), regolata dall' art. 948 del codice civile , è l'azione con cui il proprietario rivendica la cosa propria da chiunque la possiede o la detiene senza titolo .

Il fondamento di tale azione, risiede nel diritto di seguito che è insito nel diritto di proprietà e che consente al proprietario di inseguire il bene presso chiunque, per riottenerlo.

L'azione di rivendica, pertanto, non mira soltanto ad accertare la titolarità del diritto di proprietà, ma anche a far recuperare al proprietario il bene.

Perché l'azione abbia effetto favorevole, l' attore deve provare il suo diritto di proprietà, e per farlo non è sufficiente esibire un titolo d' acquisto , ma è necessario dimostrare che il dante causa aveva a sua volta un valido diritto, e così via, risalendo di proprietario in proprietario fino a giungere al primo titolo d'acquisto, che sarà di regola originario (l' usucapione è il più frequente); è un tipico esempio di probatio diabolica .

6.2) Azione negatoria

L'azione negatoria, regolata dall' art. 949 del codice civile , è l'azione con cui il proprietario tende a far dichiarare l'inesistenza dei diritti affermati da altri sulla cosa, quando ha motivo di temerne pregiudizio, o a far cessare le turbative o le molestie che altri arrechi al suo diritto .

Presupposto dell'azione negatoria è, pertanto, l'affermazione, da parte di un terzo, di un diritto reale limitato sul bene, ovvero le molestie o turbative di fatto arrecate da un terzo.

L'attore dovrà semplicemente dimostrare il proprio diritto di proprietà; spetta al convenuto l' onere di provare la validità della sua pretesa.

Vengono poi in considerazione altre due azioni di minore importanza che mirano esclusivamente alla tutela della proprietà fondiaria . Si tratta delle cosiddette azioni di confine . Due sono i casi in cui normalmente le suddette azioni sono proposte: in uno il giudice è chiamato ad apporre precisamente il limite che separa due fondi, perché sussiste incertezza anche tra le parti ; nell'altro esiste una zona dai limiti definiti, ma è controverso a quale dei fondi appartenga.

6.3) Azione di regolamento dei confini

Ai sensi dell' art. 950 c.c. è l' azione mediante la quale il proprietario di un fondo chiede che sia stabilito giudizialmente il confine con il fondo limitrofo, allorché esso sia incerto . Presupposto di essa è pertanto l'incertezza dei confini .

Per quanto riguarda le dimostrazioni da effettuare, ogni mezzo di prova è ammesso. Se nessuna delle parti riesce a dimostrare il fondamento della propria pretesa, il giudice dovrà apporre i limiti servendosi delle mappe catastali.

6.4) Azione di apposizione di termini

L'altra "azione di confine", regolata dall' art. 951 del codice civile , è, appunto, l'azione per l'apposizione di termini ovverosia l' azione con cui ciascuno dei proprietari limitrofi può chiedere, quando sia certo obiettivamente il confine dei fondi, che siano apposti o ripristinati, a spese comuni, i segni materiali e tangibili di tale confine , che precedentemente mancavano o erano divenuti irriconoscibili.

Tale azione, dunque, presuppone acquisita la certezza sulla linea di demarcazione fra i due fondi.


Avv. Mirko Benedetti
Avvocato
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