Amministrazione di sostegno e diritto ad una degna anzianità
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Articolo del 09/09/2006 Autore Dott. Paolo Cancelli Altri articoli dell'autore


Gli istiuti dell'interdizione e dell'inabilitazione sono forme di protezione giuridica troppo rigide e gravi in considerazione di un soggetto, la persona anziana, caratterizzata da una capacità limitata di poter badare ai propri affari ed interessi. Tali istituti lasciano senza risposta tutte quelle situazioni in cui la persona è in difficoltà a curare i propri affari per cause psicofisiche che sono transitorie o tali da non privarla della capacità di intendere e volere. (1)

Viene in rilievo allora una riflessione relativa al diritto della salute ed in particolare all'integrità psicofisica .

La salute è il bene dell'interezza e sanità dell'organismo umano. La salute riguarda non soltanto l'integrità fisica ma anche quella psichica,in quanto la persona è indissolubilmente unità psicofisica. (2) Essa trova un fondamento costituzionale nell'art. 32 Cost. secondo cui la Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e come interesse della collettività e garantisce cure gratuite agli indigenti. Si individuano due fasi nell'evoluzione interpretativa di detta norma:la prima fase caratterizzata da una lettura riduttiva della portata dell'art. 32 Cost. ed una seconda nella quale si acquisisce piena consapevolezza della rilevanza della disposizione con conseguente riconoscimento della risarcibilità del danno biologico ; (3) infatti oggi l'integrità psicofisica è tutelata sul piano della responsabilità extracontrattuale e viene intesa come qualsiasi alterazione fisica o psichica dell'organismo.Il diritto costituzionalmente garantito alla salute è spesso dimenticato in una società dove le persone anziane vengono spesso abbandonate anche solo per piccoli problemi di deambulazione o lievi problemi psichici dovuti all'età senile. Le case di riposo per anziani sembrano ormai sempre più spesso tappe obbligate di un finir di vita che merita più rispetto e decoro. Questa grave problematica di sicurezza e dignità sociale necessita di istituti giuridici sempre più aderenti e vicini alle problematiche e alle condizioni già difficili di soggetti deboli. Sarebbe sicuramente interessante sollevare in dottrina l'esigenza di esplicitare un diritto della persona anziana. Esso dovrebbe evidenziare una giusta assistenza fisica”il diritto a condurre una vita normale” ,una giusta assistenza economica”godere di una pensione superiore al minimo indispensabile per la vita”,giusta assistenza culturale”consentire di trasmettere alle generazioni future il proprio ingegno, la propria esperienza e saggezza” ed infine libertà di esprimere una propria opinione senza essere abbandonati. (4)

La legge 9/1/2004 n.6 è un primo importante passo verso la creazione di istituti che non rimangono ancorati a tradizioni giuridiche vetuste ma cercano di essere sempre più vicini alle esigenze sociali. Al fine di tutelare le persone prive in tutto o in parte di autonomia e temperando la rigidità delle disposizioni relative all'interdizione ed inabilitazione, il legislatore ha introdotto nel corpus del codice civile l'istituto dell'amministrazione di sostegno. Gli articoli 404-413 del codice civile, che un tempo regolavano l'istituto dell'affiliazione abrogato con l n. 184/1983, sono stati utilizzati dalla legge 9/1/2004 n.6 per introdurre un nuovo istituto a protezione di soggetti privi, in tutto o in parte, di autonomia nell' espletamento delle funzioni della vita quotidiana. Grazie a questo nuovo istituto chi sia incapace di provvedere ai propri interessi a causa di infermità anche parziale o temporanea o di menomazione fisica o psichica può ricorrere al giudice tutelare affinché nomini con decreto un amministratore di sostegno indicato dall'interessato ovvero, in mancanza di tale indicazione, scelto dal giudice nell'interesse esclusivo del beneficiario medesimo. Il beneficiario dell'amministrazione di sostegno conserva la capacità di agire per tutti gli atti che non richiedono la rappresentanza esclusiva o l'assistenza necessaria dell'amministratore di sostegno. Quest'ultimo , nel provvedere alla cura ed agli interessi dell'assistito ha l'obbligo di informarlo tempestivamente degli atti da compiere.

Gli atti compiuti dall'amministratore di sostegno che oltrepassano il dettato normativo, o che sono comunque in contrasto con l'interesse del beneficiario, possono essere annullati su istanza dell'amministratore medesimo, del pubblico ministero, del beneficiario, degli eredi o aventi causa di quest'ultimo. Sono altresì annullabili gli atti personalmente compiuti dal beneficiario in violazione della legge o delle prescrizioni del giudice.L'art. 404 c.c. fa riferimento, quale presupposto dell'apertura dell'amministrazione di sostegno, all' impossibilità del soggetto di provvedere ai propri interessi . Si possono notare differenze di formulazione rispetto all'art. 414 c.c., nel quale come requisito per la dichiarazione di interdizione e di inabilitazione si parla di “ incapacità ” di provvedere ai propri interessi. Inoltre l'impossibilità alla quale si riferisce l'art. 404 c.c. deve essere intesa come inettitudine della persona alla cura dei propri interessi. Un'inettitudine (di carattere intellettivo ovvero riguardante le modalità di manifestazione del proprio volere) determinata da una vera e propria patologia, o almeno da una menomazione, psichica, o, ancora, da una malattia o da una minorazione fisica. (5) Per la previsione del citato art. 404 c.c., inoltre, l'impossibilità può essere anche soltanto “ parziale o temporanea ”. Per effettuare una prima distinzione con il regime dell'interdizione e dell'inabilitazione occorre tenere conto del loro carattere tendenzialmente stabile ,non potendo essere previste a tempo determinato, poiché revocabili se cessano le cause di incapacità. A situazioni di quest'ultimo genere è applicabile l'amministrazione di sostegno che può appunto configurarsi come una protezione a carattere temporaneo. Ciò è confermato in via generale, all'art. 1, L . 6/2004 ,dove si dispone che la tutela delle persone, prive in tutto o in parte di autonomia nell'espletamento delle funzioni della vita quotidiana, può realizzarsi “ mediante interventi di sostegno temporaneo o permanente ” , ed inoltre dall'art. 405, comma, 5, n. 2, c.c. quando prevede che, nel decreto di nomina dell'amministratore, sia contenuta anche l'indicazione della “ durata dell'incarico ” . La versione in vigore dell'art. 414 c.c. condiziona il ricorso alla misura interdittiva al riscontro della sua necessarietà. In base all'art. 405, comma 5, nn. 3 e 4, c.c., il giudice, nel decreto di nomina dell'amministrazione di sostegno, indica, valutando fattispecie per fattispecie, l'oggetto dell'amministrazione e gli atti in cui il beneficiario dev'essere sostituito o assistito appunto dall'amministratore di sostegno. Cio vuole anche dire che verranno evidenziate le restrizioni che sono indispensabili ad assicurare la protezione del soggetto interessato. Consideriamo il caso di un soggetto le cui facoltà intellettive figurino a tal punto compromesse da renderlo inidoneo alla cura dei propri interessi. Pensiamo, a titolo esemplificativo, ai soggetti affetti da patologie quali la demenza senile. La scelta verso l'interdizione ,pur praticabile, non è necessaria in casi del genere anche quando occorre provvedere alla cura di un patrimonio particolarmente consistente e/o adottare con continuità decisioni concernenti la cura della persona. Le ragioni in tal senso appaiono diverse. Sul piano generale, ritengo che, ciò vada a scontrarsi con il diritto evidenziato in precedenza ad una degna anzianità e all' autodeterminazione dell'interessato. In base all'art. 405 c.c. ,ispirato, con tutta evidenza, a principi di uguaglianza non solo formale, il giudice avrà il potere di modellare l'area dell'incapacità in ragione degli specifici bisogni di protezione. Il conferimento all'amministratore di sostegno di un incarico a carattere sostitutivo di ampiezza generale potrà così avvenire senza determinare, necessariamente, ripercussioni invalidanti sulla sfera strettamente personale dell'interessato .


Note

1) C.M. BIANCA in DIRITTO CIVILE ,ed. Giuffrè

2) PERLINGERI,cit.,1021

3) FRANCESCO CARINGELLA,ed Giuffrè

4) Vedi www.terzaeta.com

5) Vedi prof. Angelo Vecchiarutti


Dott. Paolo Cancelli
Docente di diritto civile, penale, commerciale
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